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Un orecchio a Mosca, per cogliere le reazioni del Cremlino al rilancio delle spese militari Usa. Ed un dito puntato contro Barack Obama: l’ex presidente e i suoi fedelissimi starebbero orchestrando fughe di notizie e proteste contro la nuova Amministrazione. Nelle ore che precedono il suo esordio davanti al Congresso riunito in sessione plenaria, Donald Trump corrobora coi suoi comportamenti una teoria proposta dal New York Times e da altri media: per dare il meglio di sé, il magnate ha bisogno di avere dei nemici – prima era Hillary, poi la stampa, ora Barack -. Quando non ci sono, se li crea.

E’ un atteggiamento che mal si concilia con il desiderio attribuitogli di esprimere, nel suo discorso, valori positivi: ottimismo nel futuro e impegno per la sicurezza. Ma Trump non bada alla coerenza e si promuove a pieni voti: si dà 10 in condotta e 8 in profitto; ed afferma di avere “grande rispetto per i media”, dopo avere criticato il NYT che “scrive bugie” e “ha intenti diabolici”.

L’aumento del 10% delle spese per la difesa, 54 miliardi di dollari in più nel 2018 rispetto ai circa 500 miliardi del 2017, fa vibrare le antenne del Cremlino: con i propositi di supremazia nucleare, suona rilancio della corsa agli armamenti. Il commento di Mosca è di basso profilo, ma esplicito: “Se Washington aumenta le spese per la difesa, se non si tratta della solita retorica, reagiremo”. Pechino è serafica: auspica che l’aumento delle spese per la difesa “aiuti la pace globale”.

Secondo la stampa Usa, Vladimir Putin e i suoi collaboratori sono sempre più convinti che Trump non inciderà davvero sui rapporti RussiaUsa e che, anzi, la sua imprevedibilità sia un handicap. Per ora, il Cremlino cerca di sfruttare a proprio vantaggio le turbolenze alla Casa Bianca e si tiene sul vago quanto a un prossimo incontro fra i due presidenti. A Trump, ieri, il Senato ha ‘sdoganato’ il segretario al Commercio Wilbur Ross, il più filo-russo dei filo-russi della nuova squadra.

Il discorso al Congresso serve a delineare il progetto di bilancio 2018 e l’agenda a breve termine. L’aumento delle spese per la difesa è coperto dal miglioramento dell’economia – che però nel IV trimestre 2016 è cresciuta meno del previsto, dell’1,9% – e da tagli delle spese per la ricerca, l’istruzione, l’ambiente e gli aiuti allo sviluppo – una decisione bocciata da 120 ex generali -. Ciò potrebbe mettere il presidente in rotta di collisione con lo speaker della Camera Paul D. Ryan, che dà priorità alla riduzione del deficit di bilancio e vuole ridurre le spese per sicurezza sociale e sanità, le due voci di spesa maggiori del bilancio federale.

Parlando ai governatori, Trump ammette per la prima volta che la riforma sanitaria è “un soggetto incredibilmente complesso”; e fa capire che rimpiazzare l’Obamacare richiederà un sacco di lavoro e renderà difficile affrontare altre priorità, come la riforma fiscale e lo sforzo per le infrastrutture.

Nelle tribune della Camera, è guerra di ospiti. I repubblicani invitano familiari di vittime d’immigrati clandestini. I democratici rispondono con immigrati che servono all’America e vittime del bando di Trump, che potrebbe essere rinnovato oggi stesso; e pure malati gravi minacciati dall’abrogazione dell’Obamacare. La replica al presidente è affidata ad Astrid Silva, una ‘dreamer’, cioè una persona entrata negli Usa da bambina e rimastavi grazie a Obama.

Fra le polemiche che investono il team Trump, quella di giornata sul web è la più futile di tutte: Kellyanne Conway, la controversa consigliera dei “fatti alternativi” – cioè, balle fatte notizie -, viene colta inginocchiata sul divano nello Studio Ovale, un po’ scomposta, tubino rosso sopra il ginocchio, mentre fa fotografie al presidente che riceve i rappresentanti delle principali università afro-americane. La vicenda è irrilevante, ma diventa virale. Qualcuno prova a spegnere la polemica postando una foto di Obama – celebre – con i piedi sulla scrivania: e, invece, la rinfocola.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+