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E’ entrato in vigore, fra fermenti di protesta negli aeroporti e nelle piazze, il bando anti-musulmani del presidente Trump, parzialmente resuscitato dalla Corte Suprema, dopo essere stato a più riprese bocciato dalle Corti federali. Le organizzazioni per i diritti civili sono mobilitate per sfruttare tutti gli spazi legali possibili e ridurre l’impatto della misura. Le cui disposizioni appaiono fluttuanti: un’ultima interpretazione, estende la tolleranza anche alle fidanzate, e ai fidanzati, di soggetti che già si trovano legalmente negli Stati Uniti, mentre ne restano esclusi i nonni.

All’inizio della settimana, la Corte Suprema a maggioranza conservatrice, aveva temporaneamente convalidato alcune misure contenute nel bando all’ingresso negli Usa di cittadini di sei Paesi prevalentemente musulmani – noto come ‘muslim ban’ -, in attesa di pronunciarsi in autunno sulla sostanza.

Tutte le corti federali che avevano già vagliato il bando lo avevano bocciato come discriminatorio e, quindi, incostituzionale. La Corte Suprema ha invece fatto prevalere l’istanza di sicurezza nazionale invocata dall’Amministrazione. Il divieto d’ingresso negli Usa colpisce per 90 giorni i cittadini (e per 120 i rifugiati) provenienti da Iran, Yemen, Siria, Libia, Sudan e Somalia.

Di qui all’autunno, il bando potrà essere applicato solo a quanti non hanno legami con persone (parenti o amici, qui ci sono margini d’incertezza, ndr) o con entità (formula che riguarda fra l’altro gli studenti, ndr) che sono legalmente negli Stati Uniti. E se, nel frattempo, dovesse uscire l’insieme delle nuove regole sull’immigrazione, la disputa sul bando diventerebbe obsoleta.

Per il presidente Trump, è stata una settimana parzialmente positiva, nonostante polemiche gratuite e virulente con la stampa. Proprio ieri, la Camera ha approvato le misure dell’Amministrazione contro le città santuario, quelle cioè che sono comprensive con gli immigrati irregolari. E Trump sprona i senatori a varare la riforma sanitaria che cancella e sostituisce l’Obamacare: lì, c’è stata una battuta d’arresto, perché i senatori si sono preoccupati, dopo avere scoperto che oltre 20 milioni di cittadini americani resteranno senza assistenza sanitaria.

La prossima settimana, che sarà corta per l’America – il 4 Luglio, martedì, è festa nazionale -, è segnata dagli appuntamenti internazionali del presidente: Trump sarà al G20 di Amburgo, dove dovrà fare fronte al muro europeo – e non solo – sul clima. Lui s’è già portato avanti con i compiti a casa del buon inquinatore, autorizzando nuove trivellazioni e stimolando la produzione di carbone.

Ad Amburgo, Trump avrà il primo incontro con il presidente russo Vladimir Putin. Mosca spera che il colloquio aiuti i due Paesi a superare le attuali difficoltà e chiarisca le prospettive dei rapporti Usa-Russia, offuscate dalle tensioni in Siria e dal Russiagate, lo scandalo delle interferenze russe per condizionare le elezioni americane e dei contatti più o meno leciti tra consiglieri di Trump ed emissari del Cremlino.

Più semplice l’incontro di ieri con il presidente sud-coreano Moon Jae-in: d’accordo che la pazienza verso Pyongyang è finita e che bisogna essere uniti contro la minaccia nord-coreana, che ci vogliono una risposta decisa e nuove sanzioni. Salvo poi, da parte di Moon, frenare sull’installazione del snuovo istema anti-missile Usa Thaad, ufficialmente per una verifica ambientale, ma in realtà per non irritare (troppo) né la Cina né la Corea del Nord.

Il 14 Luglio, poi, il presidente sarà a Parigi su invito di Emmanuel Macron per assistere alla parata sui Campi Elisi.

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Voglia d’America da morire. Nei deserti lungo il confine tra il Messico e gli Stati Uniti, ne ha uccisi più l’immigrazione clandestina che l’11 Settembre e l’uragano Katrina messi insieme: gli attacchi contro New York e Washington nel 2001 fecero 3000 vittime, i vortici di vento e le inondazioni sulla Louisiana e gli Stati limitrofi nel 2005 quasi 2000. Pei i migranti, passare il Rio Bravo o la frontiera di terra più a Ovest è pericoloso quasi come attraversare il Mediterraneo sui barconi: almeno 6000 vittime documentate in 15 anni … di qui in avanti il pezzo d’appoggio ripercorre il post del 28/06 linkhato … perché c’è pur sempre un giudice in America anche a Ovest del Pecos River. Ma c’è il timore che il peggio debba ancora venire. Anche se per il numero 377 e tutti gli altri numeri dell’obitorio di San Marco il peggio è ormai arrivato

 

 

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+