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A questo punto, nella crisi di Corea c’è da chiedersi se Kim Jong-un agisca per conto suo o per conto terzi: il dittatore di Pyongyang fa uscire dai gangheri il presidente Usa Donald Trump e lo mette in rotta di collisione con la Cina, mentre Mosca e Pechino celebrano i riti d’una ritrovata sintonia. Il tutto a sole 48 ore dal G20 di Amburgo dove Trump vedrà il presidente cinese Xi Jinping insieme a tutti gli altri e avrà il suo primo incontro bilaterale con quello russo Vladimir Putin.

Per il presidente americano, si profilo un ‘solo contro tutti’ su clima e scambi. Trump potrebbe essere tentato di uscire dall’angolo battendo il pugno sul tavolo con la Corea del Nord, che ha ieri compiuto un ennesimo test missilistico: il razzo, partito da una base al confine con la Cina, e finito in acque giapponesi, era “intercontinentale”, secondo il regime di Pyongyang, che definisce l’esperimento “riuscito”.

Il botto, una sorta di fuoco d’artificio più minaccioso che festoso nel 4 Luglio, il giorno della Festa Nazionale degli Stati Uniti, manda Trump su tutte le furie: il presidente se la prende con i cinesi, che non tengono a freno i nord-coreani, e dice che ci vuole “ci vuole una mossa pesante!”. Chissà che non ci pensi lui a farla, prima di partire, oggi, per l’Europa: prima di arrivare ad Amburgo, sarà in Polonia, uno dei pochi Paesi europei che apprezza alcune sue scelte divisorie.

In giornata, c’è stata a Washington una riunione di emergenza fra responsabili militari e diplomatici e funzionari della Sicurezza nazionale, per discutere le opzioni da adottare se fosse confermato che il missile di Pyongyang era intercontinentale. La risposta potrebbe includere un aumento di truppe e mezzi Usa di stanza in Corea del Sud o un inasprimento delle sanzioni.

A Mosca, Putin e Xi sfoggiano “rapporti speciali”, vantano “nuovi successi”. “Con lei – fa il cinese al russo -, ho il rapporto più stretto fra tutti i leader”. Mosca e Pechino giudicano inaccettabile il test nord-coreano – deprecato da tutta la diplomazia internazionale, anche da Ue e Italia – e chiedono che Pyongyang sospenda il suo programma nucleare. Ma vogliono pure che Washington e Seul cessino le esercitazioni militari congiunte e rinuncino all’installazione del sistema anti-missile Thaad in Corea del Sud. Giorni fa, anche il presidente sud-coreano Moon Jae-in aveva frenato sull’installazione del Thaad, ufficialmente per una verifica ambientale, ma in realtà per non irritare (troppo) né la Cina né la Corea del Nord.

Le posizioni di Russia e Cina, contrarie pure allo stazionamento di forze nella Regione, non trovano immediata eco a Washington.

L’informazione che il missile lanciato aveva gittata intercontinentale è stata data dalle fonti ufficiali nord-coreane con particolare enfasi: “Siamo in grado di arrivare ovunque nel Mondo”. Secondo fonti giapponesi, il razzo è caduto in un’area del Mare del Giappone che Tokyo ritiene propria zona economica esclusiva. Lanciato alle 9.40 ora locale (le 3.20 in Italia), il missile, un Hwasong 14, avrebbe volato per 39 minuti e 933 km prima di finire in acqua, senza fare danni.

Trump ha commentato l’ennesimo provocazione nord-coreana con una raffica di tweet, augurandosi, fra l’altro, che Pechino, un tempo tutore di Pyongyang, “prema con decisione sulla Corea del Nord e faccia finire questo nonsenso una volta per tutte”. Di Kim, Trump ha scritto: “Questo tizio non ha niente di meglio da fare con la sua vita? Difficile credere che Corea del Sud e Giappone possano sopportare a lungo” questa situazione.

Frustrato dall’apparente riluttanza della Cina a intervenire sulla Corea del Nord, Trump, poche ore prima, aveva avvertito Xi, in una telefonata, che gli Usa sono pronti ad agire da soli per mettere fine al programma nucleare militare nord-coreano.

Specialisti sudcoreani mettono in dubbio la veridicità delle affermazioni del regime di Pongyang: quello lanciato da una base localizzata nella provincia di North Phyongan – Nord-Ovest del Paese – poteva essere un missile a media gittata, già testato a inizio anno. Esperti giapponesi calcolano che il razzo ha raggiunto un’altitudine di 2.800 chilometri

Se fosse davvero intercontinentale, lo Hwasong 14 potrebbe raggiungere il territorio statunitense e costituirebbe, quindi, una minaccia per l’America, non solo per i suoi alleati e per alcune sue basi nel Pacifico.

 

 

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+