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Usa-Russia-sanzioni

E’ durato oltre due ore il primo colloquio tra i presidenti Usa Donald Trump e russo Vladimir Putin, a margine della prima giornata del Vertice G20 di Amburgo. L’incontro tra i due leader, che viene concordemente definito “positivo”, ha prodotto un accordo per un cessate-il-fuoco nel Sud-Ovest della Siria. La tregua dovrebbe scattare domenica a mezzogiorno, ora di Damasco.

L’intesa, la cui portata resta da verificare – sei anni di guerra civile in Siria hanno già visto dozzine di cessate-il-fuoco annunciati e non rispettati -, è stata confermata da fonti ufficiali.

La Siria era stata finora un terreno di confronto più che di cooperazione tra Trump e Putin: Usa e Russia erano giunte almeno due volte ai ferri corti, ad aprile, quando gli Usa avevano bombardato con i missili una base aerea siriana, e a giugno, quando avevano abbattuto un caccia lealista che avrebbe attaccato postazioni curde.

Giordania e Israele, vicini agli Stati Uniti, ma non protagonisti in Siria, vedono di buon’occhio l’iniziativa. Bisogna vedere che cosa ne pensano Turchia e Iran, attori importanti sul fronte siriano.

I due presidenti hanno avuto “scambi vigorosi” – riferisce chi ne tutela le immagini -, ma alla fine hanno sfoderato aperti sorrisi: apparentemente, si sono piaciuti. O forse era il sollievo, stile “E’ andata”. Trump ha subito chiesto conto a Putin delle interferenze russe nelle elezioni americane; e Putin ha negato che ve ne siano state. Oltre che di Siria, i due hanno parlato di cyber-crime, terrorismo, Ucraina, Corea.

Concluso il bilaterale, Putin e Trump hanno raggiunto gli altri leader del G20 alla Filarmonica di Amburgo: con il magnate presidente, la moglie Melania, in abito bianco alla charleston, e pure la figlia Ivanka, in rosso, con il marito Jared Kushner, evidentemente non più imbarazzato dal suo coinvolgimento nel Russiagate – aveva invece evitato il G7 di Taormina -. Putin al concerto è però arrivato tardi, saltando la foto di gruppo e infilandosi la cravatta in extremis.

Preceduto da un incontro di routine tra Trump e la padrona di casa e presidente di turno del G20 Angela Merkel – “ottimo”, l’ha sbrigativamente liquidato Donald -, il colloquio tra Trump e Putin, presenti i responsabili degli Esteri Tillerson e Lavrov, ha un po’ eclissato il resto del Vertice. Dove s’è parlato di clima – e Trump è stato il primo a prendere la parola, racconta la Merkel – e scambi.

Conversazioni difficili: “La maggior parte” dei Paesi del G20 “vogliono un commercio aperto – è la sintesi della Merkel-: gli sherpa devono ancora lavorare molto, ma spero che le conclusioni siano buone”. Più facile, invece, e quasi scontata la dichiarazione sulla lotta al terrorismo, resa già pubblica ieri sera. Quanto ai migranti, il premier italiano Gentiloni raccoglie parole di solidarietà, ma nulla di concreto.

Anche le proteste e gli scontri, con decine di migliaia di manifestanti e centinaia di feriti e contusi, ha distratto l’attenzione dal Vertice vero e proprio. Su cui ci sono, del resto, aspettative limitate. E per il quale il Mondo non s’è fermato: in Sinai, il terrorismo integralista ha inflitto decine di perdite alle forze regolari, con un attacco che ha i crismi di un’azione di guerra contro una dittatura; mentre – secondo il WSJ – l’Afghanistan è il teatro dell’ennesima contraddizione del presidente Trump, che, dopo avere annunciato di lasciare carta bianca ai suoi militari, avrebbe ora fissato a 3.900 il tetto dei soldati Usa di stanza laggiù.

Ad Amburgo, s’è pure parlato di Corea del Nord e della minaccia nucleare e missilistica costituita dal regime di Pyongyang: Usa, Giappone e Corea del Sud sono pronti a inasprire le sanzioni contro la Corea del Nord e Trump ribadisce la volontà di difendere Tokyo e Seul con ogni mezzo, mentre il segretario alla Difesa Usa, il generale Mattis, nega che, dopo il lancio di un missile intercontinentale nordcoreano, la guerra sia più vicina.

Fitta la lista dei bilaterali, cui partecipa pure Gentiloni. Trump vede, fra gli altri, il leader messicano Pena Nieto e gli ripete la richiesta che il Messico paghi il muro al confine con gli Usa. E c’è spazio per un accenno di guerra commerciale Ue-Usa sull’acciaio, con un retrogusto Anni Ottanta. Dopo essere stato attivissimo alla vigilia del G20, il presidente cinese Xi riscopre l’usata discrezione.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+