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Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 09/08/2016 e ripreso poi da www.GpNewsUsa2016.eu

L’elezione di Donald Trump costituirebbe “una vera opportunità” per i nazionalisti bianchi Usa: lo dice il capo del Partito nazista americano, Rocky Suhayda, durante un suo talk show radio. La frase rimbalza in tutta l’Unione e non contribuisce di sicuro ad aumentare la credibilità del magnate presso i conservatori moderati.

Suhayda spera che l’elezione di Trump apra la via alla creazione d’un gruppo congressuale ‘pro bianchi’, così come esiste un Congressional Black Caucus. Suhayda, 64 anni, da due presidente dell’Anp (American Nazi Party), sta cercando di rivitalizzare il movimento fondato nel dopoguerra da George Lincoln Rockwell e largamente ispirato all’ideologia e alle politiche del partito nazista d’Adolf Hitler, di cui assunse le uniformi e l’iconografia.

Il partito, sede ad Arlington in Virginia, era inizialmente l’Unione mondiale dei Nazional Socialisti della libera impresa e solo nel 1958 prese il nome di American Nazi Party. Varata la legislazione anti-segregazione e assassinato Rockwell nel 1967, in quella stagione di violenza politica negli Usa segnata nella campagna elettorale 1968 dalle uccisioni di Martin Luther King e Robert Kennedy, l’Anp si frantumò in una serie di gruppi locali di modesto impatto.

La presidenza di Barack Obama, il primo nero alla Casa Bianca, ha però ravvivato la frustrazione della classe media bianca negli Stati Uniti, che soffre una perdita d’influenza politica, una minore solidità economica e il calo del proprio peso demografico. L’obiettivo di Suhayda, da adolescente seguace di Rockwell e poi adepto della galassia fondamentalista cristiana americana, è trasformare l’Anp e la galassia del suprematismo da ‘movimento contro i neri’, fondato sullo scontro razziale, a movimento ‘pro bianchi’, più propositivo e capace di entrare nelle stanze della politica che conta.

Capelli bianchi, Suhayda ha lavorato negli anni con vari gruppi suprematisti tra Wisconsin e Michigan, lo Stato di cui è originario: è dotato d’uno stile d’espressione incisivo e originale, passa per moderato sul tema degli omosessuali, ma ai suoi eventi ci sono sempre le bandiere confederata e con la svastica e un contorno di tristi figuri in divisa nazi che farebbero meglio a frequentare i meeting dei fans di Star Trek o di Star Wars.

Gli appoggi del Ku Klux Klan e dell’Anp, pur non direttamente sollecitati, aumentano l’imbarazzo di Trump, che esce dalla peggiore settimana della sua campagna – lo dice il Washington Post -.

“Trump – dice Suhayda – è per i bianchi nazionalisti un’opportunità che non capiterà mai più”: “Ha mostrato che i nostri punti di vista non sono così impopolari”. Se arriverà alla Casa Bianca, sarà più facile piantare i semi del nazionalismo bianco nel cuore della  politica americana.

A febbraio uno dei leader del Ku Klux Klan, David Duke, aveva espresso le sue simpatie per Trump. E Rachel Pendergraft, coordinatore del ‘partito dei cavalieri’, molto vicino al KKK, sfrutta la linea del magnate per reclutare nuovi seguaci.

Per un sondaggio WP/Abc, Hillary Clinton ha oggi un solido vantaggio sul rivale repubblicano: 50 a 42%. E la media dei sondaggi fatta dalla Cnn vede Hillary avanti a Trump di 10 punti.

Ma lo showman riparte all’attacco, questa volta sull’economia, proponendo un piano tra liberismo e protezionismo. E insiste nelle sue provocazioni verbali, che gli sono già valse passi falsi. Spunta pure un candidato repubblicano alternativo e indipendente, Evan McMullin, ex agente della Cia ed ex funzionario del partito al Congresso: non andrà lontano, ma è un indice della fragilità dell’unità del partito dietro Trump.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+