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Hillary Clinton e Donald Trump si presentano praticamente alla pari nei sondaggi al loro primo dibattito televisivo, alla Hofstra University, nello Stato di New York: secondo un rilevamento Washington Post / Abc, la candidata democratica ha il 46% delle intenzioni di voto, il repubblicano il 44%, mentre il candidato libertario Gary Johnson è al 5% e la verde Jill Stein all’1% – entrambi ben lontani dalla soglia del 15% necessaria per essere ammessi ai dibattiti presidenziali, da cui, infatti, sono stati esclusi -.

I due rivali dei maggiori partiti hanno dedicato molto tempo, negli ultimi giorni, a preparare il loro primo faccia a faccia, in programma alle 21.00 ora locale – le 03.00 del mattino di domani in Italia. Alla Hofstra, che ospita l’evento per la terza volta consecutiva, il moderatore sarà Lester Holt, Nbc, afro-americano.

Il 4 ottobre il confronto fra i vice sarà gestito da Elaine Quijan della Cbsn. Il 9 ottobre, la formula dell’incontro con i cittadini che pongono domande sarà condotto dalla coppia Anderson Cooper (Cnn) e Martha Raddatz (Abc), Infine, l’ultimo dibattito il 19 ottobre sarà affidato a Chris Wallace della Fox. Riserva è Steve Scully della C-Span.

Hillary, un allenamento metodico e psicologico – Secondo le ricostruzioni di come i due si sono ‘allenati’ fatte dalla stampa Usa, Hillary ha consultato ex collaboratori e ghostwriter del magnate: l’ex first lady punta a dimostrare di essere adeguata alla presidenza, mentre Trump non lo è.

I consiglieri della Clinton hanno fatto un’analisi ‘forense’ delle prestazioni di Trump nei dibattiti con gli altri aspiranti alla nomination repubblicana, catalogandone le reazioni. Psicologi hanno invece creato un profilo della personalità del magnate, valutando le risposte agli attacchi e come potrebbe interagire con una donna sua unica antagonista sul palco.

Hillary che s’è così preparata a subire provocazioni e a contrattaccare: intende evitare di seppellire il rivale, ma anche il pubblico, sotto una valanga di dettagli e vuole piuttosto cercare di indurlo all’errore, per colpirlo a quel punto.

Secondo il New York Times, se Trump aprisse il capitolo dell’emailgate, cioè la polemica sull’uso da parte della Clinton del server privato di posta elettronica quando era segretario di Stato, Hillary contrattaccherà sulla mancata diffusione da parte del magnate delle dichiarazioni dei redditi.

Trump si fida dell’istinto e del golf – Trump, dal canto suo, ha suscitato qualche preoccupazione nel suo staff, apparendo insofferente a prepararsi troppo: “Può essere pericoloso – è la sua tesi che suona scusa -, puoi sembrare falso, come se stessi provando a essere qualcuno che non sei”.

Il candidato repubblicano confida nelle sue doti di istrione televisivo – in questo, Hillary gli è senz’altro inferiore – e vuole apparire come un outsider alla politica che dice la verità. E sarebbe pure deciso ad attaccare la Clinton sulla condotta etica.

Il magnate ha privilegiato scambi d’idee (e di facezie) coi suoi più stretti collaboratori, su un campo di golf, invece di esercitarsi nelle risposte in due minuti di tempo, quelli a disposizione nel dibattito.

Il suo ‘inner circle’, fra cui l’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani, la conduttrice di talk show radiofonici Laura Ingraham e Roger Ailes, ex presidente della Fox News, allontanato dal suo posto dopo accuse di molestie sessuali, gli suggeriscono di cercare di trasmettere un’immagine d’ottimismo e nel contempo d’energia.

Una polemica sulla presenza, o meno, al dibattito di Gennifer Flowers, ex fiamma di Bill Clinton, quando era governatore dell’Arkansas, ha agitato il fine settimana, finché la campagna di Trump ha precisato: “Non l’abbiamo invitata formalmente e non ci attendiamo che sia presente”. Il magnate “non intende” sollevare il tema delle infedeltà di Bill nel dibattito, ma “ha tutti i diritti” di difendersi da eventuali attacchi.

In realtà, in un tweet, Trump aveva scritto: ”Se lo stupido Mark Cuban siederà in prima fila, allora forse potrei invitare Gennifer Flowers!”. La minaccia, forse scherzosa, seguiva la proposta, forse altrettanto scherzosa, di Hillary di invitare Cuban, un critico di Trump, alla Hofstra University. La Flowers, che vive ancora della luce riflessa di quella avventura, non se l’era fatto dire due volte e aveva accettato l’invito del magnate prima ancora di riceverlo.

Endorsement a sorpresa e liti (di Donald) con le giornaliste – Alla vigilia del dibattito, Trump non ha migliorato i suoi rapporti conflittuali con i media americani, i più autorevoli dei quali dichiarano il loro appoggio a Hillary Clinton. Salvo scelte a sorpresa: il Richmond Times-Dispatch, il maggiore quotidiano della Virginia, non s’è schierato né per Hillary né per Donald, ma ha scelto il libertario Johnson.

Sta con la Clinton persino il repubblicanissimo Dallas Morning News, quotidiano del Texas, che interrompe una tradizione cominciata prima della Seconda Guerra Mondiale. L’editorial board ricorda che per quasi 20 elezioni consecutive il giornale s’è schierato con il candidato repubblicano che meglio ne incarnava i valori.

Questa volta, però, la scelta ricade su Hillary proprio per una questione di ‘valori’: quelli di Trump – secondo il Dallas Morning News – sono “ostili al conservatorismo”. E, inoltre, il magnate “gioca sulla paura, sfruttando istinti di base come xenofobia, razzismo, misoginia, per tirare fuori il peggio di ciascuno di noi, invece del meglio. I suoi cambiamenti di posizioni su questioni fondamentali rivelano un’assenza di preparazione sorprendente. Gli insulti estemporanei e i tweet di mezzanotte mostrano una pericolosa mancanza di capacità di giudizio e di auto-controllo”.

Trump continua, imperterrito, a litigare con le giornaliste, come fa dall’inizio della campagna, fin dal primo dibattito fra aspiranti alla nomination repubblicani, quando si scontrò con la moderatrice della Fox Megyn Kelly.

Fra i suoi ultimi bersagli, la conduttrice del programma della Msnbc Mika Brzezinski, di cui dice “è matta”. Eppure, la trasmissione era fra le sue preferite, fin quando i toni critici dei due conduttori, Joe Scarborough e appunto la Brzezinski, non l’hanno irritato. Di Mika, aggiunge che è “nevrotica”, rilanciando l’illazione, che non c’entra nulla, d’una relazione con il collega.

Trump ha pure insultato una icona del giornalismo femminile negli Stati Uniti, il premio Pulitzer Maureen Dowd, columnist del New York Times: una “idiota nevrotica”, e una “pazza” – concetti che ritornano -, che parla di lui senza conoscerlo. (fonti vv – gp)

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+