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Scritto per www.GpNewsUsa2016.eu e Formiche.net il 25/07/2016 e parzialmente utilizzato per Il Fatto Quotidiano del 27/07/2016
Circa 20mila e-mail dei leader del partito democratico, pubblicate da Wikileaks, avvelenano l’attesa della convention di Filadelfia, che si aprirà nelle prossime ore, e alimentano la polemica mai sopita sulla parzialità dei vertici del partito durante le primarie per scegliere il candidato alla Casa Bianca.

Il pacchetto di 19.252 mail è stato diffuso venerdì 22 e il suo impatto politico è andato crescendo, nell’imminenza della convention che ufficializzerà la nomination della Clinton. Che, intervistata dalla Cbs, s’è detta “orgogliosa” della campagna condotta da lei e dal suo rivale Bernie Sanders, “sui temi e senza insulti”, che sono invece prerogativa del candidato repubblicano Donald Trump.

Il presidente del partito democratico americano, Debbie Wasserman Schultz, ha già annunciato che non parlerà alla convention e che lascerà l’incarico a fine evento: la Wasserman, una newyorchese di 49 anni, è stata duramente criticata da Sanders, che ne ha chiesto le dimissioni, dopo l’uscita delle mail, che rivelano come l’establishment favorisse la Clinton per la nomination. Cosa del resto nota e mai messa in dubbio.

Dai messaggi emerge la strategia dell’ex first lady contro Sanders, ma anche le tensioni tra i leader del partito ed elementi emergenti vicini al senatore del Vermont. Già durante le primarie, Sanders aveva accusato il Comitato nazionale democratico di favorire la Clinton.

Le mail riguardano sette figure chiave del partito democratico, tra cui i capi della comunicazione Luis Miranda, del bilancio Jordon Kaplan, delle finanze Scott Comer e delle iniziative strategiche Daniel Parrish. Tra le mail, una inviata il 5 maggio e diretta a Luis Miranda, in cui si suggerisce d’indagare sulla fede religiosa del senatore, ebreo ma poco praticamente, e sulle origini polacche.

La convention di Filadelfia si apre oggi e si chiuderà giovedì 28. Proprio nella giornata d’apertura, sono previsti gli interventi di Sanders e della first lady Michelle Obama. Entrambi – secondo quanto anticipato dagli organizzatori – centreranno il loro discorso su come realizzare un’economia che funzioni per la maggior parte dei cittadini e non solo per una minoranza ricca. Resta da vedere l’impatto sulle parole del senatore delle rivelazioni di Wikileaks; e resta pure da vedere la reazione dei sostenitori di Sanders, gli irriducibili ‘sanderistas’.

Uno dei momenti clou della kermesse democratica sarà mercoledì 27: il presidente Barack Obama parlerà per galvanizzare delegati, militanti ed elettori e cercare di cementare l’unità del partito, rafforzata dalle intese raggiunte tra Clinton e Sanders sulla piattaforma elettorale, ma ora incrinata dalla pubblicazione delle mail.

Il presidente ha già avviato la sua campagna pro-Hillary ed ha di nuovo accusato nel fine settimana Trump di non essere preparato in politica estera. Il magnate, nei suoi ultimi discorsi, ha ipotizzato l’uscita degli Usa dalla Wto, l’organizzazione del commercio internazionale, se gli accordi di base non vengono rinegoziati, e l’introduzione di maggiori controlli sui cittadini francesi all’ingresso nell’Unione, a causa dei recenti attentati.

Una buona notizia per Hillary Clinton, nei sussulti della vigilia della convention, è che l’ex sindaco di New York Michael Bloomberg s’appresta a dichiararle il suo appoggio. Lo scrive il New York Times. Bloomberg aveva anche pensato di candidarsi come indipendente, ma il 7 marzo aveva poi annunciato di rinunciarvi nel timore di potere favorire, scendendo in campo, Trump. Bloomberg dovrebbe ufficializzare l’endorsement a Hillary proprio durante la convention, presentandosi “come uno dei maggiori imprenditori del Paese e come indipendente”.

Le polemiche sulle mail hanno reso animata la vigilia della kermesse di Filadelfia, di cui Trump aveva predetto che sarà “molto noiosa” e che “nessuno la seguirà”, dopo “l’incredibile successo” dell’appuntamento repubblicano Cleveland. Parlando dell’annuncio della scelta del vice di Hillary, Tim Kaine, il magnate ha detto: “La Clinton vuole prendersi un po’ di attenzione, ma immaginate che noia il suo discorso di accettazione della nomination”. (fonti vv – gp)

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+