CONDIVIDI

Avanti di questo passo, Donald Trump, di qui all’Inauguration Day, venerdì 20 gennaio, li mette d’accordo tutti: tutti contro di lui, tranne Putin e la May. Ad ogni tweet, ne abbatte uno, d’alleato. Nell’intervista al Sunday Times, poi, fa strike, come al bowling: li abbatte tutti, quasi fossero birilli.

Gli sta persino riuscendo il miracolo di mettere gli europei d’accordo fra di loro. All’affermazione che la Brexit è solo l’inizio e che presto altri Paesi lasceranno l’Unione, persino l’Ungheria nazionalista e anti-integrazione di Viktor Orban risponde: “Chi?, Noi no”. Ma, attenzione!, non c’è da farsi illusioni: per quanto astruse siano le affermazioni di Trump, quando le farà da presidente degli Stati Uniti troverà orecchie disposte ad ascoltarlo.

Forse, non quelle dei giornalisti, visto che vuole espellere dalla Casa Bianca i corrispondenti, riappropriandosi dello spazio della sala stampa: dalla West Wing, resa celebre dall’omonima serie televisiva, all’adiacente Old Executive Office. Ma l’indirizzo non sarebbe più il mitico Pennsylvania 1600.

La comunicazione di Trump è uno scoppiettio di petardi: interviste d’ogni genere, tweet, illazioni che stanno sul crinale tra l’indiscrezione e la bufala, come la notizia – smentita, lasciando il dubbio che fosse un ‘ballon d’essai’ – del Vertice di Reykjavik con Putin, un remake dello storico e determinante Reagan – Gorbaciov 1986.

Nell’intervista al Sunday Times, Trump ne ha per tutti: attacca l’Ue, che è “uno strumento per fare gli interessi della Germania” e sulla Nato, che è “obsoleta” e che non è attrezzata per combattere contro il terrorismo (e dire che non fa altro, almeno dall’11 Settembre 2001) e nella quale gli alleati devono pagare di più.

Il magnate giudica “un errore catastrofico” di Angela Merkel avere accolto in Germania un milione di rifugiati e assicura che lui alzerà i controlli alle frontiere, renderà più difficili i viaggi in America anche per gli europei. Sulla Russia, dice, l’intelligence Usa ha sbagliato e deve scusarsi; e lui vuole togliere le sanzioni.

Ma il capo della Cia John Brennan, che a fine settimana lascerà l’incarico, non fa passi indietro: Trump – dice – dovrebbe “limitare i commenti”, perché “fa correre rischi alla sicurezza nazionale”  e “non ha piena comprensione della situazione russa”. La replica è senza appello: Brennan “non avrebbe potuto fare peggio”, l’intelligence americana s’è comportata come la Gestapo nazista diffondendo il presunto dossier russo lesivo dell’immagine del presidente eletto (un’equiparazione giudicata “oltraggiosa” dagli 007 Usa).

Ed è scontro anche sulla Fed, guidata da Janet Yellen, per gli aiuti all’economia, mentre l’Fmi esprime dubbi sulle politiche di Trump e bolla come negativo il rigurgito di protezionismo annunciato.

La Merkel gli replica che sbaglia sull’Ue e che gli europei sono padroni del loro destino, la Francia prospetta come “migliore risposta” al presidente americano “l’unità degli europei”; la Nato alterna espressioni di preoccupazione alla fiducia nell’alleanza con l’America; Federica Mogherini invita gli Usa a riflettere. Persino Alfano azzarda una replica: “Se la Nato è obsoleta – dice -, noi progettiamo di rafforzare la difesa europea” – fosse vero e non, al momento, solo parole -.

Mosca, invece, condivide le affermazioni di Trump. Il premier britannico Theresa May, che si considera ormai fuori dall’Ue, senza peraltro ancora esserlo, accetta la prospettiva d’un’intesa commerciale bilaterale tra Regno Unito e Stati Uniti.

Negli Usa, mugugni e proteste contro l’insediamento si intensificano: dopo un week-end di cortei, Michael Moore progetta altre manifestazioni; e c’è chi scende in piazza per difendere l’Obamacare, che Trump vuole rimpiazzare una non meglio precisata ‘assicurazione per tutti’. I democratici sono in subbuglio dopo gli insulti al deputato John Lewis, uno degli eroi della marcia di Selma – 26 congressman diserteranno l’Inauguration Day -, mentre Trump nel Martin Luther King rende omaggio al martire della fine del segregazionismo.

Sulla copertina del New Yorker, che ha bollato l’elezione di Trump come “una tragedia americana”, il magnate guida un’auto giocattolo – gli Stati Uniti –e suona il clacson, sotto il titolo ‘Al volante’. L’idea è che Trump prende la presidenza come un gioco. A rischio di andare a sbattere; e di portarci a sbattere.

The following two tabs change content below.
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+