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“Lei è cattiva, ma io posso esserlo molto di più”: parlando al New York Times, Donald Trump cerca di mettere pressione sulla rivale Hillary Clinton, in vista dei loro due prossimi dibattiti televisivi, il 9 e il 18 ottobre. Il candidato repubblicano, che, a giudizio del pubblico, non è andato bene una settimana fa, il 26 settembre, nel primo dibattito, intende evocare questa volta le infedeltà coniugali del marito di Hillary, l’ex presidente Bill, anche per allontanare da sé l’accusa di trattare male le donne.

“Hillary Clinton è sposata all’uomo che più di tutti nella storia della politica ha abusato delle donne”, ribadisce il magnate: “Hillary era una facilitatrice e attaccava le donne che Bill maltrattava”. Quanto ai suoi propri affari extraconiugali, Trump afferma che la questione “non è mai stata un problema” rispetto ai suoi tre matrimoni, di cui uno finito in divorzio dopo che ebbe una relazione con colei che divenne poi la sua seconda moglie. “Non ero presidente”, ha risposto, incalzato.

Il ruolo di Farage – Fra il pubblico, nel dibattito di domenica, che si svolgerà con la formula dell’assemblea, in cui i cittadini rivolgono domande ai candidati, ci sarà, su invito di Trump, l’ex leader dello Ukip Nigel Farage, che, in un’intervista alla Cnn, dà un consiglio al magnate: “Donald, non lasciare che lei ti irriti, tu parla alla gente!”. Per Farage, “le elezioni americane pongono una scelta chiara tra desta e sinistra, molto più di quanto la ponesse il referendum sulla Brexit” nel Regno Unito.

Negli ultimi giorni, s’era detto – e smentito – che l’ex leader degli euroscettici britannici, tornato negli Usa subito dopo il primo dibattito, avrebbe ‘allenato’ il candidato repubblicano, in vista del prossimo dibattito.

Partecipando, ad agosto, in Mississippi, a un evento della campagna di Trump, Farage dichiarò: “Se fossi un cittadino americano, non voterei Hillary neanche se mi pagassero”. L’attuale capo della campagna repubblicana, Stephen Bannon, è un sostenitore della Brexit e Breibart, il sito di informazione conservatore da cui proviene, ha forti legami in Gran Bretagna con l’Ukip.

Caccia ai ‘sanderistas’ – Nella sua campagna, Trump dà pure la caccia ai giovanissimi che, nelle primarie democratiche, hanno sostenuto con grande partecipazione il senatore socialista del Vermont Bernie Sanders, rivale della Clinton per la nomination democratica. Molti di essi ora non si riconoscono in Hillary, nonostante Sanders l’appoggi.

Per attirarli, il magnate utilizza un audio della ex segretario di Stato, registrato a febbraio durante una raccolta fondi: Hillary li definisce i “figli della Grande Recessione” che vivono ancora con i genitori e sono insoddisfatti della loro istruzione e del lavoro. Trump la gira così: “Hillary è convinta che i sostenitori di Bernie siano inetti e ignoranti”. Ma se i ‘sanderistas’ non si riconoscono nella Clinton è improbabile che lo facciano in Trump.

Star Trek ‘scarica’ Trump – Protagonisti e appassionati di una delle più fortunate e longeve serie televisive si mobilitano contro Trump e a favore di Hillary, perché – affermano – “non c’è mai stato candidato presidenziale in totale opposizione agli ideali dell’universo di Star Trek come lo è Donald Trump”.

Nomi celebri delle diverse edizioni della saga spaziale e fan firmano una dichiarazione che dice: “Star Trek ha sempre dato una visione positiva del futuro, una visione di speranza e ottimismo, e soprattutto una visione inclusiva dove lo stesso rispetto e la stessa dignità vengono riconosciute a persone di tutte le razze, dove le convinzioni e gli stili di vita individuali vengono rispettati se non pongono una minaccia per gli altri”. (fonti vv – gp)

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+