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UNITED STATES - MAY 21: Senate Minority Leader Mitch McConnell, R-Ky., conducts a news conference in the Capitol after the senate luncheons where he addressed issues including the Oklahoma tornado. (Photo By Tom Williams/CQ Roll Call)

Sui suoi collaboratori, e non solo, Donald Trump è uomo dai facili entusiasmi e dai cambi d’opinione repentini. Adesso, stravede per Mitch McConnell, il capo della maggioranza – repubblicana – al Senato, che bollava come un buono a nulla appena la scorsa settimana, quando la fronda interna al gruppo repubblicano aveva imposto l’annullamento del voto sulla revoca dell’Obamacare, la riforma sanitaria di Barack Obama.

Ora, il mite Mitch è un idolo solo perché, martedì, con un voto procedurale sul filo del rasoio (50 a 50 e il suffragio determinante del presidente del Senato, e vide-presidente Usa, Mike Pence), l’assemblea in plenaria ha accettato di riprendere la discussione sulla riforma sanitaria, senza che per altro si sappia dove si va a parare – sul sistema che dovrebbe rimpiazzare l’Obamacare non c’è ancora accordo -.

Frustrato perché fatica ad attuare la sua agenda, dovendo rispettare la Costituzione, le leggi e pure i giochi della politica, il magnate presidente torna ai primi giorni nello Studio Ovale, quando, con un tratto di penna, cancellava le decisioni revocabili del suo predecessore. Così, annuncia – ovviamente via tweet – il suo no ai transgender nelle Forze Armate, che – spiega – hanno bisogno di conquistare grandi vittorie e non possono perdere tempo con queste quisquiglie da diritti civili. L’annuncio di Trump coglie di sorpresa anche i responsabili del Pentagono, che, richiesti di commenti, invitano a rivolgersi direttamente alla Casa Bianca.

In attesa di litigare con i militari, e magari con il segretario alla difesa, il generale Mattis, che è un tipo tosto – lo testimonia il suo soprannome, Cane pazzo -, Trump continua a bistrattare pubblicamente il segretario alla Giustizia Jeff Sessions, reo d’essersi ricusato nel Russiagate, in cui è implicato, provocando l’ingresso in campo di un procuratore speciale, Robert Mueller, che sta frugando negli affari di famiglia del presidente. Il gioco di Trump pare scoperto: indurre Sessions alle dimissioni. Ma l’ex senatore dell’Alabama non ci pensa proprio: lui resta, fin quando il presidente non lo caccia. E così siamo allo stallo, che può durare ore, o giorni, ma difficilmente andrà avanti a lungo.

Deluso da Sessions, un ometto dalle vedute un po’ razziste, ma che lui s’era in fondo scelto anche per questo, Trump s’è ‘innamorato’ di McConnell, originario dell’Alabama – come Sessions – e senatore del Kentucky, lo Stato che sta per rendere impossibile, se non illegale l’aborto.

In realtà, McConnell è proprio uno di quei politici che il presidente dice di non sopportare: senatore da 32 anni – è al sesto mandato -, ha salito tutti i gradi della carriera parlamentare, fino a diventare capo della maggioranza. Una settimana fa, non valeva nulla, anche perché proprio l’altro senatore del Kentucky, il libertario Rand Paul, tradiva la maggioranza e bloccava l’abolizione dell’Obamacare. Paul è tornato nei ranghi, sia pure solo per un voto procedurale, e McConnell è diventato un eroe, come il senatore John McCain, presentatosi in aula a votare nonostante un tumore al cervello (e l’avversione per Trump). A dire no, fra i repubblicani, solo due donne: Susan Collins del Maine e Lisa Murkowski dell’Alaska.

Il presidente è andato in brodo di giuggiole. “Dopo la sanità, avanti tutta su tasse, con l’aliquota al 15%” (così i ricchi pagheranno di meno). Sono le solite ‘fake news’: l’Obamacare non ce l’ha in tasca e delle tasse si parlerà a settembre. Invece, va avanti, e forte, il Russiagate: in tre giorni, sono sfilati davanti alle commissioni d’inchiesta del Congresso il ‘primo genero’ Jarred Kushner, l’ex manager della campagna presidenziale Paul Manafort e il figlio primogenito Donald jr.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+