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Scritto per www.GpNewsUsa2016.eu e Formiche.net il 27/07/2016parzialmente utilizzando articolo de Il Fatto Quotidiano del 27/07/2016

Hillary Clinton è ufficialmente divenuta la prima donna a ottenere la nomination per la Casa Bianca di uno dei maggiori partiti degli Stati Uniti: un risultato che, intervenendo in video, dedica a “tutte le bambine che sognano in grande”. Nel discorso clou della seconda giornata della convention democratica in corso a Filadelfia, Bill Clinton, suo marito, che fu presidente dal 1993 al 2001, dice: “Lei ci renderà più forti, come ha reso me ogni giorno più forte”.

In platea ad ascoltarlo, c’è la figlia Chelsea, da poco mamma per la seconda volta. Lui si dice “orgoglioso” e racconta la loro storia. Lei, da casa, twitta il discorso: Bill è un atout per lei, ma pure un rischio. Come un coltellino svizzero, può risolvere, coi contatti, l’empatia, l’esperienza, un sacco di problemi; ma può pure ferirla, se maneggiato incautamente, per le storie del passato.

Il partito democratico ha formalmente attribuito la nomination dopo la conta dei delegati dei 57 Stati e territori presenti alla convention. “Siamo qui a fare storia”, ha detto il sindaco di Baltimora e segretario della Convention, Stephanie Rawlings-Blake, aprendo la chiama in ordine alfabetico, dall’Alabama. La soglia fatidica dei 2.382 delegati, necessaria per garantirsi la nomination, è stata superata dal South Dakota. Poi, su input proprio di Sanders, è scattata l’acclamazione; ed è stato boato.

La conta è stata preceduta da una serie di interventi a favore dell’una o dell’altro candidato, cioè della Clinton e di Bernie Sanders. La prima a prendere la parola per Sanders è stata Tulsi Gabbard delle Hawaii: il senatore del Vermont, in platea, s’è alzato per salutare i sostenitori che gli riservavano un’ovazione.

E ci sono state lacrime e commozione quando il fratello di Bernie, Larry, ha fatto la dichiarazione per i democratici all’estero. Larry, docente universitario in Gran Bretagna, ha detto che i genitori, morti giovani, sarebbero stati immensamente orgogliosi “dei risultati ottenuti dal loro figlio”, mentre il senatore si commuoveva. “E’ con enorme orgoglio che do il mio voto a Bernie Sanders”, ha proclamato Larry, indicando 10 preferenze. A Hillary, presentata come “prossimo presidente degli Stati Uniti”, sono andati sette voti.

La prima ad intervenire a favore della Clinton è stata invece Barbara Mikulski, prima donna eletta al Senato per il partito democratico. “Per tutti le donne che hanno rotto le barriere – ha affermato -, chiedo la nomination per Hillary Clinton”. Il suo discorso è stato seguito da quello di John Lewis, icona dei diritti civili: “Abbiamo fatto tanti progressi e non torneremo indietro. Dobbiamo tutti andare ai seggi a novembre e votare come non abbiamo mai fatto prima”.

La conta dei delegati ha confermato che la Clinton ha vinto la nomination democratica e ha battuto il suo rivale anche senza tenere conto dei super-delegati, cioè i notabili del partito dalla sua parte nella stragrande maggioranza. Il senatore del Vermont, un combattente leale, non solo non contesta la legittimità della nomination, ufficializzata dalla convention democratica, ma si fa avvocato della Clinton davanti ai suoi fans delusi.

Sul palco passano politici, divi, donne, frotte di neri –ben 24, il primo giorno -: c’è Meryl Streep vestita con i colori della bandiera, Alicia Keys che canta SuperWoman’, Madelein Albright che mette in guardia contro i gusti di Trump in politica estera (“Ammira i dittatori, anche Putin”). Arriva pure l’appoggio di Jimmy Carter, presidente dal 1977 all’ ’81 e Nobel per la Pace: “Votate”, dice ai giovani.

Le proteste, dentro e fuori il Wells Fargo Center di Filadelfia, producono zero feriti, zero arresti, 55 multe (inflitte a coloro che cercano di scavalcare le barriere). In ospedale finiscono 17 persone: colpa del caldo, non delle manganellate. Nella seconda giornata, c’è pure un sit in in sala stampa di un centinaio di delegati delusi.

Oggi, la kermesse democratica prosegue con uno dei suoi momenti clou: il discorso del presidente Obama, presente la presidente della Camera Laura Boldrini. Domani, la chiusura sarà ovviamente affidata al discorso di accettazione della nomination di Hillary. L’Fbi continua a indagare sul furto delle quasi 20mila mail pubblicate da Wikileaks, che hanno fatto sconquassi ai vertici del partito. La pista russa resta viva e apparirebbe consistente, nonostante le smentite: il presidente Obama parla d’una “possibile interferenza” russa. (fonti vv – gp)

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+