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Proprio mentre un granello di sabbia iraniano rischia d’inceppare gli ingranaggi del miglioramento delle relazioni tra Usa e Russia, ecco la voce, raccolta dalla Nbc, d’un ritorno a casa non spontaneo di Edward Snowden, la ‘talpa dell’Nsa’. Più che merce di scambio, perché Washington non ha oggi con chi barattarlo, un pegno d’amicizia di Vladimir Putin a Donald Trump, che ha spesso definito Snowden “una spia” e “un traditore”. E, quasi a bilanciare l’informazione, ecco un’altra illazione, stavolta della Cnn: nel dossier d’intelligence anti-Trump saltato fuori a gennaio, e liquidato come inaffidabile, c’è qualcosa di vero, non sono solo fandonie.

Che cosa valgano, l’una e l’altra informazione, è aleatorio dirlo. Anatoli Kucherena, l’avvocato della talpa, relega lo scoop della Nbc a “semplici speculazioni”. In stile Trump, e quindi meno misurato, il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer sulla notizia della Cnn: “Continuiamo a essere disgustati dalle loro fake news”. Riserbo, invece, da Fbi, Cia, Dipartimento della Giustizia.

Le incertezze sulla valenza delle informazioni confermano come, a tre settimane dall’insediamento di Trump, Washington sia tutta una girandola d’ipotesi e interrogativi. Giornalisti e vecchie volpi della politica devono ancora rendersi ben conto di quanto sta accadendo ed imparare a distinguere tra ‘ballons d’essai’ e fatti reali.

The Telegraph sostiene che c’è “del metodo dietro la pazzia di Donald Trump”, così che l’eterodosso presidente degli Stati Uniti riesce sempre a essere un passo avanti ai suoi critici. Prendiamo, ad esempio, la vicenda del bando all’ingresso negli Usa di tutti i rifugiati e dei cittadini di sette Paesi musulmani, respinto a due riprese dalle Corti federali: si dava per scontato che l’Amministrazione sarebbe ricorsa alla Corte Suprema, ma Trump, in viaggio per la Florida, dove gioca a golf con il premier giapponese Shinzo Abe, ha sorpreso tutti annunciando un nuovo bando che presti meno il fianco del primo ai rilievi legali.

Lo sconcerto è condiviso da partner e alleati. “Ci sono da affrontare nuovi approcci internazionali aggressivi, ma non necessariamente negativi, espressi da Trump e da Putin”, afferma il ministro degli Esteri Alfano a Madrid, al Congresso del Ppe.

Di Snowden, parlano fonti che hanno visionato rapporti confidenziali, dove s’ipotizza “un regalo” di Putin a Trump. Voci del genere provenienti dalla Russia vengono raccolte fin dall’insediamento del magnate presidente, pur se Mosca ha appena esteso per altri due anni il permesso di soggiorno della ‘talpa’.

Snowden ironizza su Twitter. “Finalmente una prova inconfutabile che non ho mai cooperato con l’intelligence russa. Nessun Paese dà via le spie: le altre avrebbero paura di essere le prossime”. E Ben Wizner, suo avvocato alla American Civil Liberties Union, afferma: “Non abbiamo ricevuto segnali in questo senso, né abbiamo motivi di preoccupazione nuovi”.

Effettivamente, l’eventuale consegna di Snowden intorpidirebbe anche le acque di Julian Assange, l’uomo Wikileaks, che ha finora goduto di appoggi a Mosca evidenti.

La vicenda del rapporto d’intelligence anti-Trump è, se possibile, più sfumata: per la prima volta, gli inquirenti statunitensi avrebbero “trovato conferme” di conversazioni contenute nel dossier loro fornito da un ex agente del MI6 britannico, Christopher Steele.

Le conferme – dice la Cnn – “non riguardano gli aspetti piccanti del rapporto, ma alcuni colloqui che si sono svolti nei tempi e modi descritti”. Il che ricrea “fiducia” nella credibilità del dossier. Alcune persone coinvolte “sono note all’intelligence Usa per essere state pesantemente impegnate nella raccolta di informazioni dannose per Hillary Clinton e favorevoli a Trump”.

Non c’è prova che il Cremlino disponga d’informazioni compromettenti sul presidente Usa, anche se i contenuti originali del dossier sono estremamente imbarazzanti: festini in un hotel di Mosca; tangenti per ingraziarsi le autorità russe in vista di possibili affari, contatti con l’intelligence russa per hackerare lo staff della Clinton.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+