CONDIVIDI
Suore-gasdotto

Se ci faranno un film, sarà probabilmente un Sister Act del XXI Secolo, perché le suore dell’Ordine delle Adoratrici del Sangue di Cristo sono combattive e intraprendenti almeno come Suor Maria Claretta alias Deloris Van Cartier alias Whoopy Goldberg. E dopo avere irriso, nel febbraio scorso, i Grandi Spiriti dei nativi americani, Donald Trump deve ora fare i conti con il suo dio.

Creata da una religiosa ciociara, Maria De Mattias, di Vallecorsa (Frosinone), canonizzata nel 2003 da Papa Giovanni Paolo II, la Congregazione delle Adoratrici è presente in una trentina di Paesi dei cinque Continenti e ha circa 2000 adepti. La sede centrale è a Roma.

Le suore installate nella contea di Lancaster, in Pennsylvania, ‘patria’ d’una delle comunità d’Amish più grande d’America, seconda solo a quella dell’Ohio, sono agli onori della cronaca nell’Unione perché si oppongono, in nome della libertà religiosa, al passaggio sotto il loro terreno di un tratto di gasdotto.

Le Adoratrici americane fanno della protezione dell’ambiente la loro principale missione, prendendo alla lettera la ‘Laudato Si’ di Papa Francesco, un’enciclica che Trump ben conosce, avendone ricevuta una copia in dono in occasione della visita in Vaticano,  ma di cui non ha rispetto. Il suo no agli Accordi di Parigi sul clima ne è la testimonianza più palese.

Ma anche sui gasdotti il presidente ci va giù pesante: a febbraio, non aveva esitato a fare sgombrare con la forza un campo di Sioux a Cannon Ball, nel North Dakota, allestito nell’estate del 2016 proprio per protestare contro la realizzazione di un oleodotto, il Dakota Access, che attraversa terre sacre alla tribù Sioux, nella grande riserva di Standing Rock. Bloccata da Barack Obama, l’opera era poi stata autorizzata da Trump fra i primi atti della sua presidenza..

Per dare forza alla loro protesta, le suore hanno costruito una rudimentale cappella nel bel mezzo d’un campo di mais: è la loro barricata ideologico-religiosa per bloccare l’Atlantic Sunrise. Si tratta di una pipeline da tre miliardi di dollari, lunga quasi 300 chilometri, progettata per portare shale gas dai campi di produzione della regione di Marcellus ai potenziali utilizzatori nel Nord-Est.

Lo shale gas è metano ricavato dalla frammentazione di giacimenti scistosi o bituminosi. L’Atlantic Sunrise è solo un’estensione della Transco Pipeline, che corre lungo più di 10 mila miglia dal Texas a New York.

Le suore si sono rivolte alla Federal Energy Regulatory Commission (Ferc), chiedendole di bloccare il progetto o, almeno, di tenerlo alla larga dalle loro terre. “Il gasdotto va contro tutto quello in cui crediamo – spiega al Washington Post suor Linda Fischer, 74 anni -. Crediamo nella conservazione del Creato”.

La società che sta realizzando la pipeline per poi gestirla è disposta a indennizzare gli agricoltori per il danno subito e a ripristinare i loro campi, dopo avere scavato il tracciato del gasdotto. Ma almeno una trentina di proprietari si sono opposti all’operazione e devono ora ottemperare alle disposizioni della Ferc. Ma le suore, costruendo la loro cappella e rendendo ‘sacro’ il terreno, hanno giocato una sorta d’asso nella manica e s’appellano, adesso, al rispetto della libertà di religione: un valore che l’Amministrazione Trump a parole riconosce, anche se non esita a violarlo, quando il dio della fede si mette di traverso al dio del denaro.

La battaglia delle Adoratrici, probabilmente destinata a una sconfitta legale, è uno dei tanti fermenti d’opposizione all’Amministrazione Trump che attraversano gli Stati Uniti in questi giorni. Ma l’insidia maggiore, per il presidente, restano gli sviluppi del Russiagate, con le audizioni in Senato del genero del presidente Jared Kushner il 24 luglio e del figlio Donald jr il 26. Parlando al NYT, Trump si difende attaccando: critica il segretario alla Giustizia Sessions e traccia una ‘linea rossa’ che il procuratore speciale Robert Mueller non dovrà varcare, toccare gli interessi di famiglia.

The following two tabs change content below.
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+