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L’effetto Macron un po’ si sente, ma solo un po’. Lo avverte soprattutto la May, che vorrebbe trasformare il Vertice europeo in una sessione negoziale sulla Brexit. La premier britannica si sente rispondere dal presidente francese che “abbiamo altro da fare”. I leader sono lì per discutere di migranti e richiedenti asilo, di sicurezza comune e di lotta contro il terrorismo: a negoziare sulla Brexit, ci pensino Michel Barnier per l’Unione europea e David Davis per la Gran Bretagna.

La May ci resta con un palmo di naso: lei, forse, voleva fare vedere che conta . almeno sulla Brexit – e aveva pure messo in tavola una proposta sul trattamento dei cittadini di altri Paesi Ue residenti in Gran Bretagna – e viceversa – unanimemente giudicata dai partner interessante “ma non sufficiente” – la formula è del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker.

Se la premier torna a casa con le pive nel sacco, pur ripetendo che la sua offerta è “equa e seria”, Macron non riesce, però, a dare la scossa all’Ue sugli altri fronti, fors’anche perché l’altro pistone del motore europeo a due tempi, la Merkel, batte in testa, con il voto politico del 24 settembre che ormai incombe.

Capitolo immigrazione, l’Ue resta divisa: non ci sono progressi sulla ripartizione delle quote e sulla riforma del diritto d’asilo. L’apertura di una procedura d’infrazione contro Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria, decisa in settimana dalla Commissione, non smuove i tre Paesi.

L’Italia incassa un ampio mea culpa franco-tedesco e qualche attestato di solidarietà, ma lo stesso Gentiloni, pur dichiarandosi “soddisfatto” – di che? -, ammette che le belle parole non bastano.

La Merkel e Macron concordano che ci vuole più solidarietà. E Macron allarga il riconoscimento di responsabilità alla crisi economica: sui migranti e sul rigore “abbiamo mancato di equilibrio”, di fronte a Paesi colpiti da “shock asimmetrici”. Il presidente aggiunge: è stato un errore non dare ascolto all’Italia quando l’ondata di migranti stava arrivando”. La ricetta? “Servono regole comuni europee che si tratti sia della rotta balcanica sia di quella dalla Libia”.

Secondo il presidente del Vertice, Tusk, c’è un’intesa di massima per venire incontro all’Italia, almeno sui migranti. Gentiloni ripete che “il problema dei migranti non è solo nostro” e dice d’avere la percezione d’essere stato ascoltato.

Il vero fatto nuovo del Vertice che chiude il semestre di presidenza di Malta è stato il primo sì alla difesa comune: c’è un’intesa unanime su cooperazione militare e lotta contro il terrorismo, con l’obiettivo a corto termine dei foreign fighters. Per Tusk, “un passo storico”, anche se l’operatività richiederà qualche tempo e il percorso davanti s’annuncia accidentato.

Restano in sospeso le attribuzioni delle Agenzie dell’Ue che hanno sede a Londra, quella del Farmaco e della Finanza. L’Italia, basandosi su criteri di merito, ritiene che Milano abbia le carte in regola per il Farmaco, ma si profila un’intesa baratto franco-tedesca, con la Finanza a Francoforte e il Farmaco a Lilla.

Infine, il Consiglio europeo ha esteso per altri sei mesi le sanzioni economiche contro la Russia, per la crisi ucraina. L’Italia chiede che le misure non siano “automatiche e perenni”.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+