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Scritto per Il Fatto Quotidiano del 29/07/2016

 Grande cinema, al Wells Fargo Center di Filadelfia, sul cui palco va in scena stasera il gran finale della convention democratica, protagonista assoluta Hillary Rodham Clinton, prima donna in corsa per la Casa Bianca per un grande partito. Ma qui sono tutti da Oscar: moglie e mariti, presidenti e aspiranti, ciascuno recita la sua parte da consumato professionista. E il copione è sostanzialmente identico, per i repubblicani e per i democratici: sussulti di contestazione all’inizio, perché questa è una democrazia; il voto che zittisce – o almeno accheta – le polemiche; il crescendo finale – quello dei democratici è incomparabile, Michelle, Bill, Barack, Hillary -. Ci sono sfumature: i repubblicani hanno un contesto più da kermesse, un po’ scaciato, noi diremmo coatto; i democratici sono perfettini, un po’ ingessati, anche nella rabbia, o nell’entusiasmo.

Il fatto è che tutto è finto, ma pare tutto terribilmente vero; e tutti ci credono, o fingono di farlo: l’unità repubblicana dietro Trump; la complicità tra Obama e Hillary che giusto otto anni or sono stavano a sbranarsi; persino la ‘love story’ di Bill e il suo incontro “con una ragazza” – lui che ne ha sicuramente incontrato decine, anche se ne ha sposato una sola -.

Questo è il lato debole del kolossal democratico. La condiscendenza, in nome del potere, presente e futuro, di Hillary moglie tradita nei confronti di Bill marito fedifrago, ma governatore o presidente, aliena molte simpatie specie femminili alla candidata democratica. Anche se la letteratura è fitta e variegata, su come Hillary reagì al Sexgate, i giochini erotici nello Studio Ovale con la stagista Monica Lewinski: solidale in pubblico, furibonda in privato fino a scagliare contro Bill un libro, secondo recenti ricostruzioni di biografi ‘gossippari’.

Su questo sfondo, la convention ha assistito, venerdì sera, a un passaggio del testimone simbolico tra il presidente Obama e la Clinton, che a sorpresa è salita con lui sul palco. Fra i due, un abbraccio quasi romantico: “Sono orgoglioso di te”, dice lui … di qui in avanti riprende il post del 28/07/2016

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+