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AP PROVIDES ACCESS TO THIS PUBLICLY DISTRIBUTED HANDOUT PHOTO PROVIDED BY THE CIA; MANDATORY CREDIT. This image provided by the Central Intelligence Agency shows a binder that contains publicly released copies of the President's Daily Brief's during the late 1960s. After the political convention confetti is swept away, a more sobering tradition of the presidential election begins: The regular, top-secret intelligence briefings for the nominees. President Harry S. Truman started the briefings to get candidates up to speed before they take office. (CIA via AP)

Aria di Casa Bianca per Hillary Clinton e Donald Trump, che oggi avranno il loro primo briefing sui dossier più delicati dell’intelligence statunitense. Un rito da cui molti chiedevano che Trump venisse escluso, giudicandolo “inadatto” a ricoprire i ruoli di presidente e comandante in capo.

Ancora ieri, oltre cento esponenti repubblicani hanno rivolto un appello al loro partito perché scarichi il magnate: in una lettera aperta al Comitato nazionale repubblicano parlamentari e delegati scrivono che ”l’incompetenza e l’impopolarità di Donald Trump rischiano di trasformare le elezioni in una vittoria a valanga dei democratici. Solo lo spostamento immediato delle risorse sulle elezioni per la Camera e il Senato eviterà al partito di affogare con Trump”.

Invece, la Clinton, forte dei sondaggi favorevoli, ostenta ottimismo e forma il suo ‘transition team’, cioè una squadra di persone di fiducia che prenderà le consegne dai collaboratori di Barack Obama tra il 9 novembre e il 20 gennaio 2017, giorno dell’insediamento del 45o presidente statunitense. Hillary ha messo a capo del suo team Ken Salazar, un ex ministro dell’Interno (negli Usa si occupa di territorio e ambiente) e senatore del Colorado.

Trump aveva già costituito il suo ‘transition team’ a maggio, quando aveva i sondaggi in poppa, scegliendo come capo il governatore del New Jersey Chris Christie, un ex rivale presto convertitosi alla sua causa.

I briefing d’intelligence – I briefing d’intelligence ai candidati alla presidenza sono consuetudine da circa 60 anni: non sono proprio le stesse informazioni che ogni mattina arrivano sulla scrivania del presidente, ma sono comunque infarcite di dati sensibili anche se in una versione edulcorata.

L’obiettivo è evitare che chi vincerà le elezioni si sieda nello Studio Ovale del tutto impreparato – un rischio che la Clinton, che è stata segretario di Stato, non corre -.

Trump si recherà oggi nella sede dell’Fbi di New York, dove ascolterà il suo primo rapporto, che sarà una sintesi dei dossier più scottanti, preparato dalle 16 agenzie di intelligence americane. Lo accompagneranno il governatore Christie e il generale in congedo Michael Flynn, un ex direttore della Dia, l’intelligence militare, l’unico che ne sa qualcosa del trio.

Lo stesso avverrà per la Clinton, anche se le modalità del briefing non sono note.

Documenti dell’emailgate al Congresso – S’è intanto appreso che l’Fbi ha inviato al Congresso materiale relativo all’ ‘emailgate’, cioè la vicenda che coinvolge Hillary perché, quand’era segretario di Stato, utilizzò un server di posta privato.

Il Washington Post indica che il materiale girato alla commissione parlamentare che se ne occupa (la Oversight and Government Reform Committee della Camera) conterrebbe appunti relativi all’interrogatorio cui gli agenti dell’Fbi sottoposero la Clinton. L’inchiesta si chiuse senza conseguenze giudiziarie per la candidata democratica.

La commissione parlamentare s’è limitata a precisare: “L’Fbi ha consegnato documenti collegati all’inchiesta sull’ex segretario Clinton per l’utilizzo di un server di posta privato. Lo staff della commissione sta attualmente analizzando le informazioni, classificate come segrete. Non ci sono altri dettagli al momento”.

All’inizio dell’estate, il direttore dell’Fbi James Comey in un’audizione al Congresso aveva precisato che i colloqui con la Clinton non erano stati registrati. (fonti vv – gp)

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+