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Questa volta, è davvero o la va o la spacca: se toppa di nuovo, per Donald Trump la Casa Bianca diventa un miraggio. Intorno a lui già volano in cerchi lugubri i repubblicani moderati, fattisi da gufi avvoltoi: chiedono che Donald si ritiri e lasci spazio al suo vice, Mike Pence, faccia pulita, e pacata, del fondamentalismo religioso. L’establishment del partito crede che il governatore dell’Indiana, che non difende il suo boss e che viene descritto come furioso, avrebbe più possibilità del magnate e showman di battere Hillary Clinton.

Trump avverte la mala parata, sa che il video diffuso da Washington Post e Nbc di un ‘fuori onda’ con battute volgari sulle donne a sfondo sessuale può essere la pietra tombale sulla sua campagna: prima prova a minimizzare (“Una chiacchierata da spogliatoio … Bill Clinton sui campi di golf me ne diceva di peggio”); poi si scusa; infine avverte “le possibilità che io molli sono zero”.

Però, il magnate showman mette la testa a posto per 48 ore: rinuncia a un comizio in Illinois, dove doveva incontrare lo speaker della Camera Paul Ryan, che per non rischiare d’incrociarlo resta a casa, mentre lui resta a New York studiare per il dibattito di questa sera – notte, in Italia – da St.Louis, Missouri.

E’ la rivincita, dopo il flop del primo confronto con la candidata democratica il 26 settembre. Hillary, a un mese esatto dal voto, è avanti in tutti i sondaggi e guadagna terreno negli Stati in bilico. La media dei sondaggi nazionali del sito RealClearPolitics dà l’ex first lady al 48,1% e Trump al 43,8%, sotto del 4,3%. Dall’inizio di 2 ottobre, quando i due candidati erano separati solo da uno 0,9%, il gap s’è sempre allargato.

Se non si rilancia ora, Trump è spacciato, a meno di tonfi della rivale, o di una sorpresa d’ottobre che cambi le carte in tavola. Ma le sorprese di quest’ottobre 2016 gli sono finora state tutte avverse, anche se, dopo le convention di fine luglio, la campagna è vissuta su alti e bassi da montagne russe.

Su che cosa potrà attaccare Trump nel dibattito? Ad allenarlo, c’erano i suoi fidi: Chris Christie, governatore del New Jersey e capo del ‘transition team’; Rudolh Giuliani, ex sindaco di New York, l’uomo di ‘law & order’; Reince Preibus, presidente del partito repubblicano; e Roger Ailes, esperto di tv e di molestie sessuali – ma lì Trump non ha bisogno di maestri -.

Del resto, tutti d’accordo che temi sessuali e le infedeltà di Bill Clinton è meglio, forse, tralasciarli, dopo il video shock opportunamente – per i democratici – saltato fuori da qualche archivio proprio alla vigilia del dibattito – del resto, lo stesso magnate vi aveva ufficialmente rinunciato, dopo averli tanto minacciati -. Quanto alla politica estera, meglio essere cauti: lì, c’è il rischio di finire ko.

La Clinton Foundation?, allora, con i finanziamenti ricevuti da governi stranieri mentre Hillary era capo del Dipartimento di Stato. Ci può stare. Ma la Trump Foundation non è messa meglio: s’è appena scoperto che raccoglieva fondi illegalmente e che li usava per ‘ammorbidire’ giudici.

Restano l’ ‘emailgate’ e la strage di Bengasi: gli argomenti sono usurati e su entrambi i fronti Hillary è già stata ‘assolta’, dall’Fbi o dal Congresso. Trump può inoltre contare nell’aiuto di Wikileaks o degli hackers, che in questa campagna sono di fatto al suo fianco: Wikileaks ha appena pubblicato duemila email ‘rubate’ del presidente della campagna di Hillary John Podesta.

L’ex first lady può invece colpirlo sullo scandalo delle Università, sui fallimenti come imprenditore e, naturalmente, sulla dichiarazione dei redditi che non salta fuori. Oltre che sull’atteggiamento verso le donne.

 

Interprete del clima creato dal nuovo video nei confronti di Trump, l’attore e regista Robert De Niro ha definito il magnate “cane, maiale, truffatore, un artista della stronzata, un disastro nazionale”: “Mi fa arrabbiare – dice De Niro che questo Paese abbia consentito a quest’idiota di arrivare fin qui. E’ questo il genere di persona che vogliamo presidente? Credo di no”. Saranno le donne a fermarlo? Hillary le chiama a raccolta: “Possiamo bloccarlo!”.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+