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In principio era la ‘Daisy Cutter’, la ‘taglia margherite’, la Blue-82, una bomba utilizzata nel 2001 proprio in Afghanistan, durante il bombardamento dell’area di Tora Bora mirato ad eliminare e disperdere Osama bin Laden e i suoi qaedisti. Poi fu perfezionata e potenziata, divenne la Big-Blue e infine l’attuale GBU-43: la miscela è sempre la stessa, nitrato d’ammonio, alluminio, idrogeno e ossigeno, ma le dimensioni sono maggiori, pesa circa 10 tonnellate, 3.000 kg in più della Blue-82. Viene sganciata da aerei da trasporto o bombardieri pesanti ed esplode a circa un metro da terra, annientando ciò che trova in un raggio di circa mezzo chilometro.

La sua esistenza venne rivelata nell’imminenza dell’invasione dell’Iraq, a metà marzo 2003. Prima che scoppiasse la guerra, il Pentagono la sperimentò e ne mostrò gli effetti: doveva essere di monito a Saddam Hussein, una super-bomba subito classificata come “l’arma più potente” degli arsenali convenzionali di tutto il mondo (anche se ve ne sono di più pesanti, tipo la Grand Slam e la T12).

Il test venne effettuato l’11 marzo e fu pubblicizzato: l’esplosione fu avvertita in una vasta aerea intorno alla base dell’aeronautica di Eglin, nei pressi di Pensacola, nel nord della Florida, vicino all’Alabama. La Moab è ufficialmente la Massive Ordnance Air Blast; ma l’acronimo vale pure Mother of all Bombs di chiara ispirazione irachena, un’eco di quella ‘Madre di Tutte le Battaglie’ invocata da Saddam Hussein nella Guerra del Golfo del ‘91); e suggerisce pure riferimenti biblici (Moab è il capostipite degli Ammoniti, la cui storia s’intreccia con quella del popolo eletto).

Iniziata l’invasione, fonti di stampa avanzarono l’ipotesi, mai confermata, che la Moab fosse stata utilizzata il 20 o 21 marzo, per “eliminare quanti più nemici possibile” – così i militari motivarono l’ordigno -. Ufficialmente, però, la super-bomba’ divenne disponibile dal 1° aprile.

Nell’ottobre 2009, l’approvvigionamento di quattro Moab fu commissionato al costo di 58,4 milioni di dollari, oltre 14 milioni l’uno. La cifra comprende i costi di sviluppo e di montaggio degli ordigni su bombardieri Stealth B-2.

Adesso, l’esordio in Afghanistan – terreno d’elezione delle ‘super-bombe’ – della GBU-43 irrita un po’ i colleghi russi dei militari americani, suscitando una disputa dalle reminiscenze adolescenziali “a chi ce l’ha più potente”. La tv RT Russia, sul suo account Twitter puntualizza che la bomba non nucleare più potente –è nell’arsenale russo: si chiama ‘Father of all Bombs’.

“La Madre non ci spaventa … Gli americani avrebbero molta più paura del nostro ‘Padre’”, scrive RT Russia. La super-bomba russa, precisa il Moscow Times, ha una potenza equivalente a 44 tonnellate di tritolo contro gli appena 11 di quella Usa – e, a quanto pare, un raggio di distruzione maggiore -. E’ stata progettata nel 2007 – quindi è più recente – e ha un peso minore. Ma al contrario della Moab americana, non è mai stata usata in un teatro di guerra reale.

La forza di devastazione della ‘super-bomba’, che non è un’arma perforante, si basa sull’enorme quantitativo di esplosivo ad alto potenziale e sulla capacità di provocare onde d’urto devastanti, che distruggono bunker, armamenti, materiali e persone. Avvenuta la detonazione, il raggio di scoppio è pari a circa 150 metri.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+