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Da quando s’è preso una bella sberla sull’Obamacare, Donald Trump distribuisce sonori ceffoni: lo fa per rincuorare i suoi elettori che lui mantiene le promesse fatte, mimando il gesto del minatore dopo avere di fatto rimesso in funzione le miniere di carbone, condannando il Pianeta a bollire; e lo fa parlando a nuora perché suocera intenda, con l’ipotesi di dazi punitivi fino al 100% su prodotti europei (e, quindi, anche italiani).

La nuora è l’Europa, che tanto Trump sa già come la pensa sulla libertà degli scambi – glielo spiegò a metà marzo Angela Merkel, schiarendogli le idee che Teresa May gli aveva confuso -. La suocera, più temibile agli occhi del presidente, è la Cina: le indiscrezioni sulle misure anti-Ue escono nell’imminenza della visita che il presidente cinese Xi Jinping farà negli Usa il 6 e 7 aprile, andando a incontrare per la prima volta il presidente magnate nella Casa Bianca dei fine settimana, a Mar-a-lago, nei pressi di Palm Beach, in Florida.

Pare che, per quei giorni, la Corea del Nord prepari un nuovo test nucleare, tanto per rendere un po’ più teso il colloquio – Trump rimprovera a Xi di non tenere a bada Kim III -. Un incontro di Trump con Putin, invece, potrebbe avvenire a margine del G20, a luglio, in Germania, o in campo neutro, forse a Helsinki -.

Da quando c’è Trump il protezionista alla Casa Bianca, Xi veste i panni del campione del liberismo e va a braccetto della Merkel, almeno nelle dichiarazioni. Trump vuole probabilmente fargli capire che aria tira a Washington senza indisporlo troppo. I dazi sono pure tema della revisione del Nafta, mentre Washington prepara misure per colpire “i manipolatori di valute” – un giro di parole per dire i cinesi -.

Per il Wall Street Journal, l’Amministrazione Usa sta valutando se imporre dazi punitivi del 100% su prodotti a rotazione, partendo dagli scooter della Piaggio, le Vespe; sull’acqua Perrier (Nestlé, come la San Pellegrino); sul formaggio Roquefort; e su moto da cross austriache e svedesi. Sarebbe una risposta al bando dell’Ue sulla carne di manzo proveniente dagli Usa, dove i bovini sono trattati con ormoni.

I produttori di carne di manzo americani sostengono perché l’Ue non avrebbe sufficientemente aperto i propri mercati alla loro carne di manzo non trattata con gli ormoni, come prevedeva un’intesa del 2009 sancita dall’Organizzazione del commercio internazionale, la Wto.

Il caso, commenta il WSJ, dà un’idea del grado di aggressività che l’Amministrazione Trump vuole avere con i partner commerciali, in modo consequenziali alle minacce fatte in campagna elettorale.

Una legge nel 2015 consente l’applicazione di dazi punitivi, che, però, le regole della Wto limitano a 100 milioni di dollari – una fetta molto limitata dell’export europeo negli Stati Uniti -. A gestire decisioni e negoziati sarà Robert Lighthizer, il rappresentante Usa per il commercio estero scelto da Trump, ma ancora in attesa della conferma del Senato.

L’offensiva protezionistica non placa tutte le tensioni interne suscitate dalle scelte del presidente: così, Seattle gli fa causa per i suoi tagli alle ‘città santuario’ – c’è pure New York -, cioè quelle troppo liberali con gli immigrati senza documenti in regola; e la magistratura delle Hawaii proroga il blocco del bando bis ai rifugiati e ai cittadini di sei Stati islamici. Mentre in Congresso vanno avanti le audizioni sul Russia-gate: il Senato si dà un piglio più aggressivo della Camera.

La mossa dei dazi innesca la risposta di Facebook, che, come tutti i giganti del web, è portabandiera del liberismo e del globalismo e ha tutto da perderci da una guerra commerciale: “I dazi sono contrari a un mondo aperto”, fa proclamare Mark Zuckerberg, sempre più in politica.

In Europa, c’è chi soffre della sindrome di Stoccolma ancora prima di essere stato preso in ostaggio e già fa autocritica, mentre il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker è ironico: “Se Trump insiste – con le punture di spillo all’Ue, ndr -, promuovo l’ ’exit’ dell’Ohio”, Stato mal scelto perché ‘trumpiano’ – quella della California avrebbe, invece, chance di riuscita -.

Se il Vaticano esprime l’auspico che presidente riveda le sue scelte, non solo e non tanto sui dazi, l’Ue attende, per reagire, che le indiscrezioni di stampa diventino notizie: tutto, infatti, potrebbe ridursi a un bluff per esercitare pressioni sugli europei. Ma Trump non ‘bluffa’ quasi mai.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+