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Come candidata, Hillary Clinton è proprio un disastro: è una minestra riscaldata, su quel che dice di sé non si può mai mettere la mano sul fuoco ed è pure ammalata (e cerca di tenerlo nascosto). La polmonite che l’ha colpita, e che avrebbe colpito metà del suo staff, a partire dal guru della sua campagna Robby Mook, rischia di terremotare la campagna elettorale negli Stati Uniti. Non tanto, e non solo, per l’impatto fisico sull’ex first lady: a 69 anni presto compiuti, è anziana per correre per la Casa Bianca, ma è meno anziana del suo rivale Donald Trump, 70 anni già compiuti.

La polmonite tenuta celata per almeno 48 ore al pubblico americano – la diagnosi sarebbe stata fatta venerdì, ma i sintomi si manifestavano da tempo – fa riaffiorare nell’opinione pubblica quella sensazione di elusione della verità che i Clinton si portano dietro in tutta la loro vita politica, dalle storie di sesso di Bill alle speculazioni immobiliari in Arkansas, dall’emailgate alla strage di Bengasi ai rapporti opachi con Wall Street: i Clinton tutta la verità, e nient’altro che la verità, sembrano incapaci di dirla.

Donald Trump gongola, ma deve stare attento a non mostrarlo troppo. Per lui e la sua squadra, che hanno già provato a speculare al buio sulle condizioni di salute della Clinton, con affermazioni avventate di Rudolph Giuliani, questa vicenda può rivelarsi un boomerang. Tanto più che il magnate ci ha già provato a produrre certificati farlocchi di un medico improbabile sulla sua salute “eccellente” e adesso s’impegna a farsi un check-up serio e a pubblicarne i risultati. In realtà, l’America da lui aspetta soprattutto la dichiarazione dei redditi, che resta misteriosa , piuttosto che fanfaronate tipo “il presidente più in forma mai entrato alla Casa Bianca”.

Se poi davvero le condizioni di salute della Clinton fossero critiche, il partito democratico si troverebbe in una situazione senza precedenti nella storia recente delle elezioni americane – un azzardato paragone si potrebbe fare con il 1968, quando Bob Kennedy venne ucciso prima di ricevere la nomination democratica -. Rimpiazzare la Clinton con il suo vice, lo sbiadito Tim Kaine, appare una scelta autolesionistica; ed ecco allora aleggiare i nomi di ruote di scorta più solide, il vice-presidente Joe Biden, un usato sicuro, il senatore Bernie Sanders, che nelle primarie s’è fatto valere, o la senatrice Elizabeth Warren, che manterrebbe il richiamo della prima donna alla Casa Bianca ed elettrizzerebbe i liberal.

Ma non siamo ancora a questo punto: di polmonite, se non si è logori, si guarisce; e Hillary farà di tutto per dimostrare di essere già guarita. Ha annullato una missione di due giorni in California, ma è intervenuta con un videoclip dalla sua casa di Chappaqua alla raccolta di fondi dov’era attesa (e la sua amica Ellen DeGeneres le troverà senz’altro posto un’altra volta nel suo talk show).

Però, c’è qualche precedente inquietante sullo stato di salute dell’ex first lady. Nel 1998 l’allora first lady ebbe una trombosi venosa profonda che le provocò un coagulo di sangue alla gamba destra, dietro il ginocchio. Nel 2009 ebbe un’altra trombosi. La Clinton, poco prima di lasciare l’incarico di segretario di Stato, venne operata per un ematoma alla testa procuratosi con una caduta e, come conseguenza, soffrirebbe di amnesie: interrogata dall’Fbi sull’emailgate, avrebbe così nhgiustificato i molti ‘non ricordo’ delle sue risposte. “Delle due l’una – insinua Trump -: o mente quando dice che non ha problemi di salute o mente quando dice di non ricordare”. Anche se il magnate eviterà d’ora in poi di infierire, il tema della salute è ormai nel cuore della campagna e tornerà nei tre dibattiti televisivi (il primo il 26 settembre); questione di forma fisica e di trasparenza, nota il Washington Post.

Anche dal punto di vista della comunicazione, la gestione dell’incidente, domenica mattina a Ground Zero, è stata lacunosa: la stampa è stata tenuta per ore all’oscuro di dove fosse la candidata e la diagnosi di polmonite è stata resa pubblica solo in serata. “La signora Clinton ha la polmonite ed è disidratata”, aveva detto il medico curante, Lisa Bardack, basandosi su esami più approfonditi fatti per capire le cause di una tosse prolungata, troppo prolungata per essere solo la conseguenza delle allergie di cui Hillary soffre. Il medico assicura che l’ex first lady, sottoposta a una cura di antibiotici, si sta riprendendo bene.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+