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Italian Interior Minister Marco Minniti speaks during a press conference with Foreign Minister of the national reconciliation Libyan government Mohamad Tahar Siala at the Ministry of Foreign Affairs in the Libyan capital, Tripoli, on January 9, 2017. / AFP PHOTO / STR

La riapertura dell’Ambasciata d’Italia a Tripoli pare essere andata di traverso a molti libici: da che s’è fatta, martedì 10, non passa giorno senza una grana. Giovedì, il colpo di Stato bufala dell’ex premier islamista Khalifa Ghwell e, ieri, la presa di posizione anti-italiana del governo di Tobruk, quello ‘legittimo’ prima che l’Onu appoggiasse l’esecutivo di concordia nazionale del premier Fayez al-Serraj.

Si direbbe che nel Paese sia in corso un rimescolamento d’alleanze e di rapporti di forza, fors’anche in vista dell’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump, che potrebbe accentuare il distacco degli Usa dalla Regione. Per Antonio Varvelli, esperto di Libia dell’Ispi, sarebbe in atto un tentativo di “coagulare il malcontento contro il governo” di al-Serraj, che “ha difficoltà non solo a controllare l’intero Paese ma anche Tripoli”. I motivi del malcontento sono le difficoltà del “vivere quotidiano” nella stessa capitale. “Da settimane in alcune zone si registrano blackout elettrici anche di 24 ore. Ci sono inoltre problemi con la raccolta dei rifiuti e con la disponibilità di contanti nelle banche”.

Se Varvelli non vede nessi tra il tentato golpe e la riapertura dell’ambasciata, le autorità di Tobruk, che non riconoscono il premier al-Serraj, la considerano una “nuova occupazione”. Secondo il sito ‘The Libya Observer’, il ministero degli Esteri del governo guidato da Abdullah al-Thani ha inviato una “nota diplomatica urgente” a tutte le ambasciate ed i consolati libici all’estero, per informarli “del ritorno militare dell’ambasciata italiana” a Tripoli.

Al governo di al-Thani, che gode dell’appoggio dell’Egitto e che ha buoni rapporti la Francia, fa riferimento il generale Khalifa Haftar, un uomo potente e un interlocutore privilegiato della Russia (di recente è stato ospite su una portaerei russa nel Mediterraneo, l’ ‘Ammiraglio Kuznetsov’).

Nella loro nota, le autorità di Tobruk sostengono che “una nave militare italiana carica di soldati e munizioni è entrata nelle acque territoriali libiche”, il che rappresenterebbe “una chiara violazione della Carta delle Nazioni Unite e una forma di ripetuta aggressione”. Circostanza categoricamente smentita da fonti militari fedeli ad al-Serraj: l’ingresso della San Giorgio, insieme alla olandese Rotterdam, in acque territoriali libiche è avvenuto per una missione d’addestramento della Guardia costiera libica – inquadrata nell’Operazione Sophia di EunavforMed – ed era stato concordato.

Fonti italiane precisano che il governo di Tobruk guidato da al-Thani non è un’ “entità riconosciuta” e mira solo a creare tensioni. Nei giorni scorsi erano circolati a Tripoli volantini contro la riapertura dell’ambasciata italiana: vi si convocava una manifestazione per ieri, ma si ignora se si sia svolta e che dimensioni abbia avuto.

L’ambasciatore Giuseppe Perrone, che giovedì aveva testimoniato alla stampa internazionale l’insuccesso dell’insurrezione di Ghwell, può ora misurare amici e nemici in Libia. Vi è chi – scrive ‘The Lybia Observer’ – deplora il “linguaggio ostile” della nota di Tobruk, notando che le autorità dell’Est del Paese utilizzano due pesi e due misure: “Non avevano neppure commentato la notizia dell’entrata nelle acque territoriali della portaerei russa su cui salì il generale Haftar”.

Al Sarraj ha incaricato unità delle forze armate libiche di ristabilire l’ordine e contrastare le milizie di Ghwell: l’ordine sarebbe stato impartito giovedì sera in una riunione gestita dal vicepresidente del Consiglio presidenziale libico Ahmed Maetig con funzionari e militari.

Ma a Tripoli la situazione resta fluida. La brigata dei “Rivoluzionari di Tripoli” avrebbe dichiarato l’altra sera lo stato di emergenza, dopo il colpo di Stato fallito. La Brigata di Haitham Al-Tajouri è uno dei gruppi armati più numerosi e potenti nella capitale libica: lo scorso agosto i suoi miliziani avevano preso il controllo delle sedi di alcuni ministeri.

Sembra da escludersi una convergenza tra Tobruk e gli islamisti: “Anche se le alleanze in Libia sono molto variabili – spiega Varvelli -, Ghwell e i suoi erano oppositori del generale Haftar e fanno riferimento al gran mufti di Libia Sadiq Al-Ghariani”.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+