CONDIVIDI

La giustizia lo bracca. E la politica gli mette i bastoni tra le gambe. Per il presidente Donald Trump, è il momento più difficile della breve permanenza alla Casa Bianca, neppure 150 giorni: adesso, sa d’essere indagato per ostruzione alla giustizia nel Russiagate, l’intreccio dei contatti, prima e dopo il voto, tra suoi consiglieri ed emissari del Cremlino.

“E’ la caccia alle streghe più grande nella storia politica americana, fatta da persone malvagie”, replica su Twitter Trump. Che aggiunge: “Hanno costruito collusioni fasulle sulla Russia, non hanno trovato nessuna prova e ora vanno avanti sull’ostruzione alla giustizia. Bella roba!”.

Ma il Senato lo smentisce, votando quasi all’unanimità nuove sanzioni contro la Russia, per punirla delle interferenze nelle elezioni, e privando il presidente del potere di levare quelle esistenti. Trump deve ora decidere se porre il veto o meno sulle nuove, mentre circa 200 deputati e senatori hanno pronto un esposto alla magistratura per accusarlo di trarre profitti illeciti da affari con Paesi Terzi.

Il presidente russo Vladimir Putin dimostra, come al solito, più ‘sense of humor’ del collega Usa: scherzando offre asilo all’ex direttore dell’Fbi James Comey, che Trump considera “una talpa”, “come l’abbiamo dato a Edward Snowden”, talpa dichiarata dell’intelligence americana.

Il Russiagate ha finora spinto a dimettersi il consigliere per la Sicurezza nazionale Michael Flynn, indotto a ricusarsi il segretario alla Giustizia Jeff Sessions e messo nei guai il genero del presidente Jared Kushner. A indagare sono il procuratore speciale Robert Mueller III, che Trump ha già avuto la tentazione di licenziare, come ha fatto con Comey, e le commissioni Intelligence di Camera e Senato – quelle, non può licenziarle -.

La notizia che il presidente è indagato la dà il Washington Post, il giornale del Watergate, scandalo che portò alle dimissioni Richard Nixon: è la candelina sulla torta d’un compleanno difficile. Il WP cita cinque fonti “informate sui fatti” e anonime di diverse agenzie dell’intelligence Usa. Oltre che l’ipotesi di reato, ad accrescere le similitudini con il Watergate c’è pure il giallo dei nastri: Nixon venne beccato a distruggerli; Trump resta sul vago sulla loro esistenza, per i colloqui riservati avuti con Comey, quando avrebbe esercitato pressioni perché l’Fbi smettesse d’indagare su Flynn.

A notizia già pubblicata, Donald e la moglie Melania vanno a trovare in ospedale Steve Scalise e gli portano mazzi di fiori bianchi: il deputato repubblicano rimasto gravemente ferito in una sparatoria mercoledì, mentre s’allenava a baseball, è “messo abbastanza male”, ammette il presidente. Ieri, è stato sottoposto a un terzo intervento.

La prima reazione al Washington Post viene dal portavoce del legale del presidente Marc Kasowitz, che lo rappresenta nel Russiagate: “La fuga di notizie dell’Fbi riguardanti il presidente è scandalosa, ingiustificabile e illegale”. Cioè, tutto vero, ma non si doveva sapere.

Adesso, il pallino è nelle mani di Mueller, sempre che resti al suo posto – allontanarlo ora parrebbe davvero maldestro -: il procuratore intende sentire vari responsabili dell’intelligence, fra cui il capo della National Intelligence Daniel Coats, il direttore della Nsa Mike Rogers e l’ex vice direttore Nsa Richard Ledgett. Ma Trump deve valutare se usare o meno il suo privilegio esecutivo per mantenere segrete le conversazioni avute con loro – per ora, non l’ha fatto e, del resto, la questione è giuridicamente contestata-.

Le commissioni Intelligence di Camera e Senato, che con le audizioni dell’ex capo dell’Fbi Comey e del segretario alla Giustizia Sessions hanno spinto avanti il Russiagate, non staranno alla finestra. La democrazia americana promette altri momenti spettacolari in diretta televisiva. E Trump farà fatica a inventarsi qualcosa per distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica, anche se ci proverà.

Un aiuto potrebbe venirgli dall’economia: più crescita e più lavoro. Ma Janet Yellen, la presidente della Federal Reserve, raffredda il clima a Wall Street, rialzando i tassi d’interesse e preannunciando ulteriori ritocchi. Insomma, la situazione è grigia: il presidente non può neppure distrarsi andando a vedere la ‘partita del cuore’ a baseball tra deputati repubblicani e democratici, quella per cui s’allenava Scalise: il Secret Service glielo sconsiglia, “per la sicurezza sua e altrui”.

The following two tabs change content below.
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+