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Kentucky-aborto

Nell’America di Trump, dov’è ancora legge la sentenza del 1973 della Corte Suprema, che legalizzò l’ aborto in tutta l’Unione, il Kentucky s’avvia a diventare il primo Stato in cui nessuna clinica pratichi l’ aborto alle pazienti che lo richiedono. Il governatore repubblicano Matt Bevin ha ulteriormente ristretto le condizioni per l’aborto nello Stato e sta ora tentando di privare della licenza la clinica di Louisville rimasta l’unica a praticarlo.

Negli Stati Uniti del fondamentalismo cristiano, specie nella ‘cintura della Bibbia’, l’ aborto è sempre stato un tema divisorio, con medici abortisti uccisi e cliniche piantonate. Trump, durante la campagna, aveva detto d’essere favorevole a che la materia sia regolata Stato per Stato, aprendo la via a una mappa degli Usa con molte aree ad ‘aborto vietato’ – o, almeno, non praticabile -.

La ‘battaglia di Louisville’ potrebbe inoltre rivelarsi un utile diversivo per l’Amministrazione, in una settimana che sarà dominata dagli sviluppi del Russiagate. Il presidente spara raffiche di tweet ad alzo zero sui temi più diversi e accusa il New York Times di avere fatto fallire “gli sforzi per uccidere il terrorista più ricercato, Al-Baghdadi”, l’autoproclamato Califfo (dato per morto dai russi il mese scorso).

Sono giorni caldi, a Louisville, la città più popolosa del Kentucky – la capitale è Frankfort -: qui, il primo sabato di maggio, si disputa il Kentucky Derby, prima prova della Triple Crown, la più prestigiosa competizione di galoppo al mondo. Il Bluegrass State, che diede i natali ad Abraham Lincoln e a Cassius Clay, ha una tradizione ‘sudista’ – ma, nella Guerra Civile, rimase neutrale – e conservatrice, senza essere una roccaforte del fondamentalismo. Si fa rappresentare a Washington da figure eterodosse, come il senatore libertario Rand Paul, uno dei repubblicani che hanno definitivamente affossato la riforma dell’Obamacare.

Sostenuti da manifestanti venuti da tutto il Sud, i repubblicani locali sono decisi ad andare avanti: dalla Casa Bianca, non giungono segnali di dissenso; e presto la Corte Suprema potrebbe avere una composizione ‘di destra’ che consentirebbe di provare a smantellare la sentenza Roe vs Wade su cui poggia la legalità dell’ aborto nell’Unione, non esistendo, in merito, una legge federale.

La clinica EMW Women’s Surgical Center di Louisville è, quindi, un fortino da presidiare e da prendere: le organizzazioni fondamentaliste cristiane mobilitano centinaia di attivisti, anche se i giudici federali ordinano che l’accesso alla clinica non sia bloccato. Il dottor Ernest Marshall, uno dei co-fondatori della Clinica, riferisce alla AP: “Siamo sotto assedio. Non era mai successo”.

Ma la stampa punta gli occhi più su Washington che su Louisville. Il Washington Post scrive che l’ex ambasciatore russo negli Usa, Serghiei Kislyak, riferì a Mosca di avere discusso della campagna elettorale con Jeff Sessions, quando questi era consigliere di Trump per la politica estera – adesso, è ministro della Giustizia in disgrazia -.

La fonte citata è dell’intelligence statunitense. Il che offre il destro al presidente d’attaccare di nuovo l’intelligence e i media. “Una nuova FUGA DI NOTIZIE SU UN CASO DI INTELLIGENCE da parte dell’Amazon Washington Post, questa volta contro … Sessions. Queste fughe di notizie illegali, come quelle su Comey – l’ex direttore dell’Fbi licenziato, ndr -, devono cessare”. Quando aveva ammesso i suoi contatti con Kislyak, il ministro aveva affermato di non avere parlato della campagna.

Le rivelazioni giungono in un momento difficile per Sessions, ‘scaricato’ da Trump perché s’è ricusato sul Russiagate, aprendo la strada all’insediamento del procuratore speciale Robert Mueller, del cui operato il presidente e la sua famiglia sono diffidenti e timorosi.

Da domani, il genero di Trump, Jared Kushner, marito di Ivanka, e poi il figlio Donald jr dovranno riferire in congresso sui loro ruoli nel Russiagate: Kushner risponderà domani alla Commissione Intelligence del Senato e martedì a quella del Senato, a porte chiuse – le deposizioni di Comey e di Sessions sono invece state pubbliche -. Donald Jr e l’ex capo della campagna di Trump Paul Manafort stanno negoziando con la commissione Giustizia del Senato le condizioni dell’audizione di mercoledì: chiedono sia privata e valutano se consegnare ai senatori i documenti loro richiesti.

Il braccio di ferro tra i Trump e il Congresso si sviluppa anche sul terreno delle sanzioni alla Russia, inasprite ieri in Campidoglio contro il parere della Casa Bianca: le sanzioni ‘puniscono’ Mosca per le interferenze nelle elezioni 2016, che Trump nega qualificandole di ‘fake news’ e ‘caccia alle streghe’.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+