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La pace, anzi la tregua, è fatta: tra Usa e Russia. Che lo sia davvero tra le fazioni in Siria, lo si vedrà da domani sera, perché il cessate-il-fuoco scatta dal tramonto di lunedì. Ma che tenga e duri, non c’è da metterci la mano sul fuoco: altri ne abbiamo visto, di annunciati con clamore e presto naufragati.

Una differenza, però, stavolta c’è. L’intesa raggiunta a Ginevra nella notte tra venerdì e sabato, dopo una maratona negoziale di 13 ore, tra il segretario di Stato statunitense Kerry e il ministro degli Esteri russo Lavrov è il frutto degli spiragli aperti nel dialogo faticoso, al G20 di Hangzhou, tra i presidenti Obama e Putin. Ed è completata da un piano di transizione politica e da un impegno di coordinamento militare anti-terrorismo delle due Potenze.

In quel colloquio senza risultati concreti, i leader americano e russo hanno probabilmente compreso, al di là di tutte le diffidenze e differenze, di potersi fidare più l’uno dell’altro che dei rispettivi amici – nemici che li attorniano nella vicenda siriana: il regime di al-Assad, l’Iran e la Turchia per i russi; la sedicente e impalpabile opposizione moderata, i curdi, l’Arabia saudita e le monarchie del Golfo e ancora la Turchia, che non sai mai da che parte metterla, per gli americani.

In teoria e a parole, tutte le parti in campo hanno un avversario comune: il sedicente Stato islamico. Ma per quasi tutte l’autoproclamato Califfo non è il nemico principale: i turchi, ad esempio, sono più preoccupati che vincano i curdi; e i sauditi che vincano gli iraniani. Così molti protagonisti preferiscono che il conflitto si trascini senza sbocchi con centinaia di vittime la settimana, piuttosto che giungere a conclusione.

Nelle prossime 36 ore, bisogna attendersi sviluppi cruenti sul terreno, come sempre la vigilia d’una tregua annunciata. Così, i comitati di coordinamento locale, che fanno capo all’Osservatorio siriano per i diritti umani, non sempre attendibile, segnalano che 24 persone sono rimaste uccise e decine ferite in raid aerei sul mercato di Idlib, nel nord della Siria, condotti – dicono – da aerei russi.

Largamente positivi i commenti al cessate-il-fuoco concordato, né poteva essere altrimenti: si sta, ovviamente, al-Assad, che s’adegua alle scelte di Mosca. Voci contro-corrente si levano, invece, dall’opposizione al regime, che teme lamove del regime, ma che ha ulteriormente perso coesione, con il tentativo degli integralisti ex al-Nusra di mescolarsi ai moderati.

C’è “pieno” il sostegno dell’Ue, mentre la Russia cerca di garantire quello della Turchia. E molti sottolineano l’occasione per fare finalmente giungere aiuti ad Aleppo e altrove dove i civili sono assediati dai combattenti: Staffan De Mistura, inviato speciale dell’Onu, ci conta.

Per l’Italia, “l’accordo apre la porta alla speranza di una svolta nella guerra in Siria”, dice il ministro degli Esteri Gentiloni, che ricapitola i termini dell’intesa: il cessate-il-fuoco e i corridoi umanitari, ma anche un coordinamento nella lotta al terrorismo tra Usa e Russia e il ripristino delle condizioni per la ripresa in Siria di un processo politico. In una telefonata, Gentiloni conferma a De Mistura “l’appoggio italiano alle proposte negoziali che, se la tregua sarà in vigore, le Nazioni Unite avanzeranno nel prossimo vertice ministeriale sulla Siria” in programma a New York tra 10 giorni, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+