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Il ricorso alle armi di distrazione di massa è una strategia abituale per i presidenti americani. Così, Donald Trump prova a tenere lontana l’attenzione della gente dal Russia-gate, che vedrà testimone di fronte alle commissioni d’inchiesta del Senato e della Camera il generale Michael Flynn, suo ex braccio destro in campagna elettorale e, per tre settimane, consigliere per la sicurezza nazionale – fino a che dovette dimettersi per i contatti avuti, ed ufficialmente tenuti segreti ai suoi stessi capi, con diplomatici russi -.

I media sentono puzza di bruciato. Flynn, per deporre, chiede l’immunità: è segno che ha qualcosa da temere. Trump dice che fa bene, lo sostiene ancora. Ma l’inchiesta sui contatti con i russi, prima che il suo team avesse ruolo e titolo, è una miccia che va spenta subito, per evitare il botto.

Mentre decide che fare, il magnate presidente manda avanti il ministro del commercio, un decrepito Wilbur Ross, 80 anni, a dichiarare che la guerra degli scambi mondiale, anzi globale, è iniziata: “Non ci piegheremo più, alzeremo bastioni”. Parole? Trump dà loro concretezza: dopo le illazioni, peraltro non smentite, sui ‘super-dazi’ su prodotti europei, firma due decreti, per contrastare – dice -“gli abusi commerciali” nei confronti degli Stati Uniti; e mette in guardia con un tweet il presidente cinese Xi Jinping, che avrà ospite in Florida la prossima settimana: “E’ una visita difficile”, perché “il nostro grosso deficit è intollerabile”.

Il polverone commerciale crea allarme a Roma, dove si riuniscono gli industriali dei Sette Grandi – l’Italia ha la presidenza di turno del Gruppo -: gli imprenditori, anche statunitensi, sono paladini del libero scambio; il premier Gentiloni li asseconda: “Dobbiamo scommettere sul libero mercato come motore della crescita”.

Negli Usa, invece, i media sono concentrati sul Russia-gate. Fonti della commissione intelligence del Senato, citate dalle Nbc, escludono che Flynn abbia già ottenuto l’immunità, ma riconoscono che ciò potrebbe avvenire: evidentemente si sta ancora negoziando sulle rivelazioni e le ammissioni che l’ex generale è disposto a fare.

Anche New York Times e Washington Post indicano -citando fonti del Congresso- che la richiesta di immunità da parte di Flynn non è al momento prioritaria per chi conduce l’inchiesta, “finché non si va avanti nelle indagini e non si capisce meglio quali informazioni Flynn possa dare in cambio”. Il Russia-gate ha già toccato il segretario alla Giustizia Jeff Sessions e sfiorato il genero di Trump, Jared Kushner, fino al vice-presidente Pence e al presidente. La Casa Bianca tenta di tenerne lontana l’onda, rinvangando le accuse a Obama di avere spiato il suo successore: “Ci sono sempre più elementi contro di lui”.

Alla Nato, il segretario di Stato Rex Tillerson incalza gli alleati: al Vertice di maggio, gli Stati Uniti vogliono che siano concordati piani nazionali per aumentare le spese militari entro l’anno. Tillerson ricorda ai ministri degli Esteri dei Paesi della Nato l’esigenza di fare di più, cioè di spendere di più, per la sicurezza comune, dopo essere stato in Turchia a fare l’elogio del regime di Erdogan. All’Onu, Nikki Haley, ambasciatrice degli Usa, dà un’altra picconata alla politica estera americana, ammettendo che la sconfitta di Assad in Siria non è più una priorità.

Contro Trump, si schierano pure i siti porno leader del mercato mondiale, PornHub e YouPorn, che criticano un voto anti-privacy del Congresso avallato dall’Amministrazione: le compagnie internet potranno vendere alcuni dati personali dei loro clienti, fra cui la cronologia dei siti visitati, senza il loro consenso.

Mentre il magnate chiude, con un risarcimento da 25 milioni di dollari, la truffa della sua Università ‘acchiappa gonzi’, sui social media va forte una battuta attribuita all’ex presidente George W. Bush: “Che strana monnezza”, avrebbe detto del discorso d’insediamento di Trump. Bush jr, che finora non s’è espresso sul suo successore, non conferma. Ma per molti la battuta è la più azzeccata che abbia mai pronunciato.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+