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Un corteo nuziale di 200 mila spose bambine: non in India, o in Pakistan, o nei territori impregnati d’integralismo del sedicente Stato islamico; e neppure nei riti collettivi del reverendo Moon. Siamo nell’America di Donald Trump, che mette la sordina ai diritti civili: scene da American Beauty, ma con un tocco di perversione sessuale e, magari, su uno sfondo di favori sessuali ‘comprati’ e legalizzati. Lo racconta The Independent ripercorrendo 15 anni di matrimoni di minorenni nell’Unione, talora combinati o ‘riparatori’.

Di ritorno dal G20 e dopo l’incontro con il presidente russo Vladimir Putin, il presidente Trump dice che “è ora di lasciarsi alle spalle” le scorie del passato. Lui pensa al Russiagate, con le storie d’ingerenze russe nelle elezioni Usa, oltre che alle punture di spillo velenose per il posto lasciato alla figlia Ivanka al tavolo dei Grandi. Ma, in realtà, la sua America ha antichi problemi irrisolti, che il presidente dovrebbe affrontare, invece di passare il tempo a polemizzare con i media.

Le cronache degli ultimi giorni raccontano mali mai sopiti, come il razzismo e la violenza, ravvivati dall’arrivo alla Casa Bianca, fra i consiglieri del presidente, di frotte di suprematisti bianchi,. Ci sono stati domenica tafferugli con lancio di lacrimogeni e 23 arresti a Charlottesville, in Virginia, dove una cinquantina di membri del Ku Klux Klan, armati come la legge consente, e vestiti come vuole la loro tradizione, protestavano contro la rimozione di una statua equestre del generale sudista Robert Lee, scandendo ‘potere bianco’ e slogan anti-semiti. E a Chicago, la città di Al Capone e degli Intoccabili, ma pure del presidente Obama, ci sono stati 14 morti e oltre cento feriti da arma da fuoco nel solo week-end del 4 Luglio – Trump manderà rinforzi federali alla polizia locale -.

In quest’America, si muove l’esercito delle spose bambine: non vengono da famiglie musulmane immigrate, ma soprattutto dalle contee rurali degli Appalachi e della ‘cintura della Bibbia’. Negli Usa, l’età minima per sposarsi è in genere 18 anni; ma ogni Stato prevede esenzioni: se ad esempio c’è il consenso dei genitori o una gravidanza in atto.

E ci sono pure politici, come il governatore del New Jersey Chris Christie, ‘guardaspalle’ di Trump in campagna elettorale, dopo esserne stato brevemente antagonista, che si rifiutano di promulgare una legge che mette al bando senza eccezioni i matrimoni di minorenni. Christie dice che la legge sarebbe in conflitto con tradizioni religiose. Di recente, lo Stato di New York ha alzato a 18 anni l’età del matrimonio, mentre, prima, ci si poteva sposare a 14 anni, in circostanze particolari.

Degli almeno 207.468 sposi e spose minorenni censiti (l’87% di sesso femminile) dal 2000 al 2015 – il numero reale è più alto, perché una decina di Stati non hanno fornito statistiche complete -, gruppi che si battono per i diritti civili tracciano un identikit. In generale, i minorenni sposano partner d’età di poco superiore, tra i 18 e i trent’anni; e solo nel 14% dei casi minorenni si sposano fra di loro. Ma ci sono pure casi di Marie ‘promesse’ dai genitori – s’ignora a quali condizioni e perché – a Giuseppe molto più vecchi di loro: in Alabama, una ragazzina di 14 anni è andata sposa ad un uomo di 74; e nell’Idaho un’adolescente di 17 s’è legata a un uomo di 65.

Casi che lasciano come minimo ipotizzare matrimoni combinati. Come quelli delle tre spose più giovani d’America, tre bambine di 10 anni, date in spose in Tennessee a dei ventenni, mentre lo sposo più giovane è un ragazzino di 11 anni unitisi, sempre in Tennessee, a una donna di 27. Ragazzi di 12 anni hanno potuto sposarsi in Alaska, Louisiana e South Carolina; e 11 Stati hanno infine autorizzato matrimoni di tredicenni.

“E’ un fenomeno rurale ed è un fenomeno da poveri”, testimonia chi se ne occupa. “Le ragazzine della città, le figlie di famiglie benestanti, non si sposano bambine”. In tutta l’Unione, ci sono stati, in 15 anni, mille spose al di sotto dei 14 anni. Il trend appare in contrasto con le leggi di molti Stati che considerano violenza o stupro i rapporti sessuali con persone al di sotto dei 16, o dei 18 anni, fissando a quella soglia l’età del consenso.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+