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Mentre gli ordini esecutivi del presidente Trump scavano un solco tra l’America che lo sostiene e quella che lo critica, i repubblicani in Congresso scavano un fossato tra loro e i democratici, ‘congelando’ le regole che valgono per la ratifica delle scelte dei ministri fatte dalla Casa Bianca. L’obiettivo è stringere i tempi d’insediamento dei ministri e del nuovo giudice appena designato della Corte Suprema Neil Gorsuch.

Lo scontro politico aumenta il tasso d’ansia nel Mondo per quanto sta avvenendo a Washington. L’Ue esprime preoccupazione per i migranti e per il clima; la Chiesa, portatrice della cultura dell’apertura, è allarmata. Il presidente magnate spaventa anche i suoi alleati: Theresa May prende le distanze dal bando agli immigrati,“E’ divisivo e sbagliato –dice-, un errore che semina discordia … Non ne sapevo niente”, pur essendo stata alla Casa Bianca venerdì scorso, poche ore prima dell’annuncio delle misure shock (evidentemente Trump non l’aveva informata).

La scelta di Trump per la Corte Suprema, è un giudice di 49 anni – mai nessuno così giovane da 25 anni -, che potrà condizionare per decenni le decisioni della massima magistratura degli Stati Uniti (l’incarico è a vita). “Avevo promesso che avrei scelto il miglior giudice del Paese e l’ho fatto”, afferma il presidente in una conferenza stampa in stile show televisivo da prime time. Ora il Senato deve ratificare la nomina del successore di Antonin Scalia, il giudice conservatore d’origine italiana deceduto nel febbraio 2016: ci vogliono 60 voti e i repubblicani ne hanno solo 52, ma potrebbero cercare di sbloccare l’impasse con marchingegni istituzionali (Trump evoca l’ ‘opzione nucleare’).

Gorsuch viene dal Colorado: è di orientamento conservatore e ”originalista”, ossia fedele al testo delle leggi. Con lui, i repubblicani, che già controllano il potere esecutivo e quello legislativo, avranno il controllo anche di quello giudiziario. La Corte Suprema è determinante su questioni come l’aborto, il controllo delle armi, la pena di morte, i diritti religiosi, i diritti civili e può anche essere determinante su scelte politiche – nel 2000, mandò alla Casa Bianca George W. Bush -.

Emerso da una rosa di 21 candidati, Gorsuch è un magistrato dal curriculum brillante, nominato giudice federale da Bush e approvato in modo bipartisan, senza alcuna obiezione. Per creare la suspense, Trump ha fatto arrivare a Washington anche il secondo finalista, Thomas M. Hardiman (51 anni), cui – per ora – non sono bastate le raccomandazioni della collega Maryanne Trump Barry, sorella giudice del magnate presidente. Ma non è escluso che altri vuoti si creino nella Corte, vista l’età avanzata di molti membri.

I democratici, sul piede di guerra su tutti i fronti, potrebbero decidere di boicottare la nomina come hanno fatto i repubblicani con Merrick Garland, designato da Obama dopo la morte di Scalia e mai preso in considerazione dal Senato.

Charles Schumer, leader della minoranza dem al Senato, ha già aperto il fuoco di sbarramento, sostenendo di avere ”seri dubbi” che Gorsuch appartenga al ”mainstream legale”. Il giudice, ”ha ripetutamente preso le parti delle società contro i lavoratori, ha dimostrato ostilità verso i diritti delle donne e ha esibito un approccio ideologico”. Il gruppo liberal People for american Way lo descrive come un ”guerriero ideologico che mette le politiche di destra sopra la Costituzione”.

Proteste e fermenti continuano a traversare Washington. Nonostante il monito della Casa Bianca ad ”accettare il programma di Trump o ad andarsene”, circa 900 funzionari del dipartimento di Stato hanno firmato un memorandum di dissenso sulla sospensione temporanea dell’ingresso dei rifugiati e dei cittadini provenienti da sette Paesi islamici.

Si profila pure una grana internazionale. Gli Usa all’Onu giudicano “inaccettabili” i nuovi test missilistici iraniani. All’esordio o quasi nel Consiglio di Sicurezza, Nikki Haley, nuova rappresentante degli Stati Uniti, dice che i test “violano l’accordo sul programma nucleare” tra Teheran e i ‘5 + 1’, le 5 potenze nucleari ‘legittime’ e la Germania. “Tutti dovremmo essere preoccupati”.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+