CONDIVIDI

Il primo fu subito decisivo: era il 1960, il 26 settembre, proprio come quest’anno, e si votava l’8 novembre, proprio come quest’anno. Erano le prime elezioni con le Hawaii e l’Alaska, appena divenuti Stati con una stella sulla bandiera; le ultime senza gli abitanti della capitale, Washington.

Il primo dibattito televisivo fra i candidati dei due maggiori partiti nella storia delle presidenziali negli Usa fu visto da 66 milioni di telespettatori su una popolazione di 179 milioni e resta tuttora uno degli spettacoli percentualmente più visti nella storia della tv. John F. Kennedy, più giovane e più telegenico, scelse un abito scuro, che si stagliava sullo sfondo grigio; Richard Nixon, in grigio e con una cravatta chiara, sudatissimo e impacciato, si confondeva con la parete: Kennedy s’impose nel dibattito e vinse le elezioni con un margine di soli 112 mila voti popolari, lo 0,17% del totale. Nixon conquistò più Stati, ma perse – nettamente – il conteggio dei Grandi Elettori.

Da allora, i dibattiti televisivi sono entrati nella ritualità elettorale e sono spesso stati momenti spettacolari e determinanti. “State meglio oggi di quanto non stavate quattro anni or sono?”, chiese al pubblico nel 1980 Ronald Reagan, un attore a suo agio davanti alle telecamere, mandando ko Jimmy Carter che tra la crisi economica e gli ostaggi in Iran non sapeva che pesci pigliare.

Nel 1984, ancora Reagan bruciò sul tempo il suo rivale Walter Mondale, che voleva giocare la carta dell’età avanzata del presidente uscente, 73 anni: all’inizio del confronto, s’impegnò a non sollevare il tema della giovane età, e quindi, dell’inesperienza del suo rivale – rise anche Mondale e perse -.

Nel 1988, George Bush padre vinse invitando i telespettatori a “leggere le sue labbra”: scandì “No new taxes”, no nuove tasse. Un boomerang, quando Bill Clinton, nel 1992, ricordò agli americani quella promessa non mantenuta.

Con il passare degli anni, i candidati si sono fatti più smaliziati, più preparati. E i dibattiti, finiti spesso in pareggio, non hanno più toccato le audience record degli Anni Ottanta: in 80 milioni davanti agli schermi su una popolazione totale di 226 milioni. La media resta però elevata, oltre 50 milioni, e nel 2012 il pubblico s’impennò a 67 milioni: con il Super Bowl, la finale del campionato di football americano, i dibattiti presidenziali sono lo show più visto della televisione negli Usa. E quest’anno la curiosità per Donald Trump e l’incertezza del confronto con Hillary Clinton terranno forse davanti agli schermi un pubblico record.

Hillary Clinton e Donald Trump si presentano praticamente alla pari nei sondaggi al loro primo dibattito, alla Hofstra University, nello Stato di New York: RealClearPolitics, che fa la media dei rilevamenti, dà l’ex first lady al 47,5% e il magnate al 43,4. WP e Abc danno Hillary al 46% e Donald al 44%, la Bloomberg – suo il dato più fresco – li dà entrambi al 46%. Quel che è certo è che, tra polmonite, attacchi terroristici e tensioni razziali, il vantaggio d’agosto della Clinton è evaporato. … di qui in avanti, pezzo riprende vv post www.GpNewsUsa2016.eu …

The following two tabs change content below.
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+