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Sta a vedere che Donald Trump fa bene ai leader europei: da quando il magnate che twitta è entrato alla Casa Bianca, Angela Merkel e i suoi 27 Nani hanno trovato un po’ di smalto e hanno pure tirato fuori le unghie. Sarà pure l’imminenza delle elezioni in Olanda, Francia, Germania e magari Italia, ma i nostri Eroi paiono meno ingessati. Almeno la lingua è sciolta.

Sorridente e persino perfidamente melliflua, Angela Merkel ha ieri replicato al presidente Usa che, giorni fa, criticava il surplus commerciale tedesco sostenendo che sulla 5° Strada ci sono più Mercedes che auto americane di alta gamma. Parlando a Monaco, alla Conferenza per la Sicurezza, annuale appuntamento ‘stile Davos’ – tante chiacchiere, nulla di concreto -, la Merkel ha così apostrofato, scherzando, il vice di Trump Mike Pence: “Se dà un’occhiata qui in questa sala e vede quanti iphones e prodotti della Apple ci sono, io direi che possa considerarsi soddisfatto … Credo che sulla 5° Strada ci siano meno auto tedesche… “.

La 30° giornata della presidenza di Donald Trump, che domani compirà un mese dall’insediamento, s’è giocata soprattutto in trasferta: Pence a Monaco – e domani sarà a Bruxelles, all’Ue -; Tillerson, il segretario di Stato, a Bonn al G20 – dove ha visto cinesi e russi -; e il capo del Pentagono Mattis tra Bruxelles, alla Nato, e Monaco. Tutti impegnati in missioni europee, per tranquillizzare i partner sulle reali intenzioni della nuova Amministrazione.

Messaggi spesso contraddittori con i tweet del presidente, concentrati, però, da ultimo, sulla stampa “nemica degli americani: ”Non credete ai (Fake News) media – twitta Trump  -. La Casa Bianca sta funzionando benissimo. Ho ereditato un caos e lo sto risolvendo”. Il NYT ribatte: “Non è vero, lo stai creando… Trump è un apprendista”.

Il presidente sta per annunciare un nuovo piano anti-ingressi negli Usa dopo avere già ordinato deportazioni di immigrati senza i documenti in regola: il nuovo bando, a quanto si apprende, dovrebbe ricalcare quello bocciato a più riprese dalle Corti federali.

Il discorso di Pence a Monaco è stato narcotizzante su tutti i fronti. Resta da vedere se fosse sincero e, soprattutto, se riflettesse i reali sentimenti dell’Amministrazione Trump: gli Usa – ha detto – credono ancora nella Nato e hanno valori in comune con l’Ue, come la difesa della democrazia. L’appoggio all’Alleanza è “incrollabile”, ma Washington chiede ai partner di rispettare gli impegni, cioè di spendere di più per la sicurezza. Il nemico comune sono il sedicente Stato islamico, l’Isis, e il terrorismo integralista: Trump ha piani per distruggerli. Parole che hanno quasi mandato in estasi il ministro degli Esteri italiano Alfano: “Ha detto proprio quello che speravamo dicesse”.

Meno positive, anzi negative, le reazioni di Mosca alle ultime sortite dell’Amministrazione Trump, che, dopo l’ ‘affare Flynn’, con le dimissioni del consigliere per la Sicurezza nazionale per eccesso d’apertura alla Russia, frena sul ravvicinamento e torna a battere su tasti quasi dimenticati , Ucraina e Crimea. La Merkel ci salta su: “La vicenda Crimea inibisce soluzioni ragionevoli con Mosca”. Pence le va in scia: “Continuiamo a incalzare la Russia sull’Ucraina”. E il Cremlino resta “deluso”. Ma può essere un po’ un gioco delle parti: magari, Tillerson e Lavrov, senza troppi europei intorno, si sono parlati in modo diverso.

La cronaca dice che il Secret Service, il corpo di polizia cui è affidata la sicurezza del presidente, indaga sul lancio di un oggetto contro il corteo di auto di Trump tra l’aeroporto di Palm Beach e Mar-a-Lago, la tenuta in Florida del magnate divenuta la Casa Bianca dei fine settimana.

E a Ciudad Suarez, città messicana separata da El Paso in Texas solo da un ponte sul Rio Grande, migliaia di persone hanno creato un ‘muro umano’ contro il progetto di Trump di costruire un muro tra i due Paesi. I dimostranti salutavano con campioni di stoffa variopinti gli abitanti di El Paso: l’idea è che un ‘muro umano’ unisce le due città, mentre uno d’acciaio o di mattoni le divide.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+