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In vista del G20, Donald Trump sbarca in Europa per la seconda volta nella sua presidenza, dopo avere scaricato, d’intesa con la Corea del Sud, una gragnola di missili al largo della Corea del Nord. Washington e Seul rispondono così al lancio, martedì, del primo “missile intercontinentale” nordcoreano – ufficialmente confermato dal Pentagono -.

Mentre Kim III promette nuovi test, “pacchi regalo” – li chiama – per il presidente Trump,  gli Usa, dopo una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, sollecitano, con il segretario di Stato Rex Tillerson, “una risposta globale”. Ma Russia e Cina hanno già criticato l’idea di manovre congiunte americano-sudcoreane per simulare una risposta militare alle provocazioni nordcoreane.

La minaccia rappresentata dai missili e dalle ogive di Pyongyang sarà uno dei temi del G20 d’Amburgo, venerdì e sabato, e sarà forse l’unico, insieme alla lotta al terrorismo, su cui scaturirà un’intesa di facciata, con una litania di deprecazioni e di condanne, di auspici e d’inviti.

Arrivando in Polonia – l’inizio è soft: la visita parte da uno dei Paesi dell’Ue il cui governo meno ne osteggia le politiche e gli atteggiamenti -, Trump ha davanti a sé una missione difficile: l’opinione pubblica internazionale lo giudica “un leader forte, ma arrogante, pericoloso e intollerante”; e, in generale, si fida più del presidente russo Vladimir Putin che di lui (e rimpiange il suo predecessore Barack Obama).

Mai al riparo dalle grane domestiche – il Russiagate, il ‘muslim ban’ o la riforma sanitaria possono raggiungerlo ovunque -, il presidente conta rientrare sabato a Washington. La prossima settimana, sarà di nuovo in Europa, in Francia, per la festa nazionale del 14 Luglio.

Il Vertice del G20 ad Amburgo, domani e sabato, si colloca nella scia del Vertice del G7 a Taormina il 27 e 28 maggio: i leader dei Grandi furono formalmente uniti sulla lotta al terrorismo, ricucirono alla bell’e meglio le divisioni sugli scambi e ammisero l’aperta frattura sui cambiamenti climatici, poi confermata dalla decisione degli Usa di non rispettare più gli Accordi di Parigi.

In un G20, che rappresenta i 2/3 della popolazione mondiale e i 6/7 della ricchezza globale, i crinali sono molteplici, politico/ideologici, regionali, economici, e gli spartiacque delle posizioni variano a seconda dei temi. Questa frastagliatura di alleanze e posizioni è, del resto, uno degli elementi che azzoppano la capacità di governance del G20, assolutamente inadeguata rispetto alle attese riposte nel Gruppo all’inizio della crisi economica del 2008/’09.

In vista di Amburgo, il compattamento europeo sul clima e l’avvicinamento alla Cina è la novità forse più evidente; e l’Ue ha pure cercato di fare fronte comune con il Giappone. La padrona di casa Angela Merkel, serrate le fila europee, ha cercato sponde, sul clima e sugli scambi, in Argentina e Messico. Il riavvicinamento sulle questioni politiche e di sicurezza, economiche ed energetiche, tra Russia e Cina è stato palese, negli ultimi giorni.

Trump non andrà di sicuro cercando alleati e soprattutto non vorrà in alcun modo mostrare di farlo. Ma questo non impedirà ad alcuni Paesi, come l’Arabia saudita, o a leader come il turco Erdogan, in assenza dell’egiziano al-Sisi, di fargli da spalla. Proprio Erdogan alza la voce con la Germania: intervistato da Die Zeit, dice che la cancelliera Merkel “sta commettendo un suicidio”, non permettendogli di parlare ai turchi nel Paese, e la invita a “correggere l’errore”.

Sarebbe davvero sorprendente se il G20 di Amburgo giungesse a risultati concreti su temi globali, come il clima e i migranti, e anche su questioni specifiche, come il conflitto in Siria, sul cui esito, del resto, si negozia in parallelo ad Astana ed è probabile che parlino nel loro bilaterale Trump e Putin. Proprio il primo ‘faccia a faccia’ fra i due presidenti è il momento più atteso della due giorni d’Amburgo: i rapporti tra Trump e Putin, che parevano dover essere idilliaci, non hanno mai trasudato fiducia. Il bilaterale d’Amburgo sarà l’occasione per capire se i due possono o meno dissipare la diffidenza e intendersi.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+