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Si sa come vanno – spesso – a finire queste cose: un colpo al cerchio e uno alla botte. Ma, stavolta, non è così: i colpi finiscono tutti sulle spalle di Donald Trump. Che, però, non se ne dà per inteso e continua a raccontare su Twitter la sua verità. Di fronte alla commissione della Camera che indaga sul Russia-gate, responsabili dell’intelligence statunitense chiariscono che non ci sono prove che Trump sia stato intercettato su ordine del suo predecessore Barack Obama, né di chiunque altro; e spiegano che i russi erano ostili a Hillary Clinton (“la odiavano” e “volevano danneggiarla”), anche se non attribuivano nessuna chance di vittoria al suo rivale.

James ‘Jim’ Comey, il direttore dell’Fbi, uno che non si capisce come possa stare al suo posto, visti i colpi di scena di cui da mesi è protagonista, e l’ammiraglio Michael S. Rogers, capo della Nsa, parlano del Russia-gate e rispondono pure a domande sulle accuse del presidente a Obama. Anzi, lo stesso presidente della commissione intelligence della Camera Usa, David Nunes, un repubblicano, apre l’audizione riconoscendo che dalle verifiche condotte non risultano intercettazioni ‘fisiche’ presso la Trump Tower. E’ però possibile – aggiunge – che “altre attività di sorveglianza” siano state condotte contro Trump e suoi collaboratori.

Le dichiarazioni di Comey e di Rogers sono però precedute dai tweet del presidente, secondo cui l’ex responsabile dell’intelligence James Clapper avrebbe appurato che il Russia-gate, che è costato il posto al consigliere per la Sicurezza nazionale Michael Flynn, è una montatura. Trump afferma: “I democratici hanno inventato e diffuso la storia delle ingerenze russe dopo una campagna elettorale catastrofica”, chiusasi con una sconfitta su tutta la linea, Casa Bianca e Congresso. Ma – dice lui – è tutta una ‘fake news’.

E mentre Comey e Rogers precisano che le indagini sul Russia-gate proseguono (e Comey racconta che a Putin piacciono “i leader come Berlusconi”, gli uomini d’affari “con cui si negozia meglio”), il presidente, prima di ricevere alla Casa Bianca Bill Gates, twitta ancora sui presunti “contatti tra la campagna della Clinton e i russi”: “E’ vero – chiede – che il comitato nazionale democratico non lascerà che l’Fbi indaghi sugli hackeraggi subiti?”.

La Casa Bianca non ritratta le accuse a Obama. Comey e Rogers sono però espliciti: non ci sono prove a sostegno delle illazioni e nessuno ha chiesto aiuto agli 007 britannici – altra storia uscita dalla Fox e ripresa da Trump -. Le indagini sul Russia-gate vanno avanti, anche se il New York Times segnala che le inchieste di Fbi, Camera e Senato si sovrappongono e sono politicamente inquinate.

In parallelo alla ‘deposizione’ dei capi dell’intelligence, si aprono le audizioni del giudice designato alla Corte Suprema dal presidente Trump: di fronte alla Commissione Giustizia del Senato, Neil M. Gorsuch inizia un percorso che s’annuncia accidentato.

Secondo la rivista Forbes, la Casa Bianca è costata 200 milioni di dollari al presidente magnate, che ha appena lanciato il bando per la progettazione del muro al confine con il Messico – dovrà essere efficace, ma anche “esteticamente piacevole” -. Forbes stima la fortuna di Trump in calo a 3,5 miliardi di dollari (da 3,7): il presidente, che però sostiene di essere tre volte più ricco, perde 220 posizioni nella classifica dei paperoni mondiali, scendendo alla 544° posizione.

”Dopo l’elezione – scrive Forbes -, l’iscrizione al club di Mar-a-Lago è raddoppiata a 200.000 dollari, gli attici nelle proprietà a Las Vegas sono volati a prezzi record e c’è chi paga fino a 18.000 dollari a notte per stare al suo hotel di Washington” afferma Forbes. Eppure, Trump è più povero: pesa la frenata dei prezzi delle case a Manhattan, dove si concentra buona parte delle sue proprietà; ma contano anche i 66 milioni di dollari donati alla campagna elettorale e i 25 milioni di dollari pagati per patteggiare nell’azione legale contro la Trump University.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+