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Se non riesce a fermarlo, il Russia-gate può diventare un vortice che trascina a fondo qualche altro esponente della sua Amministrazione e, magari, della sua famiglia. Donald Trump non intravvede ancora il fondo dell’inchiesta che ha costretto alle dimissioni il consigliere alla Sicurezza nazionale Michael Flynn e messo in difficoltà il segretario alla Giustizia Jeff Sessions e che chiama in causa anche suo genero, Jared Kushner, consigliere per il Medio Oriente.

Il presidente copre i suoi, conferma loro la fiducia. Ma i rivoli delle rivelazioni dei media rischiano di divenire torrente. Kushner, il marito di Ivanka, incontrò l’ambasciatore russo negli Stati Uniti Serghiei Kisliak dopo le elezioni, a dicembre, quando non aveva ancora titolo per farlo.

E, oltre a Sessions, almeno altri due consiglieri di Trump parlarono con l’ambasciatore russo durante un seminario diplomatico a margine della convention repubblicana in luglio a Cleveland: sono J.D. Gordon, responsabile della campagna per la sicurezza nazionale, e Carter Page, membro della commissione sicurezza nazionale.

Per Trump, e anche per il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov, che lo cita, quella in atto è “una caccia alle streghe” (Lavrov aggiunge che gli ricorda “il maccartismo”). Ma gli scricchiolii sono inquietanti: salta pure fuori che Mike Pence, il vice-presidente, quand’era governatore dell’Indiana, usava la sua mail personale, invece di quella d’ufficio – il ‘delitto’ di cui si macchiò Hillary Clinton nell’ ‘emailgate’ -.

Benché difeso dalla Casa Bianca, Sessions s’auto-ricusa dall’inchiesta sul Russia-gate, cioè sul ruolo della Russia nelle elezioni 2016, tra hackeraggi e contatti. Sessions sostiene che i suoi incontri furono senza macchia, ma ammette che doveva informarne la Commissione del Senato che vagliava la sua nomina e promette una lettera di spiegazioni.

Il passo di Sessions non stempera le richieste dei democratici per nominare un procuratore speciale o una commissione del Congresso ad hoc per indagare sulle ingerenze russe. Ma i repubblicani, che sono maggioranza, si oppongono.

Il fronte dell’Amministrazione sarebbe, inoltre, spaccato sull’accordo di Parigi sul clima, raggiunto a fine 2015: Steve Bannon, consigliere speciale di Trump, più noto per i suoi contatti con i gruppi bianchi suprematisti che per le sue competenze ambientali, spinge il presidente a sganciare gli Usa dall’intesa, mentre il segretario di Stato Rex Tillerson e Ivanka Trump sono contrari a farlo. Lo scrive il NYT citando fonti governative e ambienti energetici.

In Congresso, c’è fermento sul meccanismo che dovrà sostituire l’Obamacare, la riforma sanitaria del presidente Obama. Il provvedimento deve essere votato la prossima settimana in commissione alla Camera, ma non è stato ancora reso pubblico: l’hanno potuto vedere solo alcuni senatori fidati repubblicani; anche il senatore ‘liberatorio’ del Kentucky Rand Paul, medico, avversario di Trump nella corsa alla nomination, non vi ha avuto accesso, dopo averne criticato le linee guida.

Novità, infine, sul fronte economico-monetario. La presidente della Federal Reserve Janet Yellen giudica “probabilmente giustificato” un rialzo dei tassi d’interesse a metà mese, se la crescita dovesse confermarsi.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+