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L’onta criminale delle armi chimiche di nuovo sul regime di al-Assad: la condanna è quasi unanime, anche se le informazioni sono di parte e frammentarie. E mentre la Russia di Putin si chiama fuori, l’America di Trump addossa la colpa di tutto a Obama, ma conferma che il ‘cambio di regime’ in Siria non è all’ordine del giorno. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si riunirà oggi per deprecare e chiedere che sia fatta “piena luce”.

Che cosa sarebbe accaduto? Almeno 58 morti, tra cui una dozzina di minori, ieri, in un raid aereo, nel quale, secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani, sono stati usati gas, forse il nervino (o forse il sarin). Il bilancio potrebbe aggravarsi: ci sono 160 feriti o intossicati, alcuni gravi.

L’attacco è avvenuto a Khan Sheikhun, a sud di Idlib, la città dello scontro finale tra musulmani e crociati, il capoluogo dell’omonima provincia nord-occidentale in mano a insorti anti al-Assad e qaedisti di Fatah al Sham (ex Fronte al Nusra). Secondo l’Onu, la zona ospita 900.000 sfollati provenienti da aree di guerra. Le vittime sarebbero morte soffocate tra conati di vomito, con la schiuma alla bocca, e presenterebbero restringimenti delle pupille.

Le foto dell’ennesima strage di bambini di questa guerra al sesto anno mostrano piccoli seminudi, ammassati gli uni sugli altri, con le braccia rigide, gli occhi ancora spalancati dal terrore. Ci sono, nelle immagini, file di cadaveri a terra e un padre con in braccio il corpo rigido della propria figlia.  Dagli ospedali, scene di bimbi spaesati, alcuni morenti, altri con le maschere a ossigeno sul volto.

Un ospedale da campo dov’erano curate le vittime del sospetto attacco chimico sarebbe poi stato colpito in un altro raid: la struttura sarebbe stata distrutta, alcune ambulanze danneggiate. Non è chiaro se ci siano state vittime.

Il raid – dicono le fonti degli insorti – sarebbe stato condotto da aerei governativi. L’esercito siriano lealista nega ogni responsabilità: “Non abbiamo e non abbiamo mai usato armi chimiche”. Mosca esclude che vi siano stati raid russi in quella zona.

L’episodio, nonostante tutte le sue incertezze, suscita reazioni di sdegno e condanna da Washington a Bruxelles, da Ankara a Tel Aviv. “L’orribile” attacco chimico nei pressi d’Idlib è venuto dal cielo, indica l’inviato speciale dell’Onu Staffan de Mistura: una riunione del Consiglio di Sicurezza si farà nelle prossime ore.

L’episodio getta una bieca luce sul presidente al-Assad e ne mette in difficoltà il protettore, Putin, che in patria sconta l’impegno siriano con attacchi del terrorismo integralista. La Casa Bianca, invece, traccheggia: rimprovera a Obama di non avere agito nell’agosto 2013, quando Damasco, con la strage di Goutha, varcò la linea rossa delle armi chimiche; ma non indica una linea d’azione. Allora, l’intesa tra Usa e Russia portò nel 2014 a smantellare l’arsenale chimico del regime siriano. Trump e Putin s’erano parlati poche ore prima del raid letale, per la strage di San Pietroburgo.

La vicenda mette un cuneo tra Mosca e Ankara: Erdogan, al telefono con Putin, denuncia l’atto “disumano”, mentre il ministro degli Esteri Cavusoglu parla di “un crimine contro l’umanità”, che “può distruggere il processo” di pace avviato ad Astana. Cavusoglu accusa l’Occidente, rimasto impassibile in passato di fronte a stragi analoghe, d’ipocrisia nella difesa dei diritti umani.

Il tema della “responsabilità” per quanto accaduto in Siria è “centrale”, dice Federica Mogherini: “Noi europei crediamo che chi commette crimini di guerra deve risponderne”. Se è “irrealistico” pensare che la Siria vada avanti come “è stato negli ultimi 40 anni”, la Mogherini aggiunge, però, che “sta ai siriani decidere” la sorte di al-Assad.

L’ipotesi del sarin è fatta da un membro di un centro di informazione dell’opposizione della zona, Mohammed Hassoun, citato dall’Ap, Potrebbero però essere stati usati gas diversi, ma non il cloro perché non dà sintomi come quelli riscontrati: molte vittime erano prive di coscienza e in preda a convulsioni, “quando è stata loro applicata la maschera per l’ossigeno hanno iniziato a sanguinare dal naso e dalla bocca”.

L’Organizzazione dell’Onu per la proibizione delle armi chimiche, l’Opac, è “seriamente preoccupata” dalle notizie di un attacco chimico “riportate dai media”: “La missione investigativa sta raccogliendo e analizzando le informazioni da tutte le fonti disponibili”. La “forte condanna” dell’uso di armi chimiche da parte di chiunque, “ovunque e in qualunque circostanza” è però accompagnata dall’ammissione che l’Opac non sa al momento quale sostanza tossica sia stata usata.

Anche dopo il 2014, attacchi chimici si sono verificati in Siria, per la maggior parte con il gas cloro (non ritenuto di per sé un’arma chimica, ma una sostanza di uso comune utilizzabile come arma). Onu e Opac investigano.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+