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E’ un avvocato italo-americano di trent’anni, che ha scelto di vivere in Russia, a Ekaterinburg, il leader del movimento per la secessione della California dagli Stati Uniti: Louis J. Marinelli, un insegnante di inglese, si guadagna l’attenzione dei media americani, e non solo, brandendo l’arma della Calexit contro Donald Trump e quant’altri usano la Brexit per fomentare i nazionalismi dell’Ue.

Ekaterinenburg, 1500 km a Est di Mosca, è nella storia perché lì, nella notte tra il 16 e 17 luglio 1918, furono fucilati dai bolscevichi l’ultimo zar Nicola II e i suoi familiari. Poi, la cittadina sparì dalle carte geografiche per quasi 70 anni: in onore di un eroe della rivoluzione, fu chiamata Sverdlosk. E la provincia di cui è la capitale si chiama tuttora così.

Non pare che la scelta di Marinelli di vivere lì abbia qualcosa a che fare con lo zar e con i bolscevichi, anche se crea, intorno al personaggio, un alone di curiosità e di diffidenza.. Il presidente del movimento Yes California, che si batte per l’indipendenza californiana, ha però visto la popolarità del progetto fare un balzo in avanti con l’elezione di Trump – nello Stato sul Pacifico, Hillary Clinton vinse a mani basse -.

In linea di diritto, l’idea non ha chance di realizzazione, perché ci vorrebbe un emendamento della Costituzione Usa. Ma è un po’ il discorso di Mario Draghi che dichiara l’euro “irrevocabile” perché non c’è una procedura per tornare indietro. Se, però, un Paese, o un popolo, fanno una scelta democratica è poi difficile impedire loro di perseguirla.

Il principio alla base della Calexit è che “la California è una nazione, non è uno Stato” dell’Unione: principio bislacco, se vogliamo, perché la California è un miscuglio di razze e di nazionalità. Ma la Silicon Valley e i giganti dell’informatica e dell’innovazione, in gran parte ostili al presidente magnate, perché temono che ostacoli l’afflusso di cervelli esotici necessario al loro successo, vogliono che una proposta del genere figuri sulle schede del voto di midterm del novembre 2018.

Ci vogliono 585.407 firme per indire il referendum. Con eventi, comizi e una campagna online, ‘Yes California’ lavora per raccoglierle, usando argomenti come il fatto che la California, con i suoi circa 40 milioni d’abitanti e un’economia che la farebbe entrare di diritto nel G7, è all’avanguardia nella tutela dei diritti civili, paga per Stati coi conti in rosso, è rallentata nella sua crescita dalle leggi federali, non ha adeguato peso nelle elezioni presidenziali.

Ma la ragione vera di questa voglia di secessione è l’avversione per Trump. Su Facebook il gruppo parla di “divorzio per differenze inconciliabili”. E i suoi circa 40.000 amici sono d’accordo. Un recente sondaggio dice che un abitante della California su tre appoggia l’idea: due anni fa, era solo uno su cinque.

“La California è diversa dal resto dell’America”, spiega Marcus Ruiz Evans, uno dei co-fondatori del movimento, che si auto-presenta come il Galileo, o il Copernico, di questa rivoluzione e che è convinto si stiano creando le condizioni per andare fino in fondo. Certo, ci sarebbe il problema della difesa e della sicurezza: Yes California vede per lo Stato indipendente che – ancora – non c’è un futuro di neutralità, modello Svizzera.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+