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Donald Trump ammette in un tweet di essere sotto indagine per ostruzione della giustizia; e se la prende col procuratore speciale Robert Mueller e col vice-ministro della Giustizia Rod Rosenstein, che avrebbe fatto il doppio gioco: “Sono indagato per avere licenziato il direttore dell’Fbi dall’uomo che m’ha detto di licenziare il direttore dell’Fbi. E’ una caccia alle streghe!”.

Poi Trump lascia Washington per Miami, dove, davanti agli esuli, annuncia un’inversione di rotta rispetto all’Amministrazione Obama nelle relazioni degli Usa con Cuba: “Cancello l’accordo”, perché “le politiche di Obama non hanno aiutato i cubani, ma hanno arricchito il regime”. Però, l’ambasciata degli Usa all’Avana rimane aperta e tutta una serie d’intese economiche e commerciali restano operative: Trump sfida Castro a liberare i prigionieri politici e a liberalizzare il sistema.

La sortita cubana è un tentativo di distogliere l’attenzione dal Russiagate, l’inchiesta sull’intreccio dei contatti tra lo staff di Trump ed emissari del Cremlino, prima e dopo le elezioni presidenziali.

In realtà, al solito non c’è nulla di vero nel tweet del presidente, che non è indagato per avere ‘fired’ – come gli piace dire – il direttore dell’Fbi, ma per “ostruzione alla giustizia”: avrebbe esercitato pressioni su James Comey perché “ci andasse leggero” con il suo consigliere Michael Flynn e lo avrebbe poi licenziato quando vide che l’indagine andava avanti.

Nonostante i tweet del presidente, il Russiagate continua fare danni nell’Amministrazione Trump. Così, il vice-ministro Rosenstein invita gli americani a essere “scettici davanti ad accuse anonime”, ma intanto progetta di ricusarsi dall’inchiesta, come ha già fatto il suo capo Jeff Sessions – Rosenstein è l’unico che ha oggi potere, anche di licenziamento, su Mueller -. E il vice-presidente Mike Pence ha assunto un suo avvocato perché lo aiuti a uscire indenne dalla vicenda.

Secondo il Washington Post, che la fa da mattatore in questi giorni, Mueller indaga su operazioni finanziarie e imprenditoriali condotte da Jared Kushner, genero – è il marito della figlia Ivanka – e consigliere del presidente. Indagini analoghe riguarderebbero Flynn e anche due ex responsabili della campagna elettorale, Paul Manafort e Carter Page.

Finora, il coinvolgimento di Kushner si limitava agli incontri con l’ambasciatore di Mosca, l’onnipresente Serghiei Kislyak, e con un banchiere amico del presidente Putin, cui avrebbe proposto di instaurare un canale di comunicazione diretto, ma segreto, tra Casa Bianca e Cremlino. Adesso, si parla d’affari.

Il New York Times rivela, invece, che membri dell’Amministrazione sono stati invitati a non distruggere documenti e materiali che potrebbero interessare l’inchiesta. E, nonostante l’emozione della ‘partita del cuore’ di baseball, dopo il ferimento del deputato repubblicano Steve Scalise, che resta grave, il clima politico, nella capitale e nell’Unione, si starebbe deteriorando come non mai nella storia recente.

Trump è criticato dall’ex sindaco repubblicano di New York Mike Bloomberg sulle scelte sul clima e dai parlamentari repubblicani sulle modalità di revoca dell’Obamacare. E il presidente spiazza pure i suoi sostenitori, facendo marcia indietro sul rimpatrio dei ‘dreamer’ – gli immigrati senza documenti arrivati negli Usa bambini potranno restare – e sul disimpegno dall’Afghanistan, dove è ora pronto a inviare 4.000 uomini in più per superare lo stallo di un conflitto che, 16 anni dopo, “gli Stati Uniti non stanno vincendo” – parola del segretario alla difesa James Mattis -.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+