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Donald Trump scherza, con il premier italiano Paolo Gentiloni; ma fa sul serio. Il tema è molto caro al presidente americano: gli alleati europei devono pagare di più per la loro sicurezza e devono rispettare l’impegno assunto in sede Nato a spendere il 2% del loro pil per l’apparato difensivo. “Con il premier Gentiloni abbiamo scherzato: gli ho detto ‘andiamo, devi pagare, devi pagare’. Pagherà: così Trump racconta all’Ap l’incontro di giovedì scorso alla Casa Bianca.

L’intervista all’agenzia di stampa statunitense è stata rilasciata il giorno dopo, venerdì 21, quando Gentiloni era già a Ottawa dal premier canadese Justin Trudeau – la missione americana doveva preparare il Vertice del G7 a Taormina il 27 e 28 maggio, sotto presidenza di turno italiana -. Ma solo ieri l’Ap ha diffuso il transcript integrale.

Le dichiarazioni di Trump non trovano eco a Roma nel governo. A commentarle è Matteo Renzi, che la butta sulla flessibilità: l’obiettivo del 2% di spese militari assunto in ambito Nato dovrebbe essere “svincolato dal patto di stabilità. L’ho proposto al Vertice della Nato in Galles”, nel 2016. L’idea, “che è sostenuta dal governo Gentiloni, è che va bene investire in sicurezza e difesa; però, per ogni centesimo in sicurezza, devi investire in cultura e innovazione”. Così si arriva al 4%: pare molto, per un governo che fatica a fare una correzione di bilancio dello 0,2%.

Alla domanda esplicita se il premier italiano si fosse proprio impegnato a pagare di più, Trump risponde: “Finirà con il pagare… Nessuno finora glielo aveva chiesto. La mia è una presidenza diversa…”. Ed è qui il punto cruciale del Trump di aprile, che s’appresta a compiere i cento giorni alla Casa Bianca e che vuole proprio marcare la distanza dal suo predecessore, quel ‘mollaccione’ di Barack Obama: lui batte il pugno sul tavolo, con i nemici – i missili sulla Siria – e cogli alleati – i conti della Nato -.

E’ pure un modo per coprire le volte in bianco della ‘luna di miele’ con i suoi elettori: niente revoca dell’Obamacare, la riforma sanitaria dell’Amministrazione democratica; niente bando sull’ingresso negli Stati Uniti dei rifugiati e di cittadini provenienti da sei Paesi musulmani; niente, per ora, muro lungo il confine con il Messico. Lo fermano spesso i politici del suo partito o i giudici federali.

E adesso che il Congresso torna a riunirsi, dopo la tregua di Pasqua, le cose rischiano di andare peggio: venerdì, le casse federali resteranno vuote, senza almeno un provvedimento finanziario tampone; e una serrata dell’Amministrazione sarebbe difficile da spiegare ai cittadini, dal momento che i repubblicani controllano l’esecutivo ed entrambi i rami del Congresso e possono quindi deliberare quasi senza ostacoli.

Inoltre, il presidente ci terrebbe a festeggiare i cento giorni con il fuoco d’artificio di un “taglio delle tasse massiccio”, senza precedenti: il progetto dovrebbe essere reso pubblico domani, ma ci vorranno poi settimane, se non mesi, per renderlo operativo. Ed ecco allora la tentazione di ridare un pugno sul tavolo delle crisi internazionali: con la Corea del Nord, visto che la portaerei Vinson e la sua flotta dovrebbero essere a giorni a portata di tiro.

Nell’intervista all’Ap, Trump assicura che sarà “molto duro” al Vertice della Nato di maggio, che sarà il suo esordio sulla scena atlantica e che si svolgerà a Bruxelles immediatamente prima del G7 di Taormina: vuole che tutti i Paesi alleati paghino la giusta quota. “Non è corretto – dice – che noi stiamo pagando quasi il 4% ed altri Paesi che sono più direttamente interessati paghino l’1%, quando si sono impegnati a pagare il 2%”.

Al di là della insistenza sui conti, il presidente conferma d’avere mutato atteggiamento sulla Nato, che, prima d’insediarsi alla Casa Bianca, aveva definito “obsoleta”, ma solo perché – spiega ora – “non si concentra sul terrorismo”. Con lui, naturalmente, un errore del genere sarà inconcepibile: c’è un piano contro il sedicente Stato islamico che il Pentagono gli ha consegnato e che è “molto duro”, ma di cui non si possono rivelare i contenuti per non dare un vantaggio al nemico; forse, se ne parlerà al Vertice di Bruxelles. In Medio Oriente, Trump prevede un aumento delle truppe, “ma non di molto”: a che cosa servano un po’ di soldati in più tra Siria e Iraq, il presidente isolazionista divenuto interventista non lo spiega.

Quanto alla Corea del Nord, l’Onu si tenga pronto a nuove sanzioni e gli Usa sono pronti a raid, se Pyongyang azzarderà un test nucleare.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+