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Hillary Clinton torna a fare campagna, dopo cinque giorni di sosta forzata causa polmonite, ma riparte alla pari con Donald Trump, se non sotto: il vantaggio d’agosto nei sondaggi è svanito. E resta, nell’opinione pubblica, un sospetto d’opacità, per le remore dell’ex first lady a dichiarare la malattia, ammessa solo dopo il malore a Ground Zero domenica scorsa.

La candidata democratica riparte dalla North Carolina e da Washington. “Sto molto bene!”, dice, più sorridente che energica, ai giornalisti che le chiedono come si sente, a bordo del volo che la porta al comizio che segna la ripresa. Lì, davanti ai suoi sostenitori, afferma: “Non volevo fermarmi: a pochi giorni dal voto, restarmene a casa seduta era l’ultima cosa che volevo fare. Ma alla fine passare qualche giorno con me stessa non è stato male, ho pensato. La campagna non incoraggia alla riflessione, ma è importante restare con i propri pensieri qualche volta. E ho pensato: la gente come me è fortunata, milioni di americani non possono farlo, non possono permettersi qualche giorno di malattia”.

La Clinton ha aggiunto: “Sono stata accusata di molte cose, ma mai di mollare”. E ha sottolineato una differenza tra lei e Trump, reduce da una sceneggiata in televisione per sciorinare la sua salute nel popolare show del pomeriggio condotto dal ‘Dr. Oz’: “Io non sarò mai uno showman così e mi sta bene”.

Più tardi, parlando a Washington al galà del Congressional Hispanic Caucus Institute, l’ex first lady s’è scagliata contro il suo rivale: lo ha accusato di intolleranza e lo ha criticata perché s’è di nuovo rifiutato di ammettere, in un’intervista al Washington Post, che il presidente Barack Obama è nato negli Stati Uniti – una vecchia e sterile polemica, che lo stesso Trump aveva chiuso -.

Il magnate, che ieri ha sparato l’ennesima ‘bomba’, promettendo 25 milioni di posti di lavoro, non ha l’appoggio di neri e ispanici. Nel Michigan, a Flint, la città della strage nel liceo di Columbine e di Michael Moore, una donna pastore nera l’ha bloccato mentre concionava contro Obama e Hillary nella sua chiesa metodista: “Ci parli dei nostri problemi”, cioè l’emergenza dell’acqua al piombo, “non dei fatti suoi”.

Dimmi che medicina prendi e ti dirò che presidente sarai – Nello studio del ‘Dr. Oz’, Trump s’è dichiarato affetto dai malanni di mezza America: è sovrappeso, ha il colesterolo e la pressione alti: il magnate, che s’affida sempre all’improbabile dottor Harold Bornstein, prende perciò medicinali e un basso dosaggio di aspirina, non fuma e non beve.

Pure le informazioni sullo stato di salute di Hillary, curata dalla dott.ssa Lisa Bardack, fanno la lista dei medicinali che la candidata assume al momento: il Levaquin, un antibiotico, parte della terapia contro la polmonite, il Clarinex, un antistaminico comunemente usato da chi è affetto da allergie, e anche il Coumadin, un anticoagulante del sangue.

L’avanzata di Trump nei sondaggi e i ‘terzi incomodi’ – Secondo un rilevamento NYT/Cbs, c’è un testa a testa a livello nazionale: l’ex first lady guida 46 a 44% (46 a 41% tra i probabili elettori), mentre ad agosto era avanti otto punti. In una corsa a quattro, Hillary e Trump sono pari al 42%, con il libertario Gary Johnson all’8% e la verde Jill Stein al 4%. Secondo un poll del LAT, invece, Trump è avanti di sei punti, 47 a 41%: il massimo vantaggio mai attribuitogli dopo le convention.

I candidati minori hanno il sostegno più forte tra i giovani: il 26% degli elettori tra i 18 e i 29 anni intendono votare per Johnson e il 10% per la Stein. Poco più del 20% tra gli indipendenti intende, inoltre, votare per uno dei due.

Permane la diffusa insoddisfazione nei confronti di Hillary e Trump: tra quanti intendono votarli, poco più della metà lo fa convinta, mentre il resto lo fa soprattutto per bloccare l’altro. Solo il 43% dei probabili elettori andrà alle urne entusiasta e i fan di Trump lo sono più di quelli di Hillary: 51 contro 43%.

La Clinton continua a superare il magnate tra le donne, i giovani e i non bianchi, mentre Trump guida tra i bianchi (57 contro 33). Tra le donne bianche, i due candidati sono quasi pari: 46% Hillary, 45% Donald. L’ex first lady è in largo vantaggio (11%) tra i laureati, specie bianchi.

Economia: promesse a misura di Trump – Una crescita annuale dell’economia di almeno il 3,5%, ben al di sopra delle attuali proiezioni, e 25 milioni di posti di lavoro: sono alcune delle promesse che Trump ha fatto ieri, aggiornando i suoi piani economici all’Economic Club di New York.

Il mix del magnate prevede pure tasse più basse (in particolare per le aziende, la cui aliquota dovrebbe scadere al 15% dall’attuale 35%), riduzioni delle spese non legate a sicurezza e difesa, una riduzione delle norme specie su ambiente e sicurezza alimentare. Il gettito fiscale dovrebbe ridursi complessivamente di 4.400 miliardi di dollari, ma la crescita economica generata dovrebbe contribuire a compensarlo.

Faccia a faccia con il pastore – Per la seconda volta in questa campagna, un pastore metodista donna tiene testa a Trump: era già successo durante le primarie in South Carolina, è di nuovo successo nel Michigan.

“Signor Trump lei è qui per parlarci di Flint, non per fare un discorso politico”, l’ha bloccato, salendo sul palco, Green Timmons, un pastore donna, che aveva già sottolineato che la presenza lì del candidato non era un endorsement. Il magnate è parso interdetto: ha abbozzato un sorriso, prima di tornare al tema principale del suo discorso.

Poi, però, Trump è stato contestato da alcune persone che gli rimproveravano le discriminazioni contro gli affittuari neri e la descrizione degli afro-americani come gente “pigra”. La Timmons, però, a quel punto lo ha difeso, ricordando a tutti che era un ospite e meritava rispetto.

Commentando sulla Cnn l’episodio, Trump ha ammesso: “E’ successo qualcosa d’indesiderabile”, aggiungendo che temeva di avere un’accoglienza non amichevole in quella chiesa. Della Timmons ha detto: “Era così nervosa, così agitata”. (fonti vv – gp)

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+