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In fuga dalla Brexit. Dopo avere scelto a sorpresa, contro i pronostici e il buonsenso, di lasciare l’Unione europea, i britannici non sanno più come venirne fuori: dall’Ue e dal pasticcio in cui si sono cacciati. Il governo forza le procedure istituzionali per evitare un confronto in Parlamento e si mette in contrasto con la Corte Suprema; e intanto rinvia alle calende greche l’avvio del negoziato con i partner dell’Unione, la cui durata è prevista in due anni. La Gran Bretagna, in realtà, vorrebbe definire tutto prima e garantire un ruolo privilegiato a Londra come piazza finanziaria, così da non avere sorprese dopo, quando il suo potere contrattuale sarà minore.

In questo contesto, frizioni e contrasti fra politici e diplomatici sono probabilmente inevitabili. E non stupiscono più di tanto le dimissioni dell’ambasciatore britannico a Bruxelles, sir Ivan Rogers: l’uomo che doveva essere il protagonista della trattativa sulle condizioni della Brexit se ne va, scrive il Financial Times, per tensioni con Downing Street, cioè con la premier Theresa May, non con il Foreign Office, cioè il Ministero degli Esteri, che pure è retto da un kamikaze anti-europeista come Boris Johnson.

Sir Rogers aveva già creato un problema la May alla vigilia del Vertice europeo di metà dicembre, quando la Bbc aveva diffuso una conversazione con la premier che doveva restare segreta, in cui egli sosteneva che ci sarebbero voluti dieci anni per concordare un patto commerciale tra Londra e Bruxelles. La fuga di notizie aveva scatenato la stampa britannica pro-Brexit, sul chi vive nel timore di manovre per aggirare e stemperare la volontà popolare e aveva provocato una serie di attacchi contro l’ambasciatore.

Ma polemiche e diffidenze non sono solo britanniche. Le Monde in prima denuncia casi di stalking di cui sarebbero vittime, dopo il referendum, i cittadini di altri Paesi Ue in Gran Bretagna, “ostaggio – scrive il quotidiano francese – della Brexit”.

Sir Rogers sminuisce l’importanza del gesto: va solo in pensione un po’ in anticipo sulla scadenza di novembre. Ex consigliere europeo di David Cameron, l’ambasciatore aveva sempre mantenuto buoni rapporti con la May, ma non altrettanto con alcuni membri del suo staff.

Nigel Farage, il leader del fronte anti-Ue, dice che il posto deve ora andare a un “vero brexiteer”, cioè ad un fautore della Brexit. L’eurodeputato s’attende altre dimissioni fra i diplomatici britannici, ma non ritiene probabile una sua designazione a rappresentante della Gran Bretagna presso l’Ue: “Ci sarebbe da divertirsi. Ma non accadrà mai”. Lo disse anche quando Trump lo propose come ambasciatore britannico negli Stati Uniti.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+