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PARIS, FRANCE - FEBRUARY 16: Edinson Cavani of Paris Saint-Germain (2R) celebrates with team mates as he scores their second goal during the UEFA Champions League round of 16 first leg match between Paris Saint-Germain and Chelsea at Parc des Princes on February 16, 2016 in Paris, France. (Photo by Mike Hewitt/Getty Images)

I tre moschettieri li aveva già, Putin, Netanyahu, Farage. Gli mancava un d’Artagnan. Ora ha pure quello: Julian Assange, ‘guascone’ australiano, sta con Donald Trump e si schiera al suo fianco: intervistato dalla Fox, garantisce che non sono stati hacker russi a fornire a Wikileaks le montagne di email della campagna democratica divulgate prima del voto. E aggiunge che “anche un ragazzo di 14 anni” avrebbe potuto penetrare nella mail del presidente della campagna di Hillary Clinton John Podesta.

Trump coglie la palla al balzo per mettere alla berlina i democratici – colpa loro, se sono stati attaccati: non avevano blindato a sufficienza i loro siti – e prendersela con i media, il che non fa mai male alla popolarità: usano “due pesi e due misure”.

Il fondatore di Wikileaks evita di dare direttamente del bugiardo al presidente Obama, che denuncia l’implicazione della Russia negli hackeraggi anti-democratici e pro-Trump: “Si comporta – dice – come un avvocato”, cosa che, per gli americani, può pure essere peggio di mentire, e sta “cercando di delegittimare Trump”. Assange parla dall’ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove s’è rifugiato nel giugno 2012 per evitare l’estradizione in Svezia, dov’è accusato di stupro.

Domani, Trump vedrà a New York i vertici dell’intelligence statunitense per un briefing sull’inchiesta in corso sulle presunte intrusioni russe nella campagna elettorale: potrebbe essere l’occasione per smentire la scarsa attenzione del presidente eletto ai suoi 007. Ci saranno il direttore della Cia John Brennan – Trump ha già deciso di sostituirlo con Mike Pompeo -, il direttore dell’Fbi James Comey, uno che gli ha fatto grossi favori in campagna elettorale, e il direttore dell’Intelligence nazionale James Clapper, dimissionario.

Intanto, i repubblicani del Congresso si sono piegati al volere di Trump, rinunciando a sabotare l’indipendenza del comitato etico. E nella squadra del presidente eletto è entrato l’ennesimo uomo di fiducia di Wall Street: il capo della Sec, l’equivalente della Consob, sarà Jay Clayton, avvocato che annovera fra i suoi clienti alcune banche su cui ora dovrà vigilare. Ma evitare i conflitti d’interessi non è una priorità per Trump, che annuncia una conferenza stampa l’11 gennaio.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+