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Donald Trump respinge tutte le accuse. Lui, che di ‘fake news’ è un maestro, liquida così illazioni e sospetti che si rovesciano sul suo conto nelle ore che precedono la sua prima conferenza stampa da presidente eletto, fatta nella sua Trump Tower a Manhattan. I media diffondono al condizionale notizie d’un dossier compromettente in mani russe, di cui l’intelligence americana è venuta a conoscenza tramite una fonte dall’affidabilità incerta.

Trump scandisce: “E’ tutto falso”: le “informazioni personali e finanziarie compromettenti” sono solo “fake news”. La Cnn svela l’esistenza del dossier; il NYT ne prende visione, ma non si fida a pubblicarlo; il sito BuzzFeed ci pensa un po’, poi lo mette online integrale, avvertendo che è “materiale non verificato”, né allo stato verificabile.

“Nulla di quanto è scritto in quelle carte è mai accaduto – afferma Trump -. Sono cavolate messe in giro da gente malata”. BuzzFeed “scrive un mucchio di spazzatura”: “la pagherà” perché non doveva “diffondere il dossier”. E lo showman respinge la domanda del reporter della Cnn, suscitando le proteste dei giornalisti in sala.

“Non ho nulla da temere”, assicura Trump. Prima, aveva parlato il suo vice Mike Pence: tutta colpa dei media “irresponsabili”, “Gli americani ne hanno abbastanza”.

Degli hackeraggi russi sulle elezioni presidenziali, un tema che da settimana impegna l’intelligence statunitense e i media di tutto il Mondo, Trump dice: “Credo che dietro l’hackeraggio delle elezioni vi sia la Russia, ma vi siano anche altri Paesi, altra gente”.

Chiederà un rapporto su quanto è avvenuto: le agenzie americane ne hanno in realtà appena illustrato uno a lui e al presidente Obama, dando al Congresso una versione non classificata.

Quanto accaduto non impedisce a Trump di auspicare “un rapporto migliore con Putin: andare d’accordo con Putin “è un punto di forza, non uno svantaggio”.

Nella conferenza stampa, Trump si autoproclama “il miglior produttore di posti di lavoro che Dio abbia creato”, annuncia che saranno i suoi figli a guidare le aziende familiari – ha già firmato le carte per cedere il controllo di tutto il suo impero a Donald Jr ed Eric – e fa l’elogio di Ford e Fiat Chrysler per il loro impegno a investire negli Stati Uniti. “Il clima è molto positivo”, dice, parlando dell’incontro con Jack Ma, patron di Alibaba, “e con altre persone incredibili che vogliono investire qui negli Usa”. Il muro anti-immigrati al confine con il Messico sarà costruito, l’Obamacare sarà smantellata.

Più che rassicurante, Trump, al solito, è aggressivo e ultimativo. Ma le indiscrezioni danno un brivido all’America: ci sono un sacco d’intelligence e di sospetti in questa lunga velenosa astiosa transizione da Obama a Trump. E a diradare la nebbia dei dubbi non basta l’ennesimo tweet: “E’ una caccia alle streghe politica”. Un saggio dice che un terzo degli americani vorrebbe che Trump la smettesse di twittare.

Che cosa avrebbe in mano la Russia? Storie di affari loschi e festini ‘hard’, in tre paginette basate sulle notizie fornite da un ex funzionario dei servizi segreti britannici: dettagli scottanti, “atti sessuali perversi” con il tycoon protagonista. Per gli italiani, è una riedizione delle “feste eleganti” di Silvio Berlusconi.

Per il dossier, in visita a Mosca nel 2013 per Miss Universo, Trump occupò la suite presidenziale del Ritz Carlton, già usata da Barack e Michelle Obama in un viaggio ufficiale. Lì sarebbero state riprese scene scabrose con telecamere e microfoni nascosti: gli 007 russi avrebbero sfruttato – si dice – la “ben conosciuta ossessione di Trump per il sesso” per ottenere materiale compromettente.

Trump liquida con una battuta (“Ho la fobia dei germi”) il dettaglio delle “prostitute” impegnate nelle cosiddette ‘golden showers’, piogge dorate.

Il Cremlino – secondo il dossier – avrebbe offerto al magnate “affari lucrosi”, connessi alla Coppa del Mondo 2018, che, però, “Trump non ha accettato”. Su input di Putin, la Russia avrebbe inoltre aiutato Trump per almeno cinque anni, con l’obiettivo di incoraggiare “scissioni e divisioni nell’alleanza occidentale”.

Si parla infine di incontri tra il magnate e funzionari russi su “questioni di reciproco interesse”. E del “pagamento di mazzette e tangenti” da parte di Trump “in Cina e su altri mercati emergenti”, anche a San Pietroburgo, nell’ambito dei suoi “rapporti d’affari”.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+