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E’ stato un dibattito in crescendo, il primo in diretta televisiva fra Hillary Clinton e Donald Trump: partiti senza affondare i colpi, i due candidati alla Casa Bianca hanno finito con attacchi anche personali. Più presidenziale e controllata la democratica, più aggressivo e assertivo il repubblicano, hanno parlato ai propri elettori ciascuno in modo efficace.

Dai primi commenti, emerge un sostanziale pareggio. Ma i sondaggi diranno fra poche ore se c’è stato un vincitore per l’opinione pubblica: per la Cnn, che conduce un rilevamento in tempo reale, Hillary ne esce meglio per il 62% degli intervistati, quasi i due terzi. Un risultato più netto rispetto alle prime sensazioni di analisti e commentatori. Dopo uno scambio fra i due candidati, la Monmouth University chiede online se il magnate ha la stoffa per fare il presidente: il 61% risponde no, il 35% sì.

E l’editorial board del Washington Post, già schieratosi contro Trump, commenta senza ambiguità: ”Il primo dibattito televisivo ha mostrato ancora volta che c’è un unico candidato adatto alla presidenza”, la Clinton, ”non perfetta ma esperta e sicura”. Il dibattito ”ha raccontato la storia delle presidenziali di quest’anno. Il processo delle primarie repubblicano fallito, con la designazione di un candidato che in modo cinico o per ignoranza vende una visione distorta della realtà, squalificando se stesso praticamente con ogni su affermazione”.

I due rivali si sono presentati sul palco della Hofstra University, a Hempstead, Stato di New York, con i colori invertiti: la Clinton, in rosso; Trump in abito scuro, con una cravatta blu elettrico. C’è stata una stretta di mano al centro della scena: più sicuro di sé lui; misurata nei movimenti e un po’ ‘ingessata’ lei.

In prima figlia, le rispettive famiglie: Bill Clinton, l’ex presidente, ha stretto la mano a Melania, l’attuale moglie di Trump, in nero, a Ivanka, la figlia, in bianco, e a tutti gli altri del clan rivale. Quando tutto è finito, il magnate, in modo del tutto inusuale, scende in sala stampa, a spiegarsi ulteriormente.

Il fondale era dominato da diverse tonalità di blu scuro. Il moderatore Lester Holt, Nbc, un nero, repubblicano – ma non s’è visto -, ha innescato la discussione partendo dall’economia e passando poi alla sicurezza e alla politica estera. C’è pure uno spazio lasciato a polemiche specifiche, come sull’atto di nascita del presidente Obama o sui trascorsi e la ricchezza del Trump imprenditore.

Diversi su tutto, i due candidati hanno avuto scambi man mano più vivaci. Trump dice che Hillary “non ha la tempra” per essere presidente; lei replica che lui “insulta le donne” e le minoranze. Hillary ricorda quello che lei ha fatto nella sua vita politica, lui ribatte “Lo hai fatto male”. Trump le rimprovera di non avere pubblicato le sue mail di quando era segretario di Stato; Hillary suggerisce che lui nasconda qualche cosa, rifiutandosi di pubblicare la propria dichiarazione dei redditi. Botta e risposta in questo scambio: ”Donald mi critica per essermi preparata a questo dibattito. Sapete per cos’altro sono preparata? Sono preparata per essere presidente”; “Io ho un carattere vincente, tu no”.

E ancora: “Manchiamo di leadership, colpa di gente come la Clinton” – Trump -; “Donald ha storie di pregiudizi razziali” – Hillary -. Lui la mette sul nuovo contro il vecchio; lei sull’esperienza contro l’approssimazione (invita spesso a verificare la veridicità delle dichiarazioni del rivale).

Trump procede per affermazioni categoriche, Hillary cerca di richiamarsi ai fatti. Resta da vedere quanto e come il dibattito avrà cambiato le posizioni fra i due candidati, arrivati quasi in equilibrio al confronto, anche se un sondaggio della Nbc, pubblicato immediatamente prima del dibattito, dà la Clinton al 45% e Trump al 40%, con il libertario Gary Johnson al 10% e la verde Jill Stein al 3%.

Economia – Occupa quasi la metà dell’ora e mezzo abbondante del dibattito, che sfora i tempi. Ma non riserva sorprese: entrambi promettono di creare posti di lavoro, lui 25 milioni, lei 10.

Trump critica gli accordi commerciali fatti dalle Amministrazioni repubblicane e intende recuperare i posti di lavoro “rubati” da Messico e Cina e tagliare le tasse. La Clinton apre alla green economy, mentre il rivale crede che “il riscaldamento globale sia una farsa”, e sostiene che il piano fiscale di Trump innescherà altra recessione. Lui è catastrofico: “Siamo in una bolla in questo momento, aspettiamoci il crollo”.

Sicurezza – La Clinton dice: “Bisogna ristabilire la fiducia … Tutti devono essere rispettati … L’epidemia di armi va fermata… Se una persona è troppo pericolosa per salire su un aereo deve essere troppo pericolosa per acquistare armi…“. Trump afferma: “Noi abbiamo bisogno di ‘legge e ordine’”, porta l’esempio di Chicago, la città del presidente, dove quattromila persone sarebbero state uccise negli ultimi otto anni, si dice orgoglioso dell’appoggio della lobby delle armi e sostiene che gli afro-americani sono delusi.

Esteri – Per Trump, il sedicente Stato islamico e la minaccia terroristica sono responsabilità d’Obama e della Clinton, colpevoli “di avere abbandonato l’Iraq” e del “disastro” in Medio Oriente, oltre che “dell’accordo con l’Iran, uno dei peggiori mai conclusi” – “Noi abbiamo fatto un’intesa, lui avrebbe fatto la guerra”, è la replica -.

La Clinton illustra il suo piano anti-integralisti, “impedire la radicalizzazione online, intensificare gli attacchi aerei, mettere i nostri alleati in grado di estirparli sul terreno”; rimprovera a Trump l’ammirazione per Putin; contesta le affermazioni del rivale su Iraq, Siria, Libia. Al moderatore, che gli ricorda d’essere stato favorevole all’invasione dell’Iraq, il magnate replica in modo veemente, ma confuso.

Radicale la differenza d’atteggiamento sulla Nato. “Molti alleati non pagano e noi li difendiamo – afferma Trump-, dovrebbero pagare la loro parte e devono concentrarsi sulla lotta contro terrorismo … La Nato deve intervenire nel Medio Oriente e sradicare l’Isis…”.  La Clinton rassicura i partner: “Rispetteremo i patti, stiamo lavorando bene”.

Entrambi mettono enfasi sulla minaccia nucleare: “è la più grande, non il cambiamento climatico” – così la vede Trump-; “Non diamo i codici nucleari a chi si lascia provocare da un tweet”, è il punto di vista della Clinton. (gp)

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+