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Donald Trump si fa beffe dei Grandi e dei partner: se ne va da Taormina tenendosi in mano le carte sul clima, lasciando tutti appesi alle sue decisioni che – dice – devono ancora maturare. Ma, appena scioltesi le righe del Vertice, fa sapere con un tweet che farà un annuncio la prossima settimana – segno che è tutto già stabilito -. Poi, ‘dribblati’ i giornalisti, racconta ai militari di stanza a Sigonella il suo G7: un suo grande successo personale, un incontro produttivo, da cui l’America esce più forte e i legami con gli alleati più saldi. “Unirò Paesi civili e religioni contro il terrorismo e vinceremo … In questa mia missione, ho creato centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro” negli Stati Uniti.

Non è vero, ma l’importante è farlo credere. Il fatto d’essersi spesso trovato a Taormina solo contro tutti certo non gli dispiace: la sua narrativa ne esce più epica. Meno sopra le righe, Paolo Gentiloni, presidente di turno del Vertice, ammette “discussioni franche” e segnala “importanti convergenze”, al termine di una discussione “vera”, più “autentica di altre volte”.

Il documento più importante del G7 resta quello di venerdì contro il terrorismo, sanguinoso contrappunto ai lavori di Taormina con la strage dei copti in Egitto venerdì – 32 vittime, rivendicate dall’Isis – e l’apertura del ‘Ramadan di sangue’ in Afghanistan – 18 vittime, ad opera dei talebani -. E, prima, c’era stato l’attentato di Manchester. Sui temi politici, la Russia e l’Ucraina, la Corea del Nord, la Siria, i testi sono scontati.

Clima: 6 contro uno – In un Vertice un po’ sfilacciato nell’andamento, con cambi di scena ripetuti, e sterile nelle conclusioni, come previsto, su un punto sei Grandi mostrano piena convergenza: i quattro europei, Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia, più Canada e Giappone riaffermano il “forte impegno per una rapida attuazione” dell’accordo di Parigi sul clima del 2015; solo gli Usa prendono tempo e i loro partner ne prendono atto, con qualche impazienza.

Angela Merkel giudica “insoddisfacente” la discussione sul clima ed esclude accordi al ribasso. Emmanuel Macron è meno drastico: trova positivo che siano state evitate fratture ed esprime l’impressione – ma forse è una speranza – che Trump sia uno che ascolti. “Gli ho detto – riferisce – che la questione è indispensabile per gli equilibri internazionali e per la reputazione e gli interessi americani”. Tra Angela la decana ed Emmanuel l’esordiente, chi ci avrà azzeccato?

Scambi: passa la “lotta al protezionismo” – Il confronto sulla libertà degli scambi è “duro” – parola della Merkel, che ha screzi a ripetizione con Trump -, ma alla fine gli Usa accettano d’evocare la “lotta al protezionismo” e il fatto che la libertà dei commerci “crea lavoro”. Parole senza novità, ma che almeno ci sono.

Gentiloni fa notare che le conclusioni sugli scambi “non erano affatto scontate”. E Macron, ancora lui, apre a Trump: “Ho visto un leader con convinzioni forti, che in parte condivido – e cita la lotta contro il terrorismo -. Per lui e per me, è stata una prima esperienza: penso che abbia capito l’interesse di queste discussioni multilaterali”.

Immigrazione: un po’ ‘libera tutti’ – Le conclusioni sull’immigrazione, “positive sui principi” , secondo Gentiloni, lasciano ciascuno libero di agire come vuole, a tutela dei propri confini e della propria sicurezza, anche se gli europei appaiono consci che ci vuole una risposta comune.

La seconda e ultima giornata del Vertice dei Grandi sotto la presidenza di turno italiana comincia con un incontro coi leader di cinque Paesi africani, Kenya, Niger, Nigeria, Etiopia e  Tunisia. Si parla di migranti e di terrore, di diritti dell’uomo e di controllo dei confini: Gentiloni e i leader Ue dicono, all’unisono, che ci vuole “una partnership forte” tra l’Europa e l’Africa e che “bisogna investire in infrastrutture e capitale umano”; e il Niger invita a “spegnere l’incendio libico”, le cui fiamme lambiscono il Vertice con scontri che fanno una cinquantina di vittime a Tripoli nell’assalto al carcere dove sono rinchiusi diversi gerarchi di Gheddafi e suo figlio Saadi.

Shopping e proteste – Le conclusioni del G7 sull’immigrazione non soddisfano gli operatori umanitari, che nelle ultime 24 ore hanno salvato 2.200 persone tra la Libia e la Sicilia – almeno 10 le vittime -e gettano benzina, nel pomeriggio, sulla protesta di quanti contestano, senza gravi incidenti, il G7.

Ma, ormai, i leader hanno già lasciato Taormina, dopo uno shopping forzato delle first ladies. Dopo la May, partita già venerdì, se ne vanno un po’ alla chetichella pure la Merkel e Trump, che vuole evitare domande sul Russiagate, i cui contorni continuano ad aggravarsi. Il canadese Justin Trudeau dà appuntamento a tutti a Charlevoix, nel Quebec, fra un anno. E qualcuno già sa che non ci sarà.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+