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Donald Trump deve proprio essere uno che ti manda fuori dai gangheri, se prima ha indotto Barack Obama, un uomo di compromesso, ad assumere posizioni radicali su Israele e la Russia e adesso fa perdere il distacco e l’equilibrio a un signore per bene come Joe Biden, vice-presidente quasi invisibile per otto anni. “Donald, è il momento di crescere. Sei presidente. Facci vedere che cosa sai fare”, risponde Biden alla Pbs il servizio pubblico radio-televisivo Usa, che lo interpella sull’uso quasi compulsivo di Twitter da parte dal presidente eletto. “Donald, devi proporre leggi, dobbiamo discuterle: lascia che sia la gente a decidere, lascia che il Congresso voti. Vediamo che succede”.

Ma, a meno di due settimane dal suo insediamento alla Casa Bianca, il magnate e showman non si cura proprio di crescere. Anzi, quasi facendosi beffe di Biden, ‘silura’ con un tweet l’attore e politico Arnold Schwarzenegger, già Conan il Barbaro e governatore della California, che lo rimpiazza nella conduzione di The Apprentice. Il reality show registra un calo degli ascolti e Trump scrive di Schwarzy: “Distrutto nel paragone con le mie edizioni … E dire che era una star … Ma chi se ne importa, ha sostenuto Kasich e Hillary”, un rivale nella corsa alla nomination e l’avversaria nella corsa alla Casa Bianca.

L’attore, repubblicano per partito, democraticissimo per moglie – Maria Shriver è una Kennedy – replica tweet su tweet: “Ti auguro buona fortuna e spero che lavorerai per tutti gli americani come hai lavorato per i tuoi ascolti … Non siamo nemici. Siamo tutti americani”, dice Schwarzy, citando Abramo Lincoln. E forse non finisce qui, perché – si sa – i tweet sono come le ciliegie: uno tira l’altro.

Un po’ come gli hacker russi, che ne saltano fuori da tutte le parti, veri o presunti, dopo che l’intelligence americana ha confezionato il suo rapporto per il presidente Obama – da ieri lo conosce pure Trump – sulle interferenze russe nelle presidenziali statunitensi, a causa delle quali 35 diplomatici russi sono stati espulsi dagli Usa durante le Feste. Fonti di stampa riferiscono che gli agenti russi all’origine degli attacchi informatici sono stati identificati: inviavano a WikiLeaks email rubate al partito democratico per cercare di influenzare l’esito del voto a favore di Trump. Accuse sempre smentite dal Cremlino e da Wikileaks e mai prese sul serio da Trump (“La bufera sugli hacker è una caccia alle streghe”).

Che, secondo il New York Times, intende mettere Dan Coats, un ex senatore dell’Indiana, a capo della National Intelligence, al posto del dimissionario – e democratico – James Clapper. Fonti del Congresso riferiscono che l’atteggiamento critico del presidente eletto verso gli 007 americani ne starebbe “minando il morale”. L’ex direttore della Cia James Woolsley s’è bruscamente dimesso dal Transition Team per divergenze sul ruolo dell’intelligence.

Va peggio agli ambasciatori nominati dal presidente Obama: contro ogni consuetudine, Trump ha loro chiesto di liberare il posto che occupano entro il 20 gennaio, senza eccezioni. Il che vuol dire che molte sedi importanti resteranno scoperte per qualche tempo, anche per qualche mese.

I modi del presidente eletto creano disagio pure fra deputati e senatori. I democratici si preparano a sostenere battaglie legali con la Casa Bianca, specie su ambiente e immigrazione: la California ha assunto per tutelarsi l’ex ministro della Giustizia Eric H. Holder. I repubblicani temono invece che Trump utilizzi i social media per condizionarli e controllarli, dopo che gli è bastato un tweet per fare loro rimangiare la decisione – sbagliata – di depotenziare il Comitato etico.

Intelligence, diplomazia, politica sono sul chi vive. Ma Trump ha altri bersagli per i suoi tweet. Nell’industria dell’auto, dopo elogi alla Ford e critiche alla GM arrivano rimbrotti alla Toyota: ci saranno alti dazi per le auto fatte in Messico. Che ovviamente pagherà i costi del muro da erigere al confine.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+