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Costretta al riposo dalla polmonite, Hillary Clinton tornerà in campo già domani: l’ex first lady sarà a un galà a Washington, organizzato dal Congressional Hispanic Caucus Institute nel mese dedicato alla cultura ispanica. Il giorno dopo, sempre a Washington, sarà a un evento di un’organizzazione di donne afro-americane. Nell’attesa, il suo vuoto sui palchi della campagna democratica è riempito ai massimi livelli dal presidente Obama, dalla first lady Michelle e dal marito, ed ex presidente, Bill.

E la magistratura di New York sposta l’attenzione dell’opinione pubblica dalla malattia di Hillary ai guai del suo rivale Donald Trump: il procuratore generale Eric Schneiderman ha aperto un’inchiesta sulla fondazione del magnate “per verificare se rispetta le leggi sulla beneficenza a New York”, dopo che i media hanno di recente segnalato operazioni controverse.

Schneiderman, che sovrintende già a un’altra indagine su presunte truffe del candidato repubblicano con la Trump University, ha detto alla Cnn: “Temiamo che la Trump Foundation possa essere stata coinvolta in operazioni inappropriate”. Tra i casi sospetti citati dalla stampa, i 25 mila dollari versati nel 2013 dalla Fondazione al procuratore generale della Florida, Pam Bondi, poco prima che questi annunciasse di non volersi unire alle inchieste sulla Trump University (condotte pure in California, oltre che a New York).

Hillary, la sequela degli errori – Hillary Clinton faccia un respiro profondo, dica 33, mandi giù la medicina e stia zitta finché recupera la voce e la forma – e pure la serenità -. Questa è la terapia che dovrebbe suggerirle non il medico curante, che avrà strumenti più scientifici a sua disposizione per farla guarire dalla polmonite, ma uno stratega della comunicazione, se l’ex first lady ne ha uno sotto mano – i suoi stanno tutti a letto, pare -.

La candidata democratica sembra in confusione: da venerdì, cioè da quando le è stata diagnosticata la polmonite, una ne fa e una ne sbaglia. Anche se, intorno a lei, a farle velo e scudo, in questa fase di debolezza e d’incertezza, si stanno mobilitando i ‘pezzi da novanta’ del partito democratico. Ed è in ansia pure l’America raziocinante, che vede con ansia crescere di colpo le chances presidenziali di Trump. Mica sono messi bene laggiù, tra una che non dice mai la verità tutta intera e l’altro che spara sempre balle.

“Pensavo non sarebbe stato un grosso problema” – Dopo avere taciuto la sua malattia per 48 ore e dopo avere cincischiato prima di ammetterla anche una volta patito il malore a Ground Zero, Hillary ha persino peggiorato le cose spiegando alla Cnn di non avere subito detto della polmonite perché non pensava “che sarebbe stata un grosso problema”. Così, i suoi avversari potranno giocare, oltre che sulla mancanza di trasparenza, anche sulla carenza di giudizio.

Intervistata da Anderson Cooper, che sarà uno dei moderatori dei dibattiti presidenziali, la candidata ha assicurato di sentirsi meglio e, ricostruendo quanto avvenuto alla commemorazione delle vittime dell’11 Settembre, ha detto di non avere mai perso conoscenza: ”Avevo un senso di vertigine e ho perso l’equilibrio per un istante. Ma ho subito superato il momento. Appena ho potuto sedermi e bere un po’ d’acqua, ho immediatamente cominciato a stare meglio”.

L’ex segretario di Stato ha anche rassicurato i suoi sostenitori via Facebook, dicendo di ”sentirsi bene e di stare migliorando”: ”Come chiunque non sia mai stata a casa ammalata, sono ansiosa di tornare al lavoro”. Il che avverrà domani: sui manuali di medicina, c’è scritto che dalla polmonite si può guarire in cinque/sei giorni, il tempo della pausa dell’ex first lady.

Obama attacca Trump e critica la stampa – Per tamponare il vuoto, e impedire che Trump ci sguazzi, scatta la solidarietà democratica. Si dà da fare il presidente Obama che ripete con enfasi: “Farò tutto il possibile” perché la Clinton sia eletta; e scende in campo, come già previsto, l’attuale first lady, la popolarissima Michelle. Il marito Bill sostituisce la candidata a Las Vegas, sul palco d’un evento.

Obama parla a migliaia di sostenitori di Hillary a Filadelfia: elenca i risultati economici conseguiti dalla sua Amministrazione e attacca Trump, che si presenta come il campione della ‘working class’. Ricorda che il candidato repubblicano ha sempre fatto una vita esclusiva. osserva che non lascerà entrare tutti sui suoi campi di golf; e s’interroga: “Ora improvvisamente questa persona è diventato il vostro campione? Davvero? Questa è la persona che volete che difenda i lavoratori?”.

Anche la stampa è finita nel mirino del presidente, che l’ha criticata per la scarsa combattività verso Trump, mentre Hillary “è stata accusata di tutto l’immaginabile ed è stata oggetto di molte critiche ingiuste più di chiunque altro”. “Donald Trump – osserva Obama – dice ogni giorno delle cose che, in passato, avrebbero screditato chiunque altro per la presidenza … Ma dopo che le ripete senza fine, la stampa lascia perdere … In periodo elettorale, si sentono spesso cose un po’ folli, ma quest’anno sono più folli del solito”.

Mancano solo gli alieni, ma arriveranno – Ma c’è pure chi rema contro Hillary; o inventa panzane sui media – mancano solo gli alieni, nelle storie sulla salute dell’ex first lady -. Il New York Post, una sorta di ‘house organ’ della campagna Trump, racconta che, lasciando Ground Zero, la mattina di domenica, Hillary e il suo staff volevano precipitarsi al pronto soccorso del Bellevue Hospital di Manhattan, ma poi cambiarono idea e andarono a casa di Chelsea, la figlia, “per tenere nascosta la situazione” – un portavoce della campagna smentisce: appena in auto, la Clinton si sentì meglio -. E fioccano le voci più folli: chi s’ispira al Dormiglione di Woody Allen s’immagina che Hillary stia molto male e sia sostituita da un sosia, mentre sui siti russi – ma non dovrebbero tifare Trump? – s’ipotizza che l’ex first lady sia stata avvelenata. (fonti vv – gp)

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+