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Un sabato di straordinarie violenze negli Stati Uniti, e con venature terroristiche sia a New York che nel New Jersey, gioca a favore della retorica di Donald Trump nella competizione elettorale di Usa 2016. Se Hillary Clinton mostra cautela e invita a sospendere il giudizio fin quando il quadro degli eventi non sarà chiaro, Trump è il primo a parlare di “bomba” e vede nella serie di episodi la conferma che il Paese è in pericolo e che il presidente Barack Obama, come la Clinton, non sanno garantirne la sicurezza.

A New York, nella serata di sabato, un’esplosione, pare di un ordigno confezionato con una pentola a pressione nascosto in un cassonetto, provoca una trentina di feriti sulla 23° Strada tra la 6° e la 7° Avenue, mentre un analogo ordigno viene trovato e rimosso inesploso sulla 27° Strada alla stessa altezza. La polizia, che per molte ore ha ricercato altri eventuali ordigni simili, ne avrebbe pure trovato un terzo – non c’è al momento conferma -. Il tipo di ‘arma’ evoca l’attentato alla Maratona di Boston, nel 2014.

Poche ore prima, la mattina di sabato, c’era stata un’esplosione nel New Jersey, a Seaside Park, senza vittime, proprio a margine di una corsa di militari, la cui partenza era però stata ritardata. E, ancora, le cronache raccontano di un attacco all’arma bianca in un centro commerciale del Minnesota – otto feriti, l’aggressore, che qualcuno riferisce avrebbe lanciato grida ‘islamiche’, è stato ucciso – e di episodi che possono rialzare la tensione razziale.

A Tulsa, in Oklahoma, l’ennesimo nero apparentemente non armato è stato ucciso dalla polizia, mentre a Filadelfia un pregiudicato nero che odiava i poliziotti tende loro agguati non mortali, ma, prima di essere ucciso, ammazza una giovane donna di 27 anni.

L’attenzione si concentra su New York. La polizia parla di “attacco intenzionale”. Il sindaco Bill de Blasio nota: “Non vi sono prove di connessione terroristica”, senza però escludere l’azione di ‘lupi solitari’. Sui luoghi, oltre alla polizia locale, l’Fbi e la ‘task force’ anti-terrorismo.

L’ansia della sicurezza ripiomba sulla campagna elettorale, a 50 giorni giusti dal voto. A New York, è pure la vigilia dell’assemblea generale delle Nazioni Unite, che, la prossima settimana, vedrà la partecipazione di decine di capi di Stato o di governo, fra cui il presidente Barack Obama, avvertito dell’esplosione mentre era, a Washington, ad una cena di gala della Congressional Black Caucus Foundation in onore della Clinton, prima donna ad ottenere la nomination d’un grande partito alla Casa Bianca.

Chelsea, nel West Side di Manhattan, è uno dei quartieri più animati e notturni della Grande Mela: la 23° Strada è una delle più trafficate, con diverse stazioni della metropolitana e un’alta concentrazione di ristoranti, supermercati e uffici.

Non lontano, ci sono Eataly e il Flatiron Building, dove vive Chelsea, la figlia di Hillary, che qui fu portata domenica scorsa, dopo il malore a Ground Zero. (fonti vv – gp)

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+