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Fra poche ore, l’evento politico finora più inatteso, inopinato, imprevisto del XXI Secolo sarà vero: giurando fedeltà alla Costituzione, Donald Trump diventerà il 45° presidente degli Stati Uniti. Barack Obama se ne va battendo un pugno sul tavolo, o sulla sabbia: aerei, droni e missili Usa compiono un raid in Libia contro campi del sedicente Stato islamico, uccidono decine di miliziani, risparmiano – è la versione ufficiale – donne e bambini. Fosse stato così decisionista in tutti gli otto anni della sua presidenza come lo è stato nelle ultime otto settimane, Obama avrebbe forse ottenuto più risultati – e Trump si appresta a disfare molte delle sue poche realizzazioni -.

La presidenza del magnate inizia all’insegna di una televendita: i 250 mila possessori del biglietto che dà diritto ad assistere alle cerimonie d’insediamento potranno acquistare, “ad un prezzo molto speciale”, assicura la commissione organizzatrice, una targa automobilistica commemorativa edita con tiratura limitata – c’è il nome del presidente e il suo slogan ‘Make America great again’ -.

Quella di Obama si chiude con le parole d’una canzone di Joan Baez divenuta l’inno del ‘68: “We shall overcome”. E’ la chiusa d’una lettera di ringraziamento agli americani diffusa nel momento del congedo: “Quando l’arco del progresso vi parrà lento, ricordatevi che l’America non è il progetto d’una sola persona. La parola più potente della nostra democrazia è ‘we’, noi. Come ‘We the People’ – il discorso più famoso di Abramo Lincoln -, ‘We Shall Overcome’. E ‘Yes, we can’”. La parola più usata da Trump, invece, è ‘I’, Io.

Adesso ci si chiede che cosa lascerà scritto, come vuole la tradizione, Obama al suo successore.

Alla vigilia dell’Inauguration Day, il Senato ha proseguito le audizioni dei ministri della futura Amministrazione, mentre Trump completava la sua squadra designando all’Agricoltura l’ex governatore della Georgia Sonny Perdue. Alcuni ministri non sono stati particolarmente brillanti: Steven Mnuchin, il segretario al Tesoro, ad esempio, ha omesso di dichiarare beni per cento milioni di dollari (poi se n’è ricordato e s’è corretto). Un titolo di merito, forse, agli occhi di Trump, che si fa un vanto non di evadere le tasse, ma di eluderle nella misura del possibile. Il magnate considera la sua Amministrazione “la più intelligente” che abbia mai gestito gli Stati Uniti.

Le cerimonie d’insediamento alla Casa Bianca del nuovo presidente hanno riti e tempi che risalgono fino a George Washington, il primo presidente. Esse sono, in realtà, iniziate già ieri, quando Trump ed il suo vice Mike Pence hanno deposto una corona sulla tomba del Milite Ignoto, al cimitero nazionale di Arlingon. La sera, c’è stato un concerto di benvenuto al Lincoln Memorial intitolato senza originalità Make America Great Again.

Il giuramento, sulla gradinata davanti al Congresso, avverrà alle 12.00 ora locale, le 18.00 in Italia: prima Pence, poi Trump, nelle mani del presidente della Corte Suprema John Roberrts. Dopo, Trump farà un discorso, il primo da presidente, che non dovrebbe eccedere la mezz’ora: Obama dovrebbe essere lì ad ascoltarlo, come Bill e Hillary Clinton e gli altri ex presidenti – tranne Bush sr, che ha la polmonite -, ma decine di senatori e deputati saranno polemicamente assenti. Il tutto inframmezzato da esibizioni musicali e discorsi religiosi – e certamente anche da proteste, sia pure sullo sfondo, lontane -.

Poi, il nuovo presidente e la first lady Melania sfileranno dal Campidoglio alla Casa Bianca, dove gli Obama consegneranno loro le chiavi. La sera vi saranno, in tutta la capitale, balli in loro onore, cui la coppia presidenziale, se lo vorrà, interverrà per un giro di danza. Questa notte, i Trump dormiranno per la prima volta nella dimora presidenziale; e, domani, per la prima volta, Donald si metterà al lavoro nello Studio Ovale. C’è molta attesa per il suo primo tweet presidenziale.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+