CONDIVIDI
Terrorismo-minaccia

L’Interpol ha una lista di 137 militanti del sedicente Stato islamico, l’Isis: soldati del Califfo che sarebbero stati addestrati per organizzare e condurre attacchi suicida in Europa e vendicare così la sconfitte militari in Medio Oriente. A stilare il documento è stata l’intelligence statunitense, sulla scorta d’informazioni raccolte in Siria e in Iraq. Alle polizie e ai servizi di sicurezza di tutti i Paesi europei si richiede di verificare l’eventuale presenza sul loro territorio dei potenziali kamikaze, d’intercettarli e di catturarli.

A rivelare l’esistenza della lista è stato il britannico The Guardian. Il documento lascia presagire un’offensiva del terrorismo in Occidente e conferma che la liberazione di Mosul, capitale dell’Isis in Iraq, e la precarietà di Raqqa, la capitale in Siria, aumentano i rischi d’attacchi in Europa: i miliziani dell’Isis, che non hanno più un territorio da difendere, si disperdono e si mimetizzano fra le popolazioni locali e i foreign fighters superstiti pensano a tornare in patria, portando la loro jihad a casa nostra.

E’ una fase in cui le pulsioni del terrorismo sono vitali e forti in tutto il Grande Medio Oriente: tra israeliani e palestinesi, le tensioni a Gerusalemme creano un clima da recrudescenza d’Intifada, in un crescendo di aggressioni e ritorsioni; attacchi non solo suicidi sono quasi quotidiani tra Pakistan e Afghanistan, in Iraq e in Siria e fino all’Egitto. Fonti di stampa indicano che a Mosul sarebbe stato trovato cobalto radioattivo in misura tale da consentire all’Isis di confezionare una ‘bomba sporca’. E il presidente statunitense Donald Trump accusa il New York Times di avere fatto fallire un piano per uccidere Abu Bakr al-Baghdadi, l’autoproclamato Califfo sulla cui morte nelle ultime settimane voci e smentite si sono intrecciate.

In questo quadro allarmante, si inseriscono, specie in Italia, le preoccupazioni di sicurezza anti – terrorismo legate, in modo spesso irrazionale, al flusso dei migranti e alimentate da politici in cerca di consensi e non di soluzioni. Il che rende ancora più complicato il lavoro di chi ha il compito di prevenire attacchi: nel caso dei 137 potenziali kamikaze, ad esempio, le cui identità potrebbero essere false, si tratta di raccogliere informazioni senza sapere con certezza dove siano, ma sapendo che sono pericolosi perché “potrebbero essere stati addestrati per costruire e piazzare ordigni esplosivi in modo da causare numerosi morti e feriti”.

In Italia, va nel senso della prevenzione, anche contro il terrorismo, l’approvazione, alla Camera, di misure destinate a evitare ed eventualmente intercettare fenomeni di radicalizzazione e di proselitismo dell’estremismo jihadista, oltre che a provvedere al recupero umano, sociale, culturale e lavorativo di soggetti già coinvolti in fenomeni di radicalizzazione residenti in Italia, che siano italiani o stranieri. Il provvedimento, approvato a Montecitorio con 251 voti a favore, 109 contrari – FI, Lega e M5S – e 13 astenuti –Si e Cor -, va ora all’esame del Senato.

Una scheda dell’ANSA sintetizza i contenuti del provvedimento:

  1. il Crad, centro nazionale sulla radicalizzazione: è istituito presso il Dipartimento delle libertà civili e dell’immigrazione del Ministero dell’Interno e avrà un ruolo di cabina di regia per gli interventi con un piano strategico nazionale, approvato dal Consiglio dei Ministri;
  2. i Ccr, Centri di coordinamento regionali sulla radicalizzazione: istituiti presso le Prefetture dei capoluoghi di regione, devono presentare al Crad una relazione sull’attuazione del piano con cadenza annuale. Al prefetto del capoluogo di regione compete anche l’adozione di tutte le iniziative volte a coordinare le attività previste nell’ambito del piano di prevenzione con le esigenze di tutela della sicurezza della Repubblica;
  3. il comitato parlamentare: nascerà anche un comitato parlamentare per il monitoraggio dei fenomeni di radicalizzazione e dell’estremismo violento di matrice jihadista. Composto da cinque deputati e cinque senatori, svolgerà un’attività di monitoraggio dei fenomeni dei fenomeni della radicalizzazione e dell’estremismo violento di matrice jihadista sul territorio nazionale, con particolare attenzione alle problematiche relative a donne e minori;
  4. la formazione e la comunicazione: sono previste attività dirette alle forze di polizia, alla magistratura, alla scuola ed all’università. A scuola e università, è destinato l’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri. Sono infine programmate attività di comunicazione e informazione tramite i media tradizionali;
  5. le carceri: arriva un piano nazionale per la rieducazione e la deradicalizzazione di detenuti e internati: dovrà essere adottato sentito il Garante dei detenuti.
The following two tabs change content below.
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+