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Ci risiamo: Wikileaks rende pubblici migliaia di documenti riservati, che escono dal Center for Cyber Intelligence della Cia e che rivelano una gamma di hackeraggi con un ‘arsenale’ di malware e di cyber-armi che consentono di controllare i telefoni di aziende, enti e cittadini americani ed europei, dall’iPhone della Apple agli Android di Google e Microsoft, fino ai televisori Samsung.

Il consolato Usa a Francoforte sarebbe la base sotto copertura degli hacker della Cia che, da lì, coprono l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa.

La tesi di Julian Assange e dell’organizzazione da lui fondata è che l’America è cattiva e che le sue malefatte vanno smascherate. Ma – appunto! – ecco che ci risiamo: l’America che Assange smaschera è sempre quella ‘buona’ di Barack Obama, mentre quella ‘cattiva’ di Donald Trump ancora una volta trae vantaggio dalle rivelazioni di Wikileaks.

Che escono quando il magnate presidente,  messo in difficoltà dal Russia-gate, si agita menando tweet scomposti a destra e a manca: dopo avere accusato il suo predecessore di averlo fatto intercettare – e adesso potrebbe persino sostenere che la Cia spiava il suo account Twitter, come quelli di molti altri capitani d’industria e membri del Congresso e dell’Amministrazione -, lo incolpa di avere rilasciato da Guantanamo – il carcere vergogna – 122 detenuti pericolosi, che sono tornati a combattere contro gli Stati Uniti – tra di essi, un miliziano yemenita recentemente ucciso in un raid Usa -.

E il rumore di fondo dei documenti di Wikileaks copre anche la preoccupazione dell’Onu per il bando bis anti-rifugiati e anti-migranti islamici pubblicato lunedì dalla Casa Bianca e che entrerà in vigore il 16 marzo.

Assange il biondino, australiano di nazionalità, ecuadoriano di rifugio – dal giugno 2012 se ne sta nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra -, svedese per mandato di cattura – l’accusa è violenza sessuale – e americano per accanimento giornalistico, mostra pure un’ironica accorata preoccupazione patriottica: la Cia – sostiene – ha perso il controllo di gran parte del suo cyber-arsenale, compresi malware e virus di ogni genere.

“Questa straordinaria collezione, che – dice Wikileaks – conta diverse centinaia di milioni di codici, consegna ai suoi possessori tutta la capacità d’hackeraggio” dell’intelligence Usa. L’archivio sarebbe circolato “senza autorizzazione tra ex hacker e contractor, uno dei quali ha fatto uscire “parte della documentazione” ora pubblicata.

Per Assange, la proliferazione di cyber-armi può essere paragonata, in termini di pericolo, a quella del commercio globale delle armi tradizionali: “Una volta che una singola cyber-arma viene persa, può diffondersi in tutto il mondo in pochi secondi”.

Le reazioni ufficiali non smorzano di sicuro le polemiche: “Non commentiamo l’autenticità e il contenuto” dei documenti pubblicati, dice un portavoce della Cia. Bocche cucite pure al consolato di Francoforte, dove, secondo la stampa tedesca, avrebbe stazionato “almeno per un breve periodo” l’unità che spiò il cellulare di Angela Merkel. Qui sarebbero pure state progettate, dopo l’11 settembre 2001, le prigioni segrete dove finirono le vittime delle cosiddette ‘exytraordinary renditions’, veri e propri rapimenti.

Il ruolo del consolato di Francoforte, il più grande al Mondo,  in questa vicenda non rende più semplice l’incontro martedì prossimo fra Trump e la cancelliera tedesca Angela Merkel, attesa in visita a Washington.

Secondo Wikileaks, ”Il programma ‘Weeping Angel’ della Cia è di sicuro la realizzazione più emblematica” fra le cyber-armi: ”Il programma infesta le smart Tv e le trasforma in microfoni”. “Le tv attaccate vengono messe in modalità Fake Off …, registrano i colloqui nella stanza e gli inviano al server della Cia. Nell’ottobre 2014 la Cia valutò se infestare  anche i sistemi di controllo usati sulle auto e sui mezzi pesanti moderni”.

Un altro programma è ‘Umbrage’, una raccolta di tecniche di cyberattacco fatta con virus prodotti da altri paesi, inclusa la Russia. ‘Umbrage’ consentirebbe di mascherare l’origine dei cyberattacchi.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+