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Ci crede solo Papa Francesco. O, almeno, solo Papa Francesco ha il coraggio di dichiararsi convinto che il negoziato all’Onu per un trattato contro le armi nucleari può rappresentare “un passo decisivo nel cammino verso un mondo senza atomica”: “Un obiettivo – dice – di lungo periodo estremamente complesso” da raggiungere, ma non “al di fuori della nostra portata”. I soldi delle bombe risparmiati potrebbero andare allo sviluppo; e l’equilibrio del Mondo non si fonderebbe più sulla paura.

Il messaggio del Papa alla Conferenza dell’Onu per proibire le armi nucleari, la cui prima sessione s’è svolta a fine marzo, invitava a “costruire e consolidare meccanismi di fiducia e cooperazione”.

Ma le parole di Francesco non hanno avuto l’eco sperata, a Washington e in tutte le altre capitali ‘atomiche’. Nikki Haley, ambasciatrice degli Usa all’Onu, fa sapere che gli Stati Uniti ed almeno altri 40 Paesi non parteciperanno alle trattative, che riprenderanno a metà giugno per tre settimane, fino al 7 luglio. “Come madre e come figlia – dice la Haley, di origini indiane, già governatrice della South Carolina -, un Mondo senza armi nucleari è quel che voglio di più per la mia famiglia. Ma dobbiamo essere realistici: chi pensa che la Nord Corea accetterebbe un bando sull’atomica?”.

Proprio il rialzo di tensione innescato da Pyongkiang nelle ultime settimane gioca a sfavore dell’esercizio avviato in sede Onu, a partire da una proposta austriaca, frutto dell’iniziativa sull’impatto umanitario delle armi nucleari e già passata attraverso tre conferenze internazionali. Una risoluzione, la 258, è stata adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 23 dicembre 2016, sulla base di un testo adottato in prima commissione; la risoluzione incaricava l’Onu d’indire nel 2017 una conferenza della durata di quattro settimane – la prima s’è già fatta -.

Il no Usa non è frutto d’un’impennata del nuovo presidente Donald Trump: pure l’Amministrazione di Barack Obama s’era opposta a questo percorsi, come la Russia, la Cina e la Gran Bretagna. Matthew Rycroft, ambasciatore di Londra al Palazzo di Vetro, non crede che “i negoziati possano portare a progressi efficaci sul disarmo nucleare globale”.

Quanto all’Italia, ha finora tenuto un atteggiamento ondivago, frutto d’un mix di distrazione e disinteresse – a Roma, c’è sempre altro cui pensare -. Su AffarInternazionali.it, Natalino Ronzitti, professore di diritto internazionale e consigliere scientifico dell’Istituto Affari Internazionali, ricostruisce così la vicenda: : L’Italia, come Paese Nato, aveva votato contro in prima commissione. Nell’Assemblea generale ha votato a favore … Ma è stata una pia illusione … ”. Rispondendo alla Camera a un’interrogazione, il 2 febbraio, il viceministro degli Esteri Mario Giro ha ammesso che il delegato italiano si era sbagliato, “probabilmente a causa dell’ora tarda della votazione”: doveva votare contro, con buona pace del discorso pronunciato da Papa Bergoglio nel settembre 2015 nell’Assemblea generale dell’Onu sull’impossibilità “di un’etica e di un diritto basati sulla minaccia della distruzione reciproca”.

La votazione elettronica e l’ora tarda possono evidentemente giocare brutti scherzi. L’Italia s’è pure sbagliata nella successiva votazione sulla risoluzione 259, su un trattato che bandisca la produzione di materiale fissile per le armi nucleari, e s’è trovata totalmente isolata, insieme al Pakistan, a dire no. E anche questa volta ha dovuto rettificare e votare a favore!

Il 23 dicembre, la risoluzione era stata approvata con 113 voti a favore, 35 contrari e 13 astensioni. Gli Stati nucleari, dichiarati e non, hanno votato contro, tranne Cina, India e Pakistan, che si sono astenuti. La Corea del Nord, che aveva votato a favore nella prima commissione, non ha partecipato al voto in plenaria.

Il 16 febbraio c’è stata la prima sessione organizzativa, con l’elezione della signora Elayne Whyte Gomez, un’ambasciatrice costaricense, a presidente della conferenza e con l’approvazione dell’agenda dei lavori. Obiettivo, come precisato nel paragrafo 8 della risoluzione 258, è “negoziare uno strumento giuridicamente vincolante che proibisca le armi nucleari e conduca alla loro totale eliminazione”. Ma il professor Ronzitti trova che “l’atmosfera non è delle più propizie” e spiega: “A parte la manifesta contrarietà degli Stati nucleari dichiarati, tranne la Cina, la Russia intende procedere ad un riarmo nucleare, come del resto la nuova Amministrazione Usa. Quanto all’Ue, procede al solito in ordine sparso, come fa di fronte alle grandi questioni di politica estera. L’Assemblea di Strasburgo ha votato a stragrande maggioranza il 27 ottobre 2016 una risoluzione di sostegno all’iniziativa austriaca. Ma i Paesi dell’Unione non hanno avuto una posizione univoca in Assemblea generale. Austria, Cipro, Irlanda, Malta e Svezia hanno votato a favore; Finlandia e Olanda si sono astenute; gli altri hanno votato contro”. L’Ue, comunque, partecipa alla conferenza come osservatore.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+