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Sono stati cento milioni la prima volta, potrebbero essere persino di più la prossima, l’8 ottobre, se Donald Trump manterrà il proposito di non dare più quartiere: “Colpirò più duro”, annuncia alla Fox, già pentito di non avere toccato, nel primo dibattito in diretta televisiva con Hillary Clinton, questioni spinose per l’ex first lady, come le infedeltà del marito, ed ex presidente, Bill. “Mi sono trattenuto perché c’era Chelsea in sala”, spiega, come se la figlia dei Clinton, già madre due volte, fosse una fragile adolescente.

Frustrato dall’esito del dibattito svoltosi alla Hofstra University, nello Stato di New York, Trump, che a giudizio dei telespettatori ha nettamente perso il confronto, si auto-elogia per l’auto-controllo – “Sono stato capace di trattenere le indiscrezioni” -, ma lascia intendere che non si censurerà più al secondo round, il 9 ottobre.

L’imbarbarimento è garantito e l’audience pure. Ma non è detto che il risultato cambi. Anche perché la Clinton, che non nasconde la soddisfazione per com’è andata, avverte: “Io non mollo … Il punto è la tempra, l’adeguatezza, la preparazione a ricoprire il ruolo più importante al Mondo”.

Il presidente Obama, che ha seguito il dibattito nella Treaty Room della Casa Bianca, le dà una mano: “Trump non può fare il presidente, non è preparato”, ribadisce, appena spenta la tv; ”Non ha il carattere né i valori dell’inclusione e delle opportunità per tutti che proiettano in avanti il nostro Paese”. Obama, che giudica il dibattito ”energico”, poi tweetta: “Non potrei essere più orgoglioso di Hillary. La sua visione e la sua padronanza durante il dibattito mostrano che è pronta per essere il nostro prossimo presidente”.

Come Trump, Hillary, che viene ringraziata da Alicia Machado, la ‘Miss Piggy’ citata come testimonial di come Trump tratta – male – le donne, si lascia storie aperte: quella della dichiarazione dei redditi che il magnate non rende pubblica può trasformarsi in un tormentone. E la democratica può anche giocare in contropiede, sfruttando gli errori e le falsità di cui il repubblicano dissemina i suoi interventi: ben 13 gliene hanno contate le agenzie che fanno ‘verifica dei fatti’ – negli Usa una cosa seria -.

Lo showman più presente sui social – Il magnate è oggetto di più tweet (62% a 38%) e di più post su Facebook (79% a 21%), ma spesso sono commenti critici. Mai un dibattito presidenziale è stato tanto ‘social’: su Twitter il il duello di lunedì sera tra la Clinton e Trump è stato il faccia a faccia più ‘cinguettato’ di sempre; su Facebook le interazioni sono state quasi 74 milioni fra “mi piace”, post, commenti e condivisioni – 18,6 milioni gli americani coinvolti, mentre i video Live hanno avuto 55 milioni di visualizzazioni -.

Nello scambio di battute, spicca un tweet dell’ex senatore democratico del Vermont, ed ex candidato alla nomination Howard Dean: “Trump tira sempre su con il naso. Userà coca?”. Il cinguettio alimenta un coro che impazza sul web con l’hashtag #TrumpSniffle. Il candidato repubblicano ha ripetutamente tirato su con il naso durante il dibattito e ha poi attribuito il rumore percepito dal pubblico al microfono difettoso.

Moderatore promosso, ma con strascichi – Donald Trump promuove Lester Holt, l’anchor di Nbc News, moderatore del primo dibattito presidenziale. “Credo – dice Trump alla Cnn – che Lester abbia fatto un ottimo lavoro. Lo dico onestamente e penso che le domande siano state giuste”.

Eppure, i sostenitori del magnate sostengono che Holt è stato più morbido con Hillary e più duro con Donald. Brent Bozell, presidente di un organismo di controllo sulla stampa di destra, afferma: “Lester Holt ha fallito nel suo ruolo di moderatore. Punto e basta”. (fonti vv – gp)

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+